Erano titolari di negozi, acquistavano barche e giocavano in borsa. Eppure vivevano nelle case popolari dell’Ater a Roma perché dichiaravano redditi falsi per pagare affitti bassissimi.

E’ il caso di 12.565 soggetti che hanno arrecato all’Ater, l’ex Istituto case popolari, un danno stimato, nel solo 2009, in più di sei milioni di euro. A scoprire la truffa l’azienda stessa e la Guardia di Finanza, che hanno confrontato i redditi forniti dalle famiglie con quelli dichiarati all’Agenzia delle Entrate. Le Fiamme gialle si sono soffermate sui 24 casi che registravano una differenza reddituale tra i 40mila e i 100mila euro, scoprendo famiglie che pagavano in media 79 euro al mese d’affitto, con minimi che toccavano i 7,75 euro. I redditi reali, dichiarati all’Agenzia dell’Entrate, oscillavano invece dai 40mila agli 80mila euro con punte che superavano anche i 100mila euro.

Esemplare il caso di un imprenditore edile, proprietario di una barca a motore, che versava all’Ater un affitto di soli 281 euro al mese. Alcuni, invece, con reddito dichiarato all’Ater pari a zero erano titolari di negozi, avevano più partite iva e compravano immobili o accendevano mutui per la prima casa.

“Provvederemo alla denuncia per truffa e truffa aggravata – ha spiegato il presidente dell’Ater Bruno Prestagiovanni – Il messaggio che vogliamo lanciare è che non si può più giocare. Ora ci sono controlli, partono denunce e si perde il diritto all’abitazione”.

In questo caso l’Ater è vittima, ma di recente è stata protagonista di alcune vicende poco chiare come quella di Fiorella Muscatello, la dirigente che avrebbe venduto casa a se stessa o quella della figlia di Lina Ferri, un’altra dirigente, che avrebbe riscattato un immobile nel prestigioso quartiere di Prati.

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