In principio era il panino. E cioè il servizio del tg per raccontare la giornata politica, inventato da Clemente J. Mimun quando era direttore del Tg2 della Rai, poi del Tg1 e oggi direttore del Tg5 di Mediaset. Il direttore a metà del 2000, quando al governo c’era Silvio Berlusconi, aveva studiato un modo ingegnoso per fare in modo che la voce dell’opposizione venisse sempre schiacciata. Venivano così mandate in onda per prime le dichiarazioni degli esponenti del governo (ministri o sottosegretari), poi era il turno del centrosinistra, e, infine, uno o più esponenti della maggioranza. L’ultima parola spettava sempre a loro: alla maggioranza di centro destra. Oggi nei palazzi, specie a Palazzo Chigi, è di gran voga un altro sistema che pochi conoscono: il comunicato stampa vivente dei ministri. Veri e propri soliloqui dell’esponente di governo di turno o della maggioranza – a dire il vero anche l’opposizione è maestra in questo – dove spesso non c’è replica dell’altro schieramento e dove, è la regola, non è prevista nessuna domanda del giornalista. O se c’è, talvolta è anche suggerita.

Ne è un esempio lampante, quanto avvenuto oggi nella sede della presidenza del Consiglio dei ministri con il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. Occasione ghiotta per il numero uno di via della Ferratella, si poteva, infatti, fare il pieno di microfoni e telecamere per presentare il codice di riforma del settore turistico, visto che a Palazzo Chigi era stata indetta una conferenza stampa del premier Silvio Berlusconi sul decreto sviluppo appena varato dal governo. Scenografia delle grandi occasioni per la rossa del Pdl con le preziose statue di Venere e Marte sullo sfondo, nulla deve essere lasciato al caso e così: motore, ciak e azione. Il ministro cortesemente annuncia: “Va bene se faccio qualche dichiarazione io?”. Silenzio assenso dei presenti, comincia la scena che sarà montata nei servizi dei telegiornali nazionali.

Etichettate come ‘dichiarazioni alla stampa’, la prassi è questa: gli addetti dell’ufficio stampa della presidenza del Consiglio dei ministri o gli uffici stampa del ministro o sottosegretario di turno, convocano solo gli operatori dei Tg (pubblici e privati). Vige una selezione durissima degli addetti alla comunicazione di Palazzo Chigi. A raccogliere, infatti, le dichiarazioni devono esserci solo i cameraman, già se si è giornalisti muniti di telecamera palmare, si viene esclusi. E così prende il via il teatrino dell’informazione senza giornalisti. Il politico ha la sua bella scenografia fatta di microfoni con tanto di logo delle ‘grandi’ testate che fanno capire ai telespettatori che sotto il naso del politico c’è un cronista in carne e ossa, pronto a ‘sferrare’ una domanda. Una messinscena. Nel gergo degli addetti del settore del giornalismo parlamentare, la selva di microfoni pronti a registrare le frasi del politico di turno viene definita: ‘la smicrofonata’.

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