Tagli alla spesa, cessione di immobili, aiuti dal governo e dalla Regione. E’ questa la strada annunciata dal sindaco di Roma Ignazio Marino per sanare una voragine da 867 milioni di euro nel bilancio. Il primo cittadino della capitale ha attribuito la responsabilità del debito a “una gestione in dodicesimi dei bilanci comunali passati che, non vincolati dal decreto salva Italia fino al 2013, non hanno mai tenuto conto delle risorse effettivamente disponibili”. Ma rilancia: “Ora è tempo di reagire. Roma è la capitale di Italia e non può fallire e io vi dico che non fallirà“.

“Sarò chiaro. Abbiamo accumulato 867 milioni di euro di debiti”, ha spiegato Ignazio Marino durante una conferenza stampa. Il sindaco di Roma intende sanare il bilancio ricorrendo innanzitutto all’aiuto dello Stato e della Regione. “Faccio un parallelo con Milano. Questa città, pur avendo un terzo della superficie servita di quella di Roma, riceve 290 milioni di euro per il trasporto pubblico. Roma per il 2013 ne riceverà solo 140 milioni”. E polemizza nei confronti di chi non ha valorizzato adeguatamente il servizio locale di trasporti: “Spero che non accada più, come è accaduto in passato, che qualcuno in Regione abbia il coraggio di dire che si possono dedicare zero euro per il trasporto pubblico. A Roma i fondi, per la sanità, per il trasporto pubblico, servono”. E conclude: “Questa situazione quindi va risolta con un confronto, chiaro ed onesto basato sui numeri, con i governi nazionali e regionali“.

Marino ha indicato anche la spending review come via d’uscita dalle difficoltà finanziarie del Comune. “Occorre guidare la città su un sentiero diverso – ha spiegato il sindaco – Non voglio più incontrare gente in strada che soffre, persone che si lamentano per buche in strada e mezzi pubblici che non si sa quando passano . Non voglio più vedere scuole elementari che cadono a pezzi. Occorre però che noi per primi facciamo la nostra parte”. L’intento di Marino, assecondato dall’assessore al bilancio Daniela Morgante, è quello di vendere parte del patrimonio comunale e tagliare le spese superflue. Cessioni di immobili prima di tutto, con l’obiettivo di ricavare 200 milioni di euro. Liquidazione, poi, di società inutili, come quelle con sede in Guatemala o quelle costituite da un amministratore delegato e solo quattro o cinque addetti. “Taglieremo fondi inutili oggi appannaggio della politica – ha proseguito il sindaco – dei 7,3 milioni a disposizione del gabinetto del sindaco, ad esempio, noi ne utilizzeremo solo 500mila. Taglieremo anche le spese per gli affitti che oggi ci costano 105 milioni di euro”. Previste anche verifiche contabili su municipalizzate e partecipate.

“Vogliamo restituire ai romani una Roma diversa – ha concluso Marino – prenderemo queste decisioni ma il governo deve fare gli stessi sforzi che noi stiamo facendo perché non è possibile che la capitale sia lasciata sola. O si è con Roma o si è contro di Roma. Chiedo infine ai romani di accompagnarmi in questo sforzo che richiederà anche sacrifici, che sono però necessari per avere bilanci futuri a posto”.

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