E’ stato recuperato poco dopo mezzanotte il corpo dell’ultima operaia dell’opificio di Barletta rimasta coinvolta nel crollo della palazzina di via Roma. La donna, 37 anni, è la quinta vittima del crollo dell’edifico, una tragedia tutta al femminile che ha visto il decesso di quattro operaie e di una ragazzina di 14 anni rimasta coinvolta accidentalmente nel disastro. Dura, in merito, la presa di posizione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che stamane ha inviato un messaggio al sindaco della città Nicola Maffei. “L’inaccettabile ripetersi di terribili sciagure, laddove si vive e si lavora, impone l’accertamento rigoroso delle cause e delle responsabilità e soprattutto l’impegno di tutti, poteri pubblici e soggetti privati, a tenere sempre alta la guardia sulle condizioni di sicurezza delle abitazioni e dei luoghi di lavoro con una costante azione di prevenzione e di vigilanza” ha detto il capo dello Stato.

Sono tutti in buone condizioni invece i sei feriti del crollo. Sotto osservazione in particolare, una donna incinta al quinto mese di gravidanza, estratta dalle macerie un’ora circa dopo il crollo, e un’altra donna tirata fuori cinque ore dopo. Gli altri quattro feriti sono stati invece colpiti di striscio perché si trovavano nei pressi della palazzina quando è avvenuto il crollo.

Sarà l’autopsia a stabilire che cosa ha causato la morte delle cinque vittime: Maria Cinquepalmi, di 14 anni, Matilde Doronzo, di 32 anni, Giovanna Sardaro, di 30 anni, Antonella Zaza, di 36 anni, Tina Ceci, di 37 anni e Maria Cinquepalmi, figlia dei titolari del laboratorio tessile. Stabilirà in particolare se siano morte per asfissia a causa della permanenza sotto le macerie o per lo schiacciamento causato dalla massa di detriti che si è riversata nel laboratorio.

La magistratura di Trani – le indagini sono affidate al pm di Trani Giuseppe Maralfa – indaga per disastro colposo e omicidio plurimo colposo, accuse al momento a carico di ignoti. In tal senso, il procuratore di Trani, Carlo Maria Capristo, ha confermato la notizia per cui gli inquilini della palazzina crollata avessero chiesto verifiche sulla stabilità dell’edificio ai tecnici comunali. “Lo posso confermare. Non è una voce di popolo, ma un dato documentato” ha detto il procuratore.

Le indagini, nel frattempo, vanno avanti su due fronti: sicurezza della struttura e situazione occupazionale all’interno del maglificio. La polizia e i carabinieri stanno raccogliendo documenti e informazioni sui risultati del sopralluogo effettuato da vigili del fuoco e tecnici comunali venerdì scorso nello stabile crollato. Sequestrata, inoltre, gli incartamenti relativi alle autorizzazioni ottenute dal proprietario dell’area e dall’impresa edile alla quale che doveva svolgere i lavori di demolizione propedeutici alla costruzione del nuovo manufatto. Alla Guardia di Finanza, invece, è stato chiesto di  verificare notizie sul maglificio e se fossero rispettati i requisiti minimi sul piano della sicurezza. Secondo i parenti delle vittime, del resto, le lavoratrici del laboratorio sepolto dalle macerie erano tutte impiegate senza contratto. “Era gente che lavorava per sopravvivere” hanno detto, assiepati davanti all’ingresso dell’obitorio, dove si trovano i cadaveri delle donne, in attesa dell’autopsia che stabilirà le cause della morte. Secondo le testimonianze, le operaie percepivano 3.95 euro all’ora per produrre tute e magliette. Gli stipendi, seppur minimi, servivano per pagare i mutui delle loro case.

aggiornato da Redazione web il 4 ottobre 2011 (ore 17.30)

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