Prosecco, Amarone o magari Valpolicella. Rigorosamente in polvere. I grandi vini italiani spopolano sul web, ma in una versione decisamente meno aulica degli originali. L’allarme è stato lanciato alcuni mesi fa, quando i “vini” a secco avevano fatto la loro comparsa su alcuni siti di aziende italiane e non. Ora la faccenda si fa seria, e molto più preoccupante. Si è scoperto, infatti, che Igp e Doc in polvere sono ormai accessibili anche sui portali Amazon e Ebay, con una platea decisamente più ampia di possibili fruitori.

Confezioni spartane e magari qualche riferimento al tipico “taste” italiano fanno dei nettari disidratati (ovviamente molto più economici degli originali) un richiamo interessante, soprattutto per il mercato inglese. La Coldiretti stima che nei diversi Paesi dell’Unione Europea almeno venti milioni di bottiglie di pseudo vino vengano ottenute attraverso wine kit prodotti in Canada ma anche in Svezia. Nel Paese scandinavo – riferisce la Coldiretti – è stata scoperta una fabbrica che, a Lindome, vicino a Goteborg, produce e distribuisce in tutto il continente e del tutto indisturbata oltre 140mila wine kit all’anno dai quali si ottengono circa 4,2 milioni di bottiglie.

L’Unione Europea si è espressa favorevolmente al blocco di questi prodotti. La prossima messa al bando dei wine kit è stata annunciata dal commissario Ue all’Agricoltura, Dacian Ciolos: “La Commissione ha contattato tutte le autorità italiane e britanniche affinché vietino immediatamente la commercializzazione dei ‘wine kit’ e mettano in pratica tutti i provvedimenti necessari a prevenire qualunque uso illecito delle denominazioni Dop e Igp”. Dal dire al fare, però, i tempi potrebbero essere lunghi, e la burocrazia spietata. Il mercato, insomma, rischia di metterci lo zampino. Ricordate Parmesan?

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