In concomitanza con il vertice dei ventisette capi di Stato e di governo dell’Ue a Bruxelles, questo pomeriggio a Roma, davanti alla sede della Commissione Europea, il Comitato “No Debito” ha manifestato tutto il proprio dissenso contro “lo scellerato patto fiscale”. “Non si può costituzionalizzare il pareggio di bilancio – dice Sergio Cararo, membro del comitato costituitosi sulla base dell’appello “Dobbiamo fermarli” – è illegittimo”. “Il ‘Fiscal compact’ – aggiunge Francesco Piobbichi, (Prc) – prevede una limitazione della nostra sovranità. Le nostre finanziarie – aggiunge – saranno decise in Europa”.

“Al contrario poi di altri Paesi – continua Cararo – in Italia non si vota sui trattati europei. Negano in questo modo la possibilità della partecipazione democratica”. E’ per questo motivo che il Comitato “No Debito” propone, prima che il Parlamento italiano ratifichi il nuovo trattato, un referendum di indirizzo costituzionale per respingerlo (o approvarlo). A chi dice che sia impossibile una consultazione referendaria sulla questione, il comitato risponde che “c’è un precedente che risale al 1989”, quando insieme alle elezioni europee, venne indetto un “referendum di indirizzo” per chiedere ai cittadini se non si ritenesse di dover attribuire al Parlamento Europeo un mandato costituente per redigere una Carta Costituzionale europea. “Magari poi i cittadini voteranno a maggioranza per ulteriori misure drastiche e sacrifici – ammette l’attivista – diamo loro però questa possibilità”.

Ma per modificare le regole di bilancio, il Parlamento, “seguendo i diktat della Bce”, ha approvato a larghissima maggioranza la revisione dell’articolo 81 della Costituzione. “Stanno manomettendo la prima parte della Costituzione”, denunciano i “no debito”. E allora, dicono, che venga indetto anche un secondo referendum, per respingere le modifiche. La raccolta firme è già partita sabato 21 gennaio in dodici città italiane. “Dovremo darci molto da fare – dice Franco Russo – anche attraverso la raccolta elettronica delle firme. Se per l’approvazione del nuovo Trattato Europeo i tempi sono più lunghi, per la modifica dell’art.81 della Costituzione italiana sono molto più brevi, presumibilmente entro marzo”.

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