La targa commemorativa di Acca Larentia (foto agenzia Toiati Paolo Caprioli)

Dopo 34 anni una nuova targa, in via Acca Larentia a Roma per dire che la sparatoria avvenuta il 7 gennaio del 1978 è colpa “dell’odio comunista e dei servi dello Stato”. A cambiarla i militanti dell’ex sede storica del Movimento sociale italiano in memoria dei tre ragazzi morti: Franco Bigonsetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. La targa, come quella che è stata sostituita, è a firma “i camerati”. “Fini e il suo gruppo – ha spiegato Carlo Giannotta, responsabile della sede Acca Larentia – tra cui Gasparri e La Russa, fecero la promessa di una Italia migliore quando nel ’78 misero la vecchia targa. Promessa poi non rispettata. Per questo noi l’abbiamo sostituita e abbiamo specificato l’ideologia che ha assassinato quei tre ragazzi”.

A deporre una corona d’alloro di fianco all’entrata dell’ex sede dell’Msi è andato l’assessore ai Lavori pubblici di Roma Capitale Fabrizio Ghera, accompagnato tra gli altri dall’ex ministro della Gioventù Giorgia Meloni e dal presidente della Commissione capitolina Cultura Federico Mollicone. “Questo è il modo della città per ricordare i tragici fatti del ’78 e i ragazzi uccisi dal commando terrorista. Al di là di ogni polemica è importante che questo sia un momento unificante e che il loro ricordo viva. Acca Larentia non fu uno scontro ma un attacco”.

Davanti all’ingresso dell’ex sede del partito, dove ormai la vernice nera ha coperto del tutto i colori della fiammella dell’Msi e su cui sventola una bandiera nera con croce celtica bianca, sono tanti i mazzi di fiori deposti a firma ‘i camerati’ come anche una grande corona di alloro che svetta attaccata a un muro su cui è dipinto un soldato romano e una croce celtica.

Polemico nei confronti del cambio di targa il sindaco di Roma Gianni Alemanno: ”E’ corretto mantenere su queste lapidi la dicitura ‘vittime della violenza politica”, ha dichiarato il primo cittadino perché “andare più nello specifico significa rischiare di ripercorrere una strada di carattere ideologico. Noi dobbiamo condannare a prescindere la violenza ideologica”. “Acca Larentia – ha ricordato – è stata una strage terribile degli anni ’70, uno dei momenti più tragici della nostra città, che ha determinato un salto di livello nella violenza politica e nell’odio contrapposto di quegli anni”. “Mi auguro che la giornata di oggi si svolga nel modo più composto possibile e che tutti coloro che vogliono ricordare i tre ragazzi uccisi lo facciano in modo sereno, senza rinfocolare nuovo odio”.

Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato si è chiesto perché i magistrati “non vogliano far luce” su questo episodio: “A 34 anni dalla strage di via Acca Larentia invece di negare il diritto al ricordo, come ha sostenuto qualcuno accecato dalla faziosità, ci si dovrebbe indignare perché ancora non hanno un nome i militanti della sinistra che assassinarono i ragazzi”. Ma, tra i magistrati, possibile che nessuno – domanda – voglia far luce su quella strage, anche se avremmo voluto la verità allora e non a decenni di distanza?”.

A Palermo però, secondo quanto denunciato dal comitato promotore della manifestazione organizzata da Giovane Italia, CasaPound Italia, Gioventù Italiana, Spazio Libero Cervantes e l’associazione TemerariaMente, sono apparse nuove scritte “intimidatorie”: “Fascisti carogne”, “Più foibe, meno fasci”. Nei giorni scorsi erano apparse scritte con la frase “10, 100, 1000 Acca Larentia” e la sede di Giovane Italia era stata attaccata con il lancio di una bottiglia molotov.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Duplice omicidio a Roma: la chiave è l’attività di money transfer della famiglia cinese

prev
Articolo Successivo

Malinconico de luxe offre la cricca
Ecco le fatture non pagate dal sottosegretario

next