E’ conosciuta come Legge Reale la legge 22 maggio n.152 del 1975, con la quale si modificarono il codice e il processo penale, per fronteggiare l’emergenza terroristica nel buio degli Anni di Piombo.

La legge prevedeva l’introduzione di diverse modifiche, fra cui quelle volte a determinare un ampliamento dei casi di uso legittimo delle armi per le forze dell’ordine, la possibilità di perquisizioni d’urgenza non autorizzate, fermi preventivi di 48 ore, il divieto dell’uso di caschi durante manifestazioni, determinando maggiori poteri per la polizia e diversi canali processuali speciali.

Sono variamente riconducibili all’applicazione della legge Reale, e al quadro di fatto che determinò, tante morti più o meno oscure di quegli anni, fra cui quella dello studente bolognese Francesco Lorusso, ucciso nel 1977 in via Mascarella, dove il foro del proiettile è ancora ben visibile, con bontà talvolta di qualche rosa rinsecchita sotto

In un clima di crescente paura, gli italiani sottoposti a referendum nel 1978 salvarono la legge. Continuarono a  susseguirsi  rapimenti e morti fra  civili,      magistrati e forze dell’ordine. I governi proseguirono con  altre riforme volte a introdurre  “disposizioni a tutela dell’ordine pubblico”, decreti anti-terrorismo, misure speciali ed emergenziali, riforme processuali.

La maggior parte delle norme processuali, e le ingiustizie difensive che ne derivavano, furono poi lentamente cancellate o riscritte, fino alla grande riforma generale del processo penale del 1989. Su quello che è rimasto, ha operato la giurisprudenza e il coordinamento con i principi costituzionali, internazionali ed europei.

Dopo la stupida devastazione degli scontri di Roma, Di Pietro e Maroni hanno voluto fare richiamare la famigerata Legge Reale per evidenziare la necessità di nuove politiche repressive. Forse si stratta di un infelice sparata politica. Quanto una società si spaventa, è facile gridare alle galere facili.

Resta che l’inasprimento e la mitizzazione del pugno di ferro sono concetti vuoti.

E’ perfino ovvio dire che leggi ben applicate, processi rapidi e ben strutturati e punizioni proporzionate ma  sicure, sono certamente più efficaci di leggi speciali, severe e poco garantiste, destinate a creare discriminazioni, profili di incostituzionalità, o ad esasperare lo stato di tensione.

C’è che nei momenti di emozione, in preda a furori di sentimenti  e popolo, si danno spesso le peggiori risposte a problematiche articolate e complesse, che richiederebbero analisi di altro spessore.

Appaiono così insanabili le contraddizioni di un Italia in cui da un lato si batte la strada delle criminalizzazioni di massa, delle risposte punitive nevrotiche, della sicurezza a costo di avere in cambio le libertà , dall’altro si permettono impunità e salvezze processuali, riforme bavaglio, carceri disastrose, tribunali senza carta e , paradosso finale, oggi è perfino la polizia stessa a essere in piazza per chiedere  benzina per le volanti.

A questo punto, la Legge Reale 2, più che un angosciante spettro rischierebbe di essere solo l’ennesimo “pasticciaccio brutto” di un Italia in cui l’emergenza è da troppo tempo quotidiana.

Non ci si può non chiedere  come mai nessuno abbia previsto quello che era ampiamente prevedibile, e come mai sia possibile che cinquecento vandali abbiano potuto distruggere Roma indisturbati, togliendo la parola alla grande maggioranza “non silenziosa”, scesa in piazza per esercitare il nobile diritto all’indignazione e al dissenso. Non ci su può non chiedere come e perché la violenza di black bloc e teppisti possa influenzare la scena pubblica riportandoci all’ improvviso dentro dibattiti da Anni di Piombo. Viene da chiedersi allora come e perché la sicurezza eternamente promessa, sia sempre più assente, mentre le libertà, quelle si, vengono progressivamente limitate.

Così l’ Italia era l’unico paese in cui si verificano incidenti così gravi, mentre si manifestava in tutto il mondo, da Auckland a New York.

Negli Stati Uniti e in Europa le manifestazioni, forse ingenue, forse confuse, hanno comunque aperto riflessioni sui modi e le forme del futuro, sulle ragioni e le dimensioni del malessere.

Nel nostro paese invece, tornano attuali le proteste luddiste del 1700: sfondare vetrine e bruciare auto di poveri cristi,  al di là  di false epiche e vecchie retoriche, hanno l’unico risultato di allontanare la gente dalle idee e aprire a misure repressive che sembravano legate a un cupo passato di passioni inutili e tragedie, di cui l’ Italia e Bologna portano ancora troppe brutte cicatrici.

Direbbe Kafka, non c’è male peggiore del disordine, quando si hanno capacità esigue.

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