Dopo il verdetto, gli equivoci e le polemiche arrivano le dimissioni. Contro quella sentenza, definita choc, per i componenti della commissione Grandi rischi, che rassicurarono gli aquilani prima del terremoto che poi fece oltre 300 morti. Ieri gli imputati ieri sono stati condannati a sei anni. Quella del tribunale de L’Aquila è una decisione che per la Protezione Civile porterà “alla paralisi delle attività di previsione e prevenzione, poiché è facile immaginare l’impatto di questa vicenda su tutti coloro che sono chiamati ad assumersi delle responsabilità in questi settori considerati i pilastri di una moderna Protezione civile”. Il rischio, sottolinea il Dipartimento, “è che si regredisca a oltre vent’anni fa, quando la Protezione civile era solo soccorso e assistenza a emergenza avvenuta”.

Ha lasciato l’incarico l’attuale presidente della commissione, il fisico Luciano Maiani che ha spiegato: “Non vedo le condizioni per lavorare serenamente”. E con lui hanno consegnato le dimissioni tutti i vertici dell’organismo: il vicepresidente Mauro Rosi e il presidente emerito, onorevole Giuseppe Zamberletti. Anche il professor Mauro Dolce, ieri condannato, dice addio alla direzione dell’Ufficio III – Rischio sismico e vulcanico. La Grandi Rischi, poi, ha aggiunto che “le Istituzioni, primi fra tutti i Sindaci, che per legge hanno l’obbligo di pianificare e prendere decisioni a tutela dei propri cittadini, lo dovranno fare senza il fondamentale supporto di coloro che fino a ieri, avendo le necessarie competenze ed esperienze, fornivano valutazioni e interpretazioni sui molteplici rischi che interessano il territorio italiano e che da oggi non si sentono più tutelati dal Paese per cui prestano servizio”.

La decisione del Tribunale de L’Aquila è finita sui giornali di tutto il mondo e oggi, dopo quelli di ieri, non sono mancati i commenti forti e le riflessioni critiche sul verdetto. Anche in virtù di un equivoco: il giudice, però, non ha condannato gli scienziati perché non sono stati capaci di prevedere il terremoto, ma perché hanno fornito informazioni sbagliate alla popolazione rassicurandola sui rischi. Del resto è ormai nota l’intercettazione dell’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso che il giorno prima al telefono diceva: “Quella di domani è un’operazione mediatica”.

Oggi anche Enzo Boschi, fino al 2011 presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e membro di quella che si riunì sei giorni prima del terremoto dell’Aquila, ammette: ”Lo scopo della riunione era quello di dire che non si potevano prevedere i terremoti, l’ho capito dopo”. L’esperto lo dice proprio in riferimento alla riunione del 31 marzo 2009 alla quale partecipò convocato da Guido Bertolaso. Alla domanda se si senta di essere stato strumentalizzato Boschi ha detto: “Non lo so, devo rifletterci. Certamente la commissione grandi rischi come era stata fatta da Zamberletti funzionava benissimo. Ai tempi le due sezioni, quella scientifica e quella di chi doveva prendere decisioni su eventuali rischi o evacuazioni, erano separate”. 

Intanto questa mattina gli scienziati Usa della Union of Concerned Scientists, una influente Ong statunitense, hanno emesso un comunicato schierandosi a favore dei sette imputati. Si tratta di una decisione “assurda e pericolosa – si legge nella nota – . Il presidente Napolitano dovrebbe” intervenire. Dopo che l’Aquila è stata investita da terremoti di piccola intensità, gli scienziati hanno affermato che un sisma di grande potenza era improbabile ma possibile, sottolineando l’incertezza in questo campo”, si legge in un comunicato sul sito della Ong. “Quando il forte sisma ha colpito, causando vittime, gli scienziati sono stati messi sotto processo. In quell’occasione l’American Geophysical Union ha messo in guardia sul fatto che le accuse potevano mettere in crisi gli sforzi internazionali per capire i disastri naturali, perché il rischio di un contenzioso scoraggia gli scienziati e i funzionari dall’avvisare il proprio governo o anche lavorare nel campo della previsioni rischi in sismologia. Immaginate se il governo accusasse di reati criminali il metereologo che non è stato in grado di prevedere l’esatta rotta di un tornado. O un epidemiologo per non aver previsto gli effetti pericolosi di un virus. O mettere in carcere un biologo perché non è stato in grado di prevedere l’attacco di un orso. Gli scienziati devono avere il diritto di condividere ciò che sanno e ciò che non sanno senza la paura di essere giudicati criminalmente responsabili se le proprie previsioni non si avverano –  continua il testo -. Ciò arriva dalla terra natale di Galileo. Crediamo che alcune cose non cambieranno mai”. 

Anche dal Giappone arrivano rilievi e critiche: ”Se fossi stato io lì avrei detto le stesse cose perché non è possibile stabilire quando può verificarsi una forte scossa sismica” fa sapere Shinichi Sakai, professore associato dell’Earthquake Research Institute di Tokyo, che non nasconde i dubbi per la condanna. Sakai rileva che “non è chiaro se la sentenza debba essere imputata ai componenti del comitato perché avevano la responsabilità di dare informazioni su provvedimenti e misure da prendere o perché i componenti sono colpevoli di valutazioni sbagliate come scienziati”. Resta il fatto che “in Giappone (che registra annualmente il 20% delle scosse pari e superiori a magnitudo 6 in tutto il mondo, ndr) non ci sono mai stati processi simili”. La previsioni dei terremoti, conclude, “sono considerate attualmente molto difficili, come ha del resto ribadito l’ultima e recente riunione della Seismological Society of Japan (Nihon jishin Gakkai, ndr)”.

Il giornale francese Le Monde sulla vicenda pubblica una doppia vignetta: ”Lourdes peines pour lesscientifiques italiens” (Pene pesanti per gli scienziati italiani) e “Lourdes peine à réaménager la grotte” (Lourdes fatica a restaurare la grotta). Il disegnatore, Plantu, “scherza”  paragonandolo con l’inondazione del santuario sui Pirenei. Nella prima vignetta, si vede il giudice che condanna sullo sfondo di palazzi crollati all’Aquila e lo scienziato che ammette: “avrei dovuto prevedere il terremoto!”. Nella seconda, un operaio al lavoro con i piedi nell’acqua e la Vergine di Lourdes che confessa: “avrei dovuto prevedere l’inondazione”. 

Sull’argomento è intervenuto anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini: “Mi auguro che venga corretta in secondo grado. E’ una sentenza che sta facendo il giro del mondo – ha aggiunto Fini a margine dell’incontro al Cefpas di Caltanissetta – e con tutto il rispetto per chi l’ha emessa, contrasta con un dato scientifico: è impossibile prevedere la gravità di un sisma. Ne stanno parlando negli Stati Uniti e in Giappone. Mi auguro – ha concluso il presidente Fini – che venga corretta in secondo grado”. 

 

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