Non solo il nostro Paese è tecnicamente commissariato dall’intera Unione europea per quanto riguarda la gestione della crisi economica. A tenere gli occhi puntati sulle scelte italiane, in queste ore, sono soprattutto Francia e Germania.

I rapporti con la prima – dopo le risatine del presidente francese Nicolas Sarkozy con Angela Merkel a proposito dell’affidabilità italiana – sono tesi soprattutto a causa delle mancate dimissioni da parte di Lorenzo Bini Smaghi, attuale membro del comitato esecutivo della Bce che però, secondo gli accordi presi da Silvio Berlusconi con il capo dell’Eliseo, avrebbe dovuto lasciare la poltrona dopo la nomina al vertice di Eurotower dell’altro italiano Mario Draghi. Per ora lettere di dimissioni non se ne sono viste, e fonti diplomatiche parigine hanno dato voce ad un certo fastidio, facendo sapere che Oltralpe si spera che l’accordo sul caso Bini Smaghi “venga rispettato” e si giunga a una soluzione “entro la fine della settimana” o comunque “al più presto possibile”.

Anche la stampa francese si è espressa pesantemente sulla questione: ci sono degli impegni che sonostati assunti da Bini Smaghi, il 24 giugno, con il presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy e Nicolas Sarkozy, secondo cui Bini Smaghi lascerà il board della Bce entro la fine dell’anno”: si legge in un articolo pubblicato sul quotidiano Le Monde e intitolato “Silvio spinge, Lorenzo resiste, Nicolas si irrita e Mario si sistema”. E sull’appello dello stesso premier a Bini Smaghi il quotidiano francese aggiunge pragmaticamente che “non serve a niente andare in tv per dire di dimettersi, bisogna trovargli un posto”.

Ma c’è un retroscena: lo stesso Lorenzo Bini Smaghi avrebbe proposto a Berlusconi uno scambio, dichiarandosi disposto a dimettersi dal board della Bce, ma come contropartita avrebbe chiesto la poltrona di vicepresidente della Commissione europea, attualmente occupata da Antonio Tajani. Sempre secondo indiscrezioni riportate da alcune agenzie di stampa, Bini Smaghi non si sarebbe limitato a chiedere la poltrona di Tajani, ma avrebbe anche suggerito una soluzione per il ricollocamento di quello che è sempre stato uno dei più stretti collaboratori di Berlusconi in Europa: riportarlo in Italia e farlo ministro.  Di fronte al rifiuto del premier, l’ipotesi sarebbe morta sul nascere. Intanto l’attuale componente dell’esecutivo di Eurotower che con il suo attaccamento alla poltrona sta minando i già compromessi rapporti con la Francia nel tardo pomeriggio è salito al Quirinale a colloquio con Giorgio Napolitano. Il Quirinale, in una nota, ha assicurato: “Nell’incontro odierno, dal carattere riservato e personale, non è stato esercitato alcun pressing nei confronti del dottor Bini Smaghi”.

Non vanno meglio i rapporti con Berlino: il portavoce del governo tedesco Steffen Sibert ha citato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che era  intervenuto nei giorni scorsi sulla crisi per l’Italia, e ha spiegato di confidare che anche il Governo italiano la pensi come lui. “Napolitano ha detto che, ora più che mai, ci troviamo in un mare in tempesta e tutti sulla stessa barca. Ogni Paese deve dare il suo contributo. E questo è il momento che l’Italia agisca nell’ambito dello sviluppo, delle riforme strutturali realizzando con risolutezza le decisioni annunciate” ha detto il portavoce dell’esecutivo di Berlino.

Sibert, rispondendo a una domanda sulla fiducia riposta nell’Italia, anche ha precisato che “ci sono stati domenica buoni colloqui fra la cancelliera Angela Merkel e il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, anche alla presenza di Nicolas Sarkozy“.