L’indagine sulla fuga di documenti riguarda “tutti gli organismi della Santa Sede”. A livello penale è affidata al promotore di giustizia vaticano, a livello amministrativo alla segreteria di Stato. Il papa è “sempre al corrente”, è “addolorato”, ma “sereno” e dà testimonianza di “determinatezza”. La slealtà verrà punita e sarà fatta giustizia anche degli “stereotipi” sulla Curia, che non è un luogo di “complotti e carrierismi”, ma una realtà al servizio della Chiesa. Ma anche una “superiore commissione” incaricata dal papa di far luce sulla vicenda. Obiettivo: ricomporre una “atmosfera di fiducia”, base per poter lavorare. Con pacatezza e decisione monsignor Angelo Becciu, in un colloquio con il direttore dell’Osservatore romano Giovanni Maria Vian, fa il punto sulla fuga di notizie che nelle scorse settimane, ha esposto il Vaticano a quella che viene definita “tritacarne mediatico”, a proposito tra l’altro del caso Viganò con le polemiche sulla gestione del Governatorato e di inchieste collegate allo Ior. Pochi “sleali e vigliacchi” che approfittando di una posizione di “privilegio” diffondono documenti riservati, tiene a dire monsignor Becciu, che è sostituto alla segreteria di Stato, non offuscano una realtà positiva.

La fuga di notizie più clamorosa è stata quella pubblicata in esclusiva dal Fatto con un’inchiesta di Marco Lillo, partita dal cosiddetto Mordkomplott: un ‘complotto di morte’ citato in un documento strettamente confidenziale e riservato redatto da un cardinale autorevole, l’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, nel quale si prevedeva la morte del Papa entro il novembre prossimo. L’esistenza del documento è stata poi confermata dalla stessa Santa Sede.

Di slealtà a proposito della fuga di documenti aveva già parlato chiaramente alla fine di febbraio il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, accennando alle indagini interne. Monsignor Becciu dettaglia la controffensiva della Santa Sede, con l’ “auspicio” che si “ricomponga una atmosfera di fiducia”. “Il lavoro che si svolge in segreteria di Stato – afferma Becciu – è disinteressato e di buon livello, sia tra gli ecclesiastici che tra i laici”, ma negli ultimi tempi “qualcuno mi ha confidato che si vergognava di dire che lavorava in Vaticano, io – sottolinea – gli ho risposto alza la testa e siine invece fiero”.

Becciu cita il discorso di Paolo VI alla Curia del 21 settembre 1963 e le parole di Benedetto XVI in visita alla segreteria di Stato, il 21 maggio 2005. Ma del papa regnante cita soprattutto l’esempio: Benedetto XVI, nonostante il dolore che tutta questa vicenda gli procura, “ci incoraggia tuttavia a guardare avanti e la sua testimonianza quotidiana di serenità e determinatezza è uno stimolo per tutti noi”. E certo l’immagine di Benedetto XVI che segue la crisi della fuga di documenti e delle maldicenze, si tiene costantemente informato e dispone anche una “superiore commissione incaricata di seguire tutta la vicenda”, l’immagine cioè che emerge con chiarezza dal racconto di Becciu, poco ha a che vedere con l’immagine del papa fragile, incapace o disinteressato al governo o tentato dalle dimissioni.

Benedetto XVI, mentre ha lanciato un ultimo messaggio per tentare di ricucire con gli “scissionisti” lefebvriani, si prepara ora al viaggio  in America Latina. A proposito: il papa non si incontrerà con gli attivisti dissidenti di Cuba, un gruppo dei quali ha occupato per due giorni la basilica di Nostra Signora della Carità all’Avana proprio per accendere i riflettori sulle loro richieste. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi,  ha detto di “non avere motivi per prevedere quest’incontro”. “Non penso che ci sarà – ha risposto ai giornalisti – Nel programma non c’è. E comunque neanche Giovanni Paolo II, nel suo viaggio del 1998, lo aveva avuto”.

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