La Lega Nord rinuncia all’ultima tranche dei rimborsi elettorali, quelli previsti per il prossimo luglio e che nel vertice tra Alfano, Bersani e Casini sulla riforma della legge sui finanziamenti è stata rinviata a data da destinarsi. L’annuncio, per il Carroccio, è stato dato dal capogruppo alla Camera Gianpaolo Dozzo. Dozzo ha anche chiesto a tutti i partiti di fare lo stesso “devolvendo tali somme in beneficenza o a organizzazioni non governative”. ”E’ una decisione – aggiunge Dozzo – che abbiamo già preso ieri e che rendiamo nota al fine di evitare eventuali strumentalizzazioni nei nostri confronti, nel momento in cui in Parlamento si discute della proposta di legge sulla trasparenza dei partiti”.

Quanto dichiarato da Dozzo segue non solo lo scandalo che ha travolto il partito (e che quindi obbliga a un gesto nobile da vantare con gli elettori), ma anche quanto proposto già in mattinata dal leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro che ha fatto da apripista: “Abbiamo presentato un’alternativa che prevede la revoca della quarta rata ma anche la consegna dei 100 milioni recuperati alla Fornero affinchè ne faccia buon uso. Qualora questa proposta non venga accettata siamo pronti a destinare almeno la nostra quota, pari a 4 milioni di euro, al ministro” tramite un assegno circolare. “Quello depositato questa mattina – ha aggiunto – è un accordicchio, un disegno di legge dove non è prevista la revoca della quarta rata”.

La Liguria: “Date i soldi alle zone alluvionate”. Il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, invece, chiede ai partiti di destinare il denaro “congelato” alle zone alluvionate. Quei fondi, scrive Burlando su twitter, “sarebbero un aiuto per le comunità colpite dall’alluvione ma sarebbero anche un segnale di credibilità da parte della politica”. E la richiesta d’aiuto arriva direttamente dai sindaci dalla Val di Vara (in provincia di La Spezia), colpiti duramente dell’alluvione dello scorso autunno. Hanno scritto una lettera ai segretari delle organizzazioni politiche per chiedere un gesto di solidarietà da parte dei partiti nazionali che “possa costituire un segnale d’incipit per riavvicinare la politica alla gente che attualmente si sente amareggiata e dimenticata dai propri rappresentanti”. “Gli enti territoriali già in ristrettezze economiche – prosegue la lettera – vivono tutta l’impotenza del non agire ed allora l’unica risorsa ormai percorribile è la solidarietà politica dei partiti alla quale noi ci appelliamo con giusta ragione affinchè contribuiscano fattivamente a ridare dignità ed opportunità a queste zone devastate”. Con i 100 milioni, spiegano i sindaci, la Regione sarebbe in grado di far fronte ai costi delle somme urgenze degli enti locali, dei danni ai privati e alle imprese.

Fli: “Dateli alla Caritas”. Si moltiplicano le proposte sulla destinazione della tranche rinviata nel vertice di maggioranza, anche da parte di chi ha poca voce in capitolo. Per esempio Futuro e Libertà, che non ha diritto a nessun rimborso (nel 2008 era di là da venire la scissione dal Pdl, che anzi si era presentato per la prima volta agli elettori), ma che con Fabio Granata ipotizza l’uso delle ultime due tranche dei rimborsi del 2008 per la creazione di un fondo di oltre 200 milioni di euro da destinare alla Caritas per interventi immediati sulle fasce di povertà tra gli italiani e che con Italo Bocchino insiste perché i partiti devolvano tutto in favore “del sociale e dei più deboli”.

Oppure la Cisl del Piemonte che propone di finanziare il Fondo per la non autosufficienza, azzerato da due anni, e annuncia pure una raccolta firme. O ancora Stefano Zanatta, presidente della Confartigianato di un Comune del Trevigiano: “Si parla in questi giorni dei finanziamenti ai partiti, a tutti i partiti anche a quelli che non esistono più da tempo, e la cifra è strabiliante. Per i nostri piccoli imprenditori è come ricevere un altro schiaffo morale – spiega – Lottano ogni giorno con una crisi che ha molte facce ma un solo risultato: rendere sempre più precaria l’attività. Credo che i partiti potrebbero dare una mano alle piccole imprese”.

Il Pdl: “Sospensione essenziale”. Dai vertici dei partiti più grandi, tuttavia, o è il silenzio o sono parole di prudenza. Nel Pdl l’ex ministro Altero Matteoli (e potente voce del suo partito) parla in generale, ma fa capire l’antifona: “Penso che il finanziamento pubblico ai partiti ci debba essere. Se dobbiamo ridimensionare perché c’è una crisi economica e finanziaria, posso anche essere anche d’accordo, ma guai a togliere il finanziamento pubblico ai partiti. La politica la devono poter fare tutti in una democrazia altrimenti rischieremmo di veder far politica solo a chi ha tanti soldi”. Dichiarazione bilanciata dal collega di partito (ed ex collega di consiglio di ministri) Franco Frattini: “La sospensione della tranche di luglio del finanziamento pubblico ai partiti è essenziale per dare credibilità alla riforma – riflette – In questa delicata fase ancora di più si dovrebbe mantenere quello che ci è promesso. Non si può dire ‘cominciamo a riformare’ e intanto incassiamo i soldi. Questo toglierebbe un po’ di credibilità ad una riforma buona, che io condivido”. Sui 100 milioni di luglio: silenzio.

D’Alema: “Contributi già tagliati”. Anche il Pd, infine, parla su linee generali. Secondo Rosy Bindi il rischio è di una deriva populista e tecnocratica, per Giorgio Merlo potrebbero avere il sopravvento le lobby e i partiti “dei ricchi”. Massimo D’Alema disegna bene i contorni dentro i quali ci si muove: “Il contributo pubblico ai partiti sarà progressivamente ridotto, e anche “consistentemente”. I partiti hanno deliberato già da tempo la riduzione progressiva del finanziamento che arriverà a regime nel 2013 con una riduzione del 36% di quello che era stato stabilito dalla legge”. Secondo l’ex ministro “non è vero che il contributo non è stato ridotto. Era di 280 milioni tre anni fa. Nel 2013 sarà di 141 milioni. E’ stato ridotto consistentemente”.

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