Umberto Bossi è pronto a far cadere il governo. Come nel 1994, quando il Carroccio staccò la spina all’esecutivo Berlusconi. Oggi, come allora, sul tavolo c’è la riforma delle pensioni. Per Bossi non si devono toccare. E se il premier riuscirà a farla approvare in aula con i voti offerti dal Terzo Polo, la Lega presenterà una mozione di sfiducia al Cavaliere. Il Senatùr sembra non avere tentennamenti.

Lo ha detto al mattino nel vertice in via Bellerio a Milano e lo ha ripetuto nel pomeriggio a Palazzo Grazioli durante l’incontro con Silvio Berlusconi prima del Consiglio dei Ministri. Il nodo sono le pensioni che il premier vuole rivedere ormai da prima dell’estate e su cui il leader del Carroccio è sempre stato critico. Ma pochi mesi fa c’era spazio per il dialogo. Oggi non più. Perché il governo è destinato a cadere e il Cavaliere si sta preparando alle elezioni in primavera. Bossi ne è convinto. Chi lo ha sentito parlare in via Bellerio lo descrive con toni entusiastici: “Sembrava l’Umberto di una volta”. A Roberto Calderoli e Marco Reguzzoni ha descritto così lo scenario: Berlusconi non può reggere ancora a lungo quindi dovremo andare alle urne e confrontarci con gli elettori, per questo non possiamo fare regali al premier sulle pensioni perché ne pagheremo immediatamente le conseguenze in termini di voti. Questo il ragionamento del leader del Carroccio. In casa Lega è in corso una guerra interna senza precedenti proprio contro il Capo, partita dalla base che inascoltata da mesi invoca al Senatùr di staccare la spina e di non votare più ciò che vuole Berlusconi. I militanti, delusi dall’atteggiamento di Bossi, hanno individuato in Roberto Maroni il naturale successore del Capo. E ora la preoccupazione di una successione forzata in vista di elezioni preoccupa anche il fantomatico cerchio magico.

In primis Rosy Mauro, che terminato l’incontro in via Bellerio, si è scagliata contro il governo minacciando di “scendere in piazza se si toccano le pensioni”. Anche Reguzzoni, altro cerchista, ha sentenziato: “Siamo contrari a intervenire sulle pensioni, abbiamo fatto le nostre proposte alternative ora deciderà il governo”. E’ stata poi la volta del ministro dell’Interno, che prima dell’estate aveva aperto su un’ipotesi di scaloni pensionistici, a bocciare ogni tipo di intervento sulla previdenza: “Abbiamo già dato”, ha detto Maroni. Infine Matteo Salvini, fidato uomo di Bossi, ha sentenziato: “Se il Pdl farà passare l’innalzamento dell’età pensionabile con i voti del Terzo Polo vorrà dire che non c’è più maggioranza e, quindi, non c’è più governo”.

La Lega, per un giorno, sembra tornata unita e compatta. Sarà lo spettro delle elezioni che si avvicina e dei sondaggi che danno il partito a poco più del cinque per cento. Così Bossi punta i piedi anche a Palazzo Grazioli. Dove entra insieme a Giulio Tremonti, Roberto Maroni, Roberto Calderoli, per incontrare Berlusconi e trovare un accordo sulle pensioni e ne esce due ore dopo senza alcun tipo di soluzione. Anzi. Durante il Consiglio dei Ministri, cominciato in ampio ritardo proprio per l’incontro tra i due alleati, le posizioni non sono cambiate. Tanto da sospendere i lavori dopo poco più di un’ora di lavori e andare tutti a cena a palazzo Chigi in cerca di una soluzione. Ma Bossi non ha alcuna intenzione di mollare. “O si trova una soluzione condivisa o tutti a casa”. L’ha detto in via Bellerio. Lo ha ripetuto a Palazzo Grazioli e infine, riferisce chi era presente, al Consiglio dei ministri: il governo è a rischio. Come nel 1994, sulle pensioni.

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