Tutte le strade portano a Roma per gli Indignati italiani che oggi sfileranno in corteo per il cambiamento globale. Le tende in cui sono accampati sono il simbolo della precarietà, il drago il segno della ribellione. Chiedono giustizia sociale e una ripartizione equa del debito pubblico, e protestano contro Bankitalia, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale che ritengono colpevoli della crisi economica e del debito. Le previsioni della vigilia parlano di un afflusso oltre i 150mila manifestanti che sfileranno da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni in contemporanea con altre 951 città in 82 paesi.

Un’adesione planetaria, che dalla Puerta del Sol di Madrid a Wall Street ha mobilitato milioni di cittadini globali. In queste ore su twitter prosegue il tam tam dell’evento Si danno appuntamento nelle rispettive città, ricordano l’urgenza di scendere in piazza. Che assicura di essere “dura ma pacifica” con i “draghi ribelli” che si sono già accampati vicini alla sede della Banca d’Italia e nonostante i denti rotti di Martina, la studentessa 23enne caricata dalla polizia durante gli scontri a Bologna. E, oltre a indignados, si definiscono “incazzados”.

Sulla pagina Facebook del Coordinamento 15 Ottobre ‘United for Global Change’ il messaggio è chiaro: “arriviamo pacifici e fermi. Per la dignità e il futuro” e c’è chi scoraggia la rabbia contro le forze dell’ordine: “Prendersela con loro come se fossero gli antagonisti delle manifestazioni è sinonimo di vedute davvero troppo troppo ristrette”, scrive Laura e un altra utente invita i “caschi blu” a unirsi alla protesta: “Proprio per il fatto che anche loro come tutti sono stati trattati da schifo proprio da questo governo, dovrebbero evitare di manganellare persone che si presentano con le mani alzate”. Anche se l’incognita infiltrati rimane: per alcuni, quindi, bisogna “stare attenti ai black bloc, che vengono messi dentro alle manifestazioni per scatenare la violenza”.

Sulla pagina creata da SpiderTruman per l’evento e che conta oltre 20mila iscritti, Salvatore invita sfilare con le braccia alzate per scoraggiare ogni intervento delle forze dell’ordine (“Se come in Spagna sfileremo così la celere non potrà trovare nessuna scusa per istigarci!”, scrive). Anche per gli Indignados Italia prevale lo stesso augurio: che la manifestazione sia pacifica e che non si replichi un altra Genova o altrimenti, nota Umpalupma, “sarà un fallimento totale”. Perché, aggiunge Tano, qualsiasi atto violento vanificherà l’intento della protesta: “Mi auguro – spiega- che qualche testa matta non faccia il gioco di chi vorrebbe spostare l’attenzione dell’opinione pubblica lontano dal nostro messaggio anticapitalista e antiliberista”. Cassesanitarieintegrative Filcams si spinge a qualche considerazione sull’identità degli eventuali infiltrati ma ricorda la responsabilità dei presenti di vigiliare (“Le manifestazioni pacifiche devono avere un buon servizio fatto dai manifestanti stessi di servizio di sicurezza pubblico per evitare infiltrazioni”).

Nel mare magnum dei commenti che vogliono un corteo senza scontri, fa capolino anche la rabbia di alcuni diventa un invito esplicito a reagire: “Manifesti, slogan e musica, ma anche scontri e feriti. È un’Italia giovane e incazzata quella che si fa vedere in piazza”, scrive il Collettivo Autonomo Virgilio di Milano. Ma rimangono voci isolate che non raccolgono consenso sul web. “Non ho notizie di centri sociali che si siano organizzati per creare scontri”, spiega Francesco Caruso, noglobal ed ex deputato Prc, “ma allo stesso tempo sono preoccupato perché i giovani non hanno un canale per esprimere la loro rabbia”. Infatti, prosegue, “prima c’erano i partiti e i sindacati che oggi sono stati sostituiti da questa protesta acefala, senza alcuna centrale organizzativa. E la disarticolazione potrebbe generare scontri”. Ma sul rischio black bloc minimizza, perché nei G8 venivano dall’estero: “Quella di domani è una protesta che avviene in contemporanea in decine di paesi, ma in cui ognuno gioca in casa”. Senza bandiere e senza partiti e perché, come sperano gli utenti sul web, “non ci siano incidenti, ma solo indignazione”.

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