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Dalle “lettere persiane” alle “lettere pidiane”?
Dopo Veltroni anche Bersani si dà alle missive

Il segretario scrive a Repubblica per lanciare "Un nuovo Ulivo" e annunciare le prossime mosse: "Suoneremo le nostre campane".
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“Vi prego di lasciarmi in pace e non importunarmi più con le vostre liti”. Lo scriveva in una delle sue lettere da Parigi Usbek, il viaggiatore immaginario creato da Montesquieu nel 1721 per ironizzare e sbeffeggiare la Francia dell’epoca, dai costumi alla politica, nel romanzo epistolare, capolavoro di umorismo, “Lettere persiane”. A una rivisitazione in chiave moderna del testo sembra stiano lavorando i vertici del Partito Democratico. Anche se non è ancora chiaro da dove scrivano e, soprattutto, l’Italia di quale decennio (o secolo?) descrivano.

Dopo la missiva inviata da Walter Veltroni al Corriere della Sera appena due giorni fa, oggi è la Repubblica a ricevere (e gentilmente pubblicare) una corposa epistole del segretario, Pierluigi Bersani. Già il titolo lascia intendere che di altri tempi il leader del Pd parla: “Addio Unione, ora nuovo Ulivo e un’alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi”. Una missione da compiere non solo porta a porta, ma “suonando le nostre campane”.

Nella lettera Bersani mette a punto il piano. Intanto l’obiettivo: “Un nuovo Ulivo in cui i partiti del centrosinistra possano esprimere un progetto univoco di alternativa per l’Italia e per l’Europa e mettersi al servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile del Paese”. Ma certo ora serve “un governo di transizione” e “un’alleanza democratica per una legislatura costituente”. Perché questi, analizza il segretario, sono gli “anni berlusconiani” caratterizzati da “regressione dello spirito civico e della moralità pubblica, politica ridotta a tifoseria, allargamento del divario tra nord e sud, nessuna buona riforma sui problemi veri dei cittadini”. Purtroppo il “consenso per Berlusconi è ancora largo” ma “il rapporto fra parole e fatti e fra promesse e realtà diventa sempre più labile anche nella percezione dei ceti popolari”. E quindi il Pd ora può “indicare una strada che colleghi efficacemente l’iniziativa di oggi alla sfida radicale e dirimente di domani”. Non è dato sapere di cosa si tratti concretamente. Ma, spiega, noi “sfidiamo la destra a riconoscere la realtà e ad ammettere l’impossibilità di mandare avanti l’attuale esperienza di governo e ad introdurre correttivi, a cominciare dalla legge elettorale, che consegnino lo scettro ai cittadini, per tornare poi in tempi brevi al voto”. E comunque, prosegue Bersani, per combattere il berlusconismo bisogna coinvolgere “anche forze contrarie al berlusconismo”, energie “esterne ai partiti interessate a una svolta democratica, civica e morale”. Serve un percorso che dovrebbe “lasciare definitivamente alle spalle l’esperienza dell’Unione e prendere la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo”. Su queste basi, conclude, “’il Partito democratico organizzerà per l’autunno una grande campagna di mobilitazione sui temi sociali e della democrazia. E’ giunto il tempo di suonare le nostre campane”.

Purtroppo, a differenza di quanto fece Montesquieu nelle sue “Lettere persiane”, Bersani non ha aggiunto note a piè pagina. Una sintesi chiarificatrice l’ha scritta sul suo blog, Beppe Civati, l’enfant prodige del Pd. “Ci si rende conto che il concretissimo Bersani è più vago del veltroniano Walter”, uno dei passaggi. Ora si attende un nuovo Usbek. Che scriva: “Vi prego di lasciarmi in pace e non importunarmi più con le vostre liti”.

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