Punire i poliziotti violenti senza se e senza ma? C’è chi non crede alle parole del ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri. E lo fa, si può dire, a ragion veduta. È Patrizia Moretti a storcere il naso di fronte a quella che teme possa essere una nuova promessa non mantenuta. La madre di Federico Aldrovandi, il ragazzo ucciso a Ferrara durante una colluttazione con quattro agenti ora condannati per omicidio colposo, si era sentita dire di persona all’incirca le stesse parola appena due mesi fa. Quando la Cancellieri la incontrò personalmente a Ferrara per assicurarle che dopo la sentenza di Cassazione che confermava le condanne di primo e secondo grado, i responsabili della morte del ragazzo di 18 anni sarebbero incorsi nei provvedimenti disciplinari. A partire da chi, tra quei quattro, ebbe anche il coraggio di offenderla tramite Facebook.

E invece la madre attende ancora che quelle parole trovino attuazione. Ecco perché oggi la Moretti, su Popoff, blog di giornalisti indipendenti, storce il naso di fronte alle dichiarazioni del ministro dell’Interno sulle violenze contro i manifestanti dello sciopero europeo. “Non punire è come avallare – dichiara la madre di Federico al giornalista Checchino Antonini – così queste violenze non possono che aumentare, è quello che tutti temiamo, è quello di cui ho paura, sono sette anni che aspettiamo e ancora non ci sono conseguenze concrete per il gesto compiuto da quei quattro e che uccise mio figlio”.

Oggi come allora, quel 25 settembre 2005 in cui perse la vita suo figlio mentre tornava a casa da una serata con amici, prosegue Patrizia Moretti, “la violenza è quella” anche se “stavolta non è morto nessuno. Lo stato che vorrei dovrebbe dissociarsi”.

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