La costruzione della cantina di Terremerse ad opera della cooperativa guidata allora da Giovanni Errani, fratello del governatore regionale, e attualmente indagato per truffa aggravata in seguito a un finanziamento ottenuto dalla stessa Regione Emilia Romagna, fu un abuso edilizio. Lo certifica l’amministrazione comunale di Imola, che pochi giorni fa ha concesso una sanatoria. “I lavori sono iniziati prima del rilascio del titolo edilizio e dell’autorizzazione sismica”, rileva il Comune. Si tratta di un elemento non da poco, che potrebbe cambiare il corso delle indagini.

Nella primavera 2006 la cooperativa Terremerse di Bagnacavallo (Ra), di cui il fratello di Vasco Errani è presidente, attiene un finanziamento da un milione di euro con fondi europei, statali e regionali per realizzare una cantina in via della Bicocca, a Imola. Tra le condizioni poste da viale Aldo Moro c’è quella di terminare i lavori entro il 31 maggio 2006. Ma è soltanto il 30 maggio, cioè esattamente il giorno prima, che la cooperativa inoltra il certificato di inizio lavori al Comune. Eppure, l’indomani, cioè nell’ultimo giorno utile per ottenere il finanziamento europeo, Giovanni Errani firma un documento in cui comunica alla Regione di aver concluso i lavori.

Una cantina costruita in una notte? Ridicolo, aveva detto il sindaco di Imola, Daniele Manca. Al suo Comune, infatti, la comunicazione di fine lavori è arrivata il 5 luglio 2007, cioè più di un anno dopo. Ma sull’altra comunicazione, quella inviata da Errani alla Regione, Manca non ha azzardato spiegazioni. Il suo predecessore, Massimo Marchignoli, sindaco di Imola all’epoca dei fatti e attuale deputato Pd, disse semplicemente che “non è una domanda che devono fare i giornalisti, e comunque non dev’essere fatta a me”. A dare una risposta, infatti, dovrà essere la Procura di Bologna, che nell’agosto 2010, grazie ad un rapporto della Finanza, ha aperto un’inchiesta sulla vicenda. Nel registro degli indagati c’è lo stesso Giovanni Errani, accusato di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico.

L’inchiesta del pm Antonella Scandellari, che sta per essere chiusa, oltre a Giovanni Errani vede indagati alcuni funzionari regionali che hanno seguito la pratica. Ora si tratta di capire se verranno rinviati a giudizio o prosciolti e se ci saranno altri indagati. L’obiettivo degli inquirenti è comprendere se la pratica fosse stata istruita regolarmente oppure se non ci fossero le condizioni per ottenere quei finanziamenti, da un punto di vista procedurale. Il problema riguarda infatti i tempi: se cioè la costruzione della cantina fu terminata il 31 maggio 2006 (otto giorni dopo aver ottenuto il permesso di costruire dal Comune di Imola), come afferma Giovanni Errani, oppure no. E, obiettivo dei pm, è capire perchè la coop presentò domanda del certificato di agibilità un anno dopo, nell’agosto 2007.

Nelle mani degli inquirenti, comunque, ci sarebbero alcune foto allegate ad una successiva richiesta di variante inoltrata dalla cooperativa alla Regione nel maggio 2007, e di cui ilfattoquotidiano.it è in possesso. Le immagini mostrano chiaramente una cantina ancora in fase di costruzione. Ma secondo viale Aldo Moro si tratterebbe di fotografie “vecchie”, scattate diversi mesi prima.

Intanto, però, il Comune di Imola certifica un fatto nuovo: l’abuso edilizio (poi sanato). Se da una parte aggrava parzialmente la posizione della cooperativa, dall’altra lascia spazio ad un’altra ipotesi: cioè che la cantina potesse davvero essere pronta, o almeno a buon punto, nei giorni in cui Errani ha comunicato la fine lavori all’ente governato dal fratello.

L’inchiesta della procura di Bologna è quindi al termine, e presto si potrà capire l’esito delle indagini portate avanti dagli inquirenti; importanti anche da un punto di vista politico. Comunque, il presidente Vasco Errani ha sempre affermato di essere “certo della legittimità degli atti della Regione assunti senza alcun condizionamento”.

di Elena Boromeo e Nicola Lillo