Il Compton Cricket Club

Già di per sé il cricket è sport bizzarro: una singola partita può durare diversi giorni; le regole sono molte e complicate; i giocatori poi vestono in maniera curiosa, come fossero usciti da un gentlemen club oxfordiano di prima della rivoluzione industriale. In questo strano sport gioca da qualche anno una squadra ancor più curiosa: il Compton Cricket Club (CCC), che non partecipa ad alcun campionato ma è una squadra spettacolo, che va in giro per il mondo a esibirsi come gli Harlem Globetrotters nel basket. Il CCC ha sede a Compton, uno dei quartieri più poveri e deprivati dell’area metropolitana di Los Angeles. Secondo il Rapporto Annuale sulle Statistiche Criminali dell’Fbi, nel 2010 Compton è l’ottavo posto più pericoloso degli Stati Uniti; qui imperversano i Bloods, i Crips e i Sureños, gang di criminali latinos alleati coi cartelli del narcotraffico messicano.

La nascita del CCC avviene nel 1995, pochi anni dopo i riots del 1992, grazie a due curiosi personaggi come Ted Hayes e Katy Haber. Il primo è un controverso attivista politico: rappresentante dei Black Elephants, la lobby afroamericana che supporta i repubblicani, è stato strenuo difensore della politica imperiale di George W. Bush, nonché in prima fila nelle battaglie contro l’immigrazione irregolare. La seconda è una famosa produttrice hollywoodiana, tra i suoi capolavori ‘Cane di Paglia’ di Peckinpah e ‘Blade Runner’ di Ridley Scott. Sono stati loro a decidere di dotare la Dome Village Homeless Community, ente benefico di supporto per i senzatetto di Compton, di una squadra di cricket; convinti che le regole dello ‘Spirito del Gioco’, che aprono il voluminoso regolamento, potessero fungere da educazione civica per aiutare giovani disadattati a inserirsi nella società.

Sport già diffusissimo nel diciottesimo secolo nelle isole britanniche e poi nei paesi del Commonwealth, il cricket si basa infatti su regole come il rispetto per l’avversario e gli umpires (arbitri), il divieto di utilizzare parole irrispettose e soprattutto la condanna assoluta di qualsiasi atto violento tra giocatori; a differenza degli altri sport, dove sono intese come ‘regole non scritte’, qui sono vergate nel primo paragrafo come regoli fondamentali. E’ così che dal 1995 i CCC, squadra composta da senzatetto, ladruncoli, spacciatori e manovalanza criminale varia, soprannominati gli Homies and the Popz (nello slang ragazzi di strada e in vendita), abbandonano le pistole e le strade violente del quartiere per prendere in mano la mazza e girare il mondo, visitando gli antichi templi del cricket britannico e australiano; qualche anno fa sono stati anche invitati a prendere il tè a Buckingham Palace.

“La funzione del gioco del cricket è di insegnare alle persone come rispettare se stessi e l’autorità, così la smettono di ammazzarsi tra di loro” spiega il fondatore dei CCC Ted Hayes. Purtroppo questa iniezione di morale vittoriana e spirito decoubertiniano applicata al disagio sociale e alle disuguaglianze economiche non sembra aver portato troppa fortuna. Nel 2009 un membro della squadra è stato ucciso in una sparatoria a Compton mentre presentava le nuove divise. Quest’anno, dopo un felice tour invernale australiano, a settembre è stato negato loro l’ingresso in Gran Bretagna. Si era mosso anche Paul Smith, unanimemente considerato il miglior giocatore inglese a non aver mai indossato la casacca della nazionale e squalificato all’apice della carriera per aver ammesso l’uso di droghe quali cannabis, cocaina e speed. Paul Smith è diventato l’ambasciatore del CCC ed ha cercato di intercedere personalmente con il Primo Ministro David Cameron affinché gli Homies and the Popz potessero disputare una tournè inglese.

Insieme ai ragazzi di strada di Compton, la squadra avrebbe dovuta essere composta da agenti dei corpi speciali della polizia di L.A. e di Birmingham, a dimostrazione di un ulteriore passo verso l’integrazione. Ma non se ne è fatto nulla. I tagli del governo conservatore britannico hanno azzerato, tra le altre, le risorse economiche destinate al disagio giovanile; e poi a Birmingham erano appena scoppiate le rivolte nei quartieri popolari con saccheggi, devastazioni, morti e feriti. Probabilmente torneranno in Inghilterra l’estate prossima, a Londra, per esibirsi durante le Olimpiadi e promuovere l’ingresso del cricket come sport olimpico dal 2020. Eppure in Gran Bretagna, dove il cricket si pratica con successo e con larghissimo seguito da diversi secoli, ad agosto c’è stata l’ennesima dimostrazione del fallimento delle loro celebrate politiche di integrazione sociale. Forse non sono né il wicket (i tre paletti che formano il bersaglio della battuta) né il fair play le misure adatte a risolvere le disuguaglianze socio economiche del cosiddetto mondo sviluppato.

di Luca Pisapia

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