Minigonne, Beatles e un po’ di Rolling Stones. Ecco la Swinging London attraverso gli scatti fotografici dell’epoca e della lente di ingrandimento, con immagini in movimento, di Michelangelo Antonioni. Non a caso alla galleria Ono Arte Contemporanea di Bologna con Blow up: Antonioni e la fine della Swinging London (dal 15 marzo al 2 maggio 2013), hanno deciso di partire dal fondo, cioè da quel 1966 quando il regista ferrarese contribuì a registrare il fenomeno di ‘costume’ girando il suo decimo lungometraggio, quando oramai il fenomeno stesso stava cominciando a scemare.

Cultura, moda, musica, arte, tanta arte, e una serie infinita di testimonianze in rigoroso bianco e nero, prima di tutto fotografiche per rinverdire un’idea, uno spirito, un’effervescenza giovanile e popolare che investì soprattutto la capitale del regno britannico.

“Verso la metà del film il protagonista David Hammings dopo aver assistito ad un concerto degli Yardbirds e aver lottato per conquistare il manico della chitarra spaccato dal chitarrista Jeff Beck”, spiega Maurizio Guidoni di Ono Arte, “esce dal locale abbandonando a terra l’oggetto del desiderio. Questo gesto non altro che un simbolo del disinteresse che iniziava a serpeggiare, per gli oggetti del desiderio consumista nella seconda metà degli anni sessanta, nella cultura giovanile che presto si sarebbe rivoltata”.

Il concetto di fondo è proprio quello del passaggio di consegne tra una “tendenza” e l’altra, con la musica e il comparto stupefacenti a fare da traino: “Con le nuove droghe c’è bisogno di un ritmo musicale che gli si addica: si passa dal beat al blues e alla psichedelia, dai Beatles a Eric Clapton e i Cream, da Londra alla California”.

La mostra è divisa in due sezioni, la prima incentrata sulle immagini del backstage del film di Antonioni, provenienti dall’Archivio Antonioni di Ferrara (in questi giorni si sta svolgendo a Palazzo dei Diamanti proprio la retrospettiva tra foto, dipinti e oggetti personali del maestro estense, n.d.r.) e dell’archivio Tazio Secchiaroli. La seconda è invece dedicata alla Londra di quel periodo ed è focalizzata soprattutto sulla moda e a tutto il panorama dell’arte e delle gallerie del West End che fecero dell Swinging London un fenomeno internazionale con fotografi come Robert Whitaker (suo gli scatti sui Beatles), Brian Duffy, Terry O’Neill e Philiph Townsend che immortalarono anonime ragazze che poi diventarono celebri modelle come Twiggy, Veruschka e Jean Shrimpton.

E a fronte della scarsa affluenza alla mostra di Antonioni a Ferrara (nel giorno di apertura, domenica 10 marzo, solo 249 biglietti staccati. N.d.r) l’assessore alla cultura di Bologna, ferrarese d’origine, Alberto Ronchi sottolinea: “Questo tipo di mostre in Italia fa fatica ad attecchire, ma i numeri saliranno. Qui alla Ono, invece, si cura una nicchia molto redditizia di appassionati. In città c’è bisogno anche di questo”. 

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