Il piano di risanamento dell’Ilva non va bene. Dalle prime indiscrezioni è negativa, infatti, la valutazione dei custodi giudiziari sul piano di investimenti immediati per risanare gli impianti sotto sequestro, consegnato venerdì scorso dall’azienda alla Procura. I custodi hanno incontrato oggi il procuratore di Taranto, Franco Sebastio, e i pm dell’inchiesta per disastro ambientale. Gli ingegneri Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento hanno consegnato a procuratore e pm inquirenti una nota scritta con la quale sostanzialmente bocciano il piano. Ora spetta alla Procura dare il suo parere sia sul piano sia sull’istanza allegata dall’Ilva con la quale si chiede di conservare una minima capacità produttiva che consenta all’azienda di poter fare ulteriori investimenti.

Fonti della Procura osservano che il piano presentato dall’Ilva sembra seguire lo stesso schema dei diversi atti di intesa che negli anni passati l’azienda ha sottoscritto col governo regionale pugliese – sin da quando presidente della giunta era Raffaele Fitto – ovvero, si sottolinea, progetti che poi non hanno trovato compimento. Di qui appunto il giudizio di insoddisfazione che potrebbe essere formalizzato in un atto della stessa Procura. Lo scorso 26 luglio, illustrando l’ordinanza del gip che metteva sotto sequestro senza facoltà d’uso parchi minerali, agglomerato, cokerie, altiforni, acciaierie e gestione materiali ferrosi, in quanto aree e impianti ad elevato impatto inquinante, Sebastio aveva detto che la Procura avrebbe valutato un piano Ilva in linea con le prescrizioni della magistratura. Invece il documento presentato da Ferrante – anche se l’Ilva ha sempre parlato di primi interventi e che altri più sarebbero seguiti non appena sarà rilasciata la nuova Autorizzazione integrata ambientale – non sarebbe in linea con quanto è scritto negli atti e di qui appunto il giudizio di insoddisfazione.

Il sequestro degli impianti dell’area a caldo, come stabilito nel decreto del gip e confermato dal tribunale del Riesame, è senza facoltà d’uso. Il parere negativo della Procura quindi (il secondo, in attesa di quello definitivo della Cassazione) appare quasi scontato, visto che più volte, anche di recente, lo stesso procuratore ha ricordato che la mancanza di facoltà d’uso non prevede produzione; la decisione potrebbe già arrivare domani.

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