Rinchiuse in un seminterrato trasformato in bunker, con porte di ferro che si aprivano solo da fuori, e costrette così a convivere con i tre uomini arrestati per il loro rapimento, il sequestro e gli abusi sessuali. E’ più chiara la storia di orrore vissuta da tre giovani donne ritrovate vive dopo dieci anni di prigionia in una casa di Cleveland (Ohio). Almeno cinque bambini sarebbero nati in quel lager dove sono state tenute ostaggio Amanda Barry, 27 anni e una figlia di 6 avuta da uno dei sequestratori, Gina Dejesus, 23, e Michelle Knight, 32.

I piccoli non sarebbero sopravvissuti e secondo la Polizia una delle tre vittime avrebbe avuto tre aborti per malnutrizione. Le “detenute” venivano picchiate, secondo alcuni media, quando rimanevano incinte. Gli investigatori, che hanno raccolto le testimonianze delle vittime, sentiranno i tre fratelli accusati di averle tenute segregate. Intanto emergono nuovi dettagli sulla personalità di Ariel Castro, principale indiziato per i tre rapimenti. Castro, 52 anni, ex autista di scuola bus, aveva perso il lavoro a novembre dopo essere stato accusato di aver chiamato “cagna” una ragazzina e di averla lasciata sola sul mezzo.

La Fbi parla della fine di un incubo, ma tutti ancora si continuano a chiedere come è potuto accadere che un rapimento durato 10 anni sia stato tenuto segreto non in una sperduta casa di campagna, ma a un passo da altre villette abitate da famiglie normali, senza che nessuno abbia mai avuto alcun minimo sospetto. E’ stato Charles Ramsey, un afro-americano dallo sguardo un po’ allucinato, che ieri ha sentito le urla di Amanda e ha pensato a un caso di violenza domestica, a permettere la liberazione delle giovani. Quello che viene considerato l’eroe del giorno non ha però esitato a avvicinarsi alla porta. Quindi ha cercato di sfondarla a calci, riuscendo ad aprire una piccola fessura laterale grande abbastanza da far uscire la ragazza e la sua piccola figlia di sei anni.

Si è reso conto di chi aveva di fronte solo quando ha ascoltato la drammatica telefonata di Amanda in lacrime alla Polizia, che da ore viene riproposta da tutte le tv: “Sono Amanda Berry, anni fa le tv si occuparono di me. Sono stata sequestrata 10 anni fa, ma ora sono libera. Fate presto, dovete liberare le altre due ragazze. Venite subito prima che lui torni a casa”.

“Io – ha ammesso Charles – ero convinto che Amanda fosse morta da tempo. Non potevo credere a quello che stavo ascoltando. Ero amico di Ariel. Ci conosciamo da un anno, e andavo spesso a ballare da lui la salsa, o a mangiare in giardino. Ma mai un sospetto. Del resto quando una bella ragazza bianca si lancia nelle braccia di un uomo nero, allora c’è qualcosa che non va…”, conclude amaro.

Intanto le ragazze sono state dimesse dall’ospedale: stanno tutte bene e hanno raggiunto le rispettive famiglie. Fisicamente sono pronte a riprendere la loro nuova vita in libertà, ma presto dovranno recuperarsi dai danni psicologici. A loro è arrivata la solidarietà di un’altra ragazza che ha affrontato un lungo sequestro: è Jaycee Dugart, rapita quando aveva 11 anni e liberata 18 anni dopo, nel 2009. “Lo spirito umano – afferma Jaycee – è incredibilmente resistente. Tutto ciò conferma che non dovremmo mai perdere la speranza”. Quanto alle indagini, sono stati arrestati anche due fratelli di Ariel, Pedro 54 e Neal 50 anni. Per loro, a nome della famiglia, parla uno zio attonito: “Nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginare qualcosa di simile”. Sul loro disegno criminale e su altri dettagli del sequestro è ancora nebbia fitta. Se ne saprà di più al termine della perquisizione della ‘casa prigione’ per ora ‘scena del crimine, a disposizione del Fbi.

Che probabilmente dovrà indagare anche su come mai la Polizia sia stata così inerte. Gli agenti di Cleveland nel 2004 avevano aperto un’indagine su Ariel Castro,  andarono a casa sua, non lo trovarono, ma non tornarono più a cercarlo. Inoltre, i vicini avevano chiamato la polizia in altre due occasioni, dopo il rapimento delle ragazze: una volta perché una donna nuda era stata vista camminare a carponi fuori da casa e un’altra quando si era sentito un urlo di donna particolarmente preoccupante proveniente dalla cantina: in nessuno di questi due casi la polizia era intervenuta.

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