La madre di tutte le bugie, cui Ivan Cicconi dedica il primo capitolo del suo “Il libro nero dell’alta velocità” (leggi) è quella secondo la quale con la raffinata tecnica finanziaria del project financing le grandi opere pubbliche si possono costruire con pochi oneri per lo Stato, e le spese a carico dei capitali privati che vengono ripagati dai proventi per l’utilizzo delle opere stesse.

La grande bugia viene raccontata ufficialmente per la prima volta il 7 agosto 1991, e raccontava che per la prima volta un’infrastruttura ferroviaria sarebbe stata realizzata con il 60% dei costi coperti dal finanziamento privato. “Il costo complessivo era quantificato nell’equivalente di 14 miliardi di euro scrive Cicconi – mentre la sua completa realizzazione era prevista al massimo entro il 1999. Costerà in realtà almeno 90 miliardi e andrà bene se sarà completamente realizzata entro il 2020”.

La balla del project financing si rivelerà tale. Tutto il costo dell‘Alta velocità sarà a carico dello Stato. Ma la madre di tutte le bugie ha consentito “in poco meno di dieci anni di impegnare non meno di 150 miliardi di euro fuori bilancio, attraverso prestiti, accesi dai promotori cosiddetti privati, quasi sempre garantiti dal committente pubblico. Prestiti che sono sostanzialmente debito pubblico differito nel tempo, debiti pubblici “a babbo morto”, nascosti nella contabilità di società di diritto privato”.

Comincia così, esattamente venti anni fa la grande giostra degli appalti e delle inaugurazioni di tratte e trattini. Una festa per politici di ogni coloro. “Considerando la sola tratta Bologna-Firenze – ricostruisce Cicconi – la passerella è toccata il 5 dicembre 2009 a Silvio Berlusconi e ad Altero Matteoli; ma prima, per la stessa tratta, nel 2001, era toccata anche a Carlo Azeglio Ciampi e a Pierluigi Bersani e, ancora, nel 2004, a Silvio Berlusconi e a Pietro Lunardi”.

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