L’indagine della Gendarmeria vaticana sulla diffusione di documenti segreti “ha permesso di individuare una persona in possesso illecito di documenti riservati”. A dichiararlo il capo della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, spiegando che questa persona “si trova ora a disposizione della magistratura vaticana per ulteriori approfondimenti”. E’ l’esito della “attività di indagine avviata dalla Gendarmeria secondo istruzioni ricevute dalla Commissione cardinalizia e sotto la direzione del Promotore di Giustizia” spiegano da Città del Vaticano. Informato dell’accaduto Benedetto XVI si è detto “addolorato e colpito”, come riferisce una fonte vicina al Papa, che sottolinea come “si tratti di vicende dolorose” e come il Pontefice, “consapevole della situazione” mostri “partecipazione” e sia appunto “addolorato e colpito”.

Si tratta di Paolo Gabriele, ‘aiutante di camera’ della famiglia pontificia, in sostanza il cameriere del papa. Questa mattina Gabriele è stato ascoltato in un interrogatorio dal promotore di giustizia vaticano, Nicola Picardi. Gabriele, conosciuto come ‘Paoletto’ in ambienti vaticani, è uno dei laici ammessi all’interno delle stanze degli appartamenti papali. Definito come una persona semplice e molto devota al pontefice, fa parte della selezionatissima cerchia di persone che lavorano a contatto con Benedetto XVI. Nello staff di collaboratori del Papa figurano anche quattro laiche, coordinate da una suora tedesca. 

Benedetto XVI aveva incaricato a fine aprile i cardinali Herranz, presidente emerito della Pontificia Commissione per i testi legislativi, Tomko, prefetto emerito della Congregazione dell’Evangelizzazione dei popoli, e Salvatore de Giorgi, arcivescovo emerito di Palermo, di far luce sulle ripetute fughe di documenti riservati dagli archivi del Papa. Il promotore di giustizia della Città del Vaticano, competente sul territorio, è il professor Nicola Picardi.

VIDEO – Libri, Nuzzi: “Ecco le carta segrete di Sua Santità”

L’ultimo episodio di fuga di notizie era avvenuto solo alcuni giorni fa quando è stata anticipata la pubblicazione di un libro di Gianluigi Nuzzi (Sua Santità). Il Vaticano aveva risposto duramente: “E’ un furto – recitava una nota – i giornalisti ne risponderanno”. Secondo lo Stato della Chiesa “sono ‘atti criminosi’ e i responsabili dovranno darne conto davanti alla giustizia”.

Secondo Il Foglio.it, i cardinali Julian Herranz, Josef Tomko e Salvatore De Giorgi sarebbero infatti “insospettiti principalmente del fatto che molti leaks usciti dal Vaticano sono lettere riservate del Papa”. Anche se, aggiunge il quotidiano online, “secondo molti egli sarebbe vittima della volontà del Vaticano di trovare in tempi brevi un colpevole di una carenza di governance che non sa gestire. Insomma, un capro espiatorio in mancanza di meglio”.

Una mole ingente di documenti riservati tuttavia è stata trovata dalla Gendarmeria Vaticana in un appartamento di via di Porta Angelica, dove Gabriele abita con la moglie e i tre figli. Romano, poco più che 40enne, l’uomo lavora nell’appartamento pontificio dal 2006, ed è stato inserito nella “famiglia” del Papa dopo essere stato a servizio del prefetto della Casa Pontificia, monsignor James Harwey. Ieri pomeriggio Gabriele è stato prima fermato dagli agenti comandati dall’ispettore generale Domenico Giani e poi interrogato dal promotore di giustizia (cioè una sorta di pm), Nicola Picardi, che lo ha dichiarato in arresto. A quanto si è appreso, i sospetti sul maggiordomo sono stati raccolti dalla Commissione Cardinalizia che indaga sulle fughe di notizie direttamente nell’appartamento del Papa. E se anche qualcuno ora si domanda in Vaticano se si tratti del “Corvo” o di un “capro espiatorio”, sembra molto difficile che l’arresto sia stato compiuto con leggerezza trattandosi di un “familiare” del Papa.

Qualcuno infatti deve pur aver trovato ieri il coraggio di avvertire Benedetto XVI di quanto stava accadendo prima a casa del suo collaboratore e poi nella caserma della Gendarmeria. E si può ben supporre che tali informazioni siano state presentate al pontefice con prove assolutamente inoppugnabili. Anche se, ovviamente, resta da capire se Gabriele, che finora godeva di unanime stima in Vaticano e anche tra i giornalisti che lo conoscevano, abbia agito da solo, mosso da un malinteso senso di giustizia, come accredita Gianluigi Nuzzi nel libro “Sua Santita’”, dove sono pubblicate le “carte segrete” sottratte all’archivio del Papa, oppure è parte di una più ampia cospirazione, volta a indebolire il Papa e i suoi collaboratori. In proposito è da registrare che ieri venivano fatte filtrare notizie su un possibile coinvolgimento del presidente uscente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, nella fuga dei documenti riservati. Si e’ trattato probabilmente di un cortocircuito mediatico, essendo in corso nelle stesse ore, a poche decine di metri di distanza, l’interrogatorio di Gabriele e la drammatica seduta del Consiglio di Sovrintendenza dello Ior che ha sfiduciato Gotti Tedeschi.

Il sito Korazym.org, sempre molto attento a quel che avviene alla banca vaticana, ipotizza oggi gli scopi di un eventuale mandante di Gabriele: “La manovra – scrive – è chiara. Si vuole far vedere che la Curia è in balia del vento, che il Papa non riesce a governare, che il segretario di Stato è inutile e via di seguito. Ma i fatti invece dimostrano il contrario. I problemi quando ci sono vengono affrontati direttamente e senza paura. E vengono risolti: per ora – infatti – quello che è certo è che la sicurezza vaticana ha svolto con efficienza l’indagine e che la commissione cardinalizia voluta dal Papa ha saputo fare le dovute ricerche con discrezione ed efficacia”.

Non è la prima volta che un membro della “famiglia pontificia” si macchia di una simile infedeltà. E’ noto infatti il caso del dottor Riccardo Galeazzi Lisi, il medico di Pio XII, che veniva “stipendiato” da alcuni vaticanisti affinché li tenesse informati sulla salute del Papa, come ha raccontato in un libro l’attuale decano della Sala Stampa della Santa Sede, Benny Lai. Pio XII, una volta scoperto che Galeazzi Lisi lo tradiva, non lo rimosse, semplicemente si limito’ a non rivolgergli più la parola. “Se vuole stare in Vaticano che stia, ma faccia in modo che io non lo veda”, disse Papa Pacelli, che non immaginava però fin dove sarebbe arrivato, l'”archiatra corrotto” arrivato a fotografarlo sul letto di morte.

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