Non ci sono scalpi da collezionare o colonnelli tedeschi doppiogiochisti, ma la storia assomiglia a quella di Bastardi senza gloria di Tarantino. Nel marzo del 1945 un battaglione alleato composto da paracadutisti britannici della Sas, disertori nazisti, partigiani italiani, anarchici spagnoli, ebrei, un prete guerriero e soldati russi fuggiti dai campi di prigionia attacca il comando tedesco di Botteghe d’Albinea, sulle colline di Reggio Emilia. L’assalto è guidato dalla cornamusa del soldato di sua maestà David Kirkpatrick, scozzese in kilt che con la sua musica spinge alla vittoria gli incursori. Il comando del 51esimo corpo di montagna nazista viene spazzato via a colpi di mitra e bombe e la Wehrmacht perde il suo quartiere generale sulla linea gotica.

E’ l’operazione Tombola, raccontata nel libro di Matteo Incerti e Valentina Ruozi “II bracciale di sterline. Cento bastardi senza gloria”, edito da AlibertiUna storia che ha fatto innamorare i Modena City Ramblers, che ne hanno fatto un disco corale, “Battaglione alleato”, ideale colonna sonora alle imprese dei “cento bastardi” che misero a ferro e fuoco le linee tedesche sull’appennino emiliano romagnolo. Un album corale che oltre al gruppo di combat folk più famoso d’Italia vede la partecipazione di band come i  LoGiCi Zen, gli Yonders, i Mutina Golem, i Nuju, la cantante romana Giulia Tripoti, LionD, i Popinga, i Fryda, e altri amici.

All’Istituto Ferruccio Parri di Bologna la presentazione del nuovo lavoro della band modenese. Con Massimo, Dudu e Davide dei Modena hanno dialogato Claudio Silingardi, dell’Istituto modenese della Resistenza e Enrico Cavalieri del Parri. “Perché tornare ancora sul tema Resistenza? Non ne avete già parlato e cantato abbastanza?”, provoca Cavalieri. Pronta la risposta di Davide dei Modena: “Perché noi suoniamo per giovani e giovanissimi. L’ultima generazione con ancora dei punti di riferimento è quella degli attuali trentenni e quarantenni. I giovani invece si ritrovano in una società frammentata e senza più valori. Con questo disco speriamo di coinvolgerli con le storie degli eroi partigiani, e fare abbracciare loro i valori della Resistenza. Vogliamo portare come esempio chi fece una scelta e mise da parte divisioni razziali e nazionali per lottare per la libertà. Contro i tedeschi sulla linea gotica combatterono uomini di più di 40 nazionalità differenti, tutti insieme contro la tirannia. Parlare solo di Lele Mora, Costantino o di un Cannavaro qualsiasi che reclamizza lamette per radersi non porta da nessuna parte”.

Poi, per il pubblico, l’esecuzione di alcuni brani del nuovo album. A cominciare da “Bastardi e pezzenti”, che per i Modena è un pezzo “attualissimo, tanto più nella situazione in cui siamo”. Cosa voglia dire di preciso non lo dicono, iniziano subito a suonare assieme ai Nujo e il testo parla da sé: “Trema la terra, tremanu li mani. La gente è stanca di viver come cani”. Poi arriva “Ofelia”, la storia della staffetta partigiana che si finse studentessa di lingue germaniche per sedurre un ufficiale nazista e potere così poi portare sui monti la descrizione della sede del comando tedesco. Una storia vera e un segreto che non è mai stato svelato. Nessuno ha mai saputo il nome della staffetta protagonista dell’impresa, ma tutti sanno che grazie a lei il comando tedesco fu distrutto. E poi ancora “Gordon, Glauco”, canzone che narra delle gesta leggendarie di Glauco Morucci, comandante del Gufo Nero e per mesi terrore dei nazisti in Emilia-Romagna. Gordon è morto nel 2007, portando con sé la bandiera che i suoi incursori sventolarono durante l’operazione Tombola. Ancora: è la volta di “The Brave Scottish Piper”. Mandolino, banjo, violino, chitarre e flauto a fischietto per raccontare dello scozzese che guidò l’assalto contro il comando tedesco.

Alla fine con i Modena e gli altri gruppi arrivati per presentare “Battaglione alleato” si unisce  anche il pubblico, e tutti assieme cantano “Bella ciao”, nella versione del 1994 ormai diventata un classico (l’album era Riportando tutto a casa), pubblicata due mesi prima dalla vittoria del cavaliere di Arcore e rimasta per quasi 20 anni la canzone della resistenza alla destra berlusconiana. “Non siamo né studiosi né filologi – spiegano i Modena – suoniamo per tenere alti i valori della Resistenza partigiana, valori di cui abbiamo bisogno oggi più che mai. Lì dentro si trova ancora tutto quello che tiene vive le lotte di oggi. Senza la Resistenza non c’è democrazia”.

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