Dal 23 settembre Il Fatto Quotidiano è in edicola. Il primo numero è andato letteralmente a ruba. Alle 8 della mattina si registrava il tutto esaurito con una percentuale di venduto in edicola vicina al cento per cento della tiratura. A detta dei distributori, un record con pochi precedenti. Con il passare delle settimane registriamo un naturale calo fisiologico delle vendite, ma rimaniamo sempre e di gran lunga al di sopra delle nostre più rosee aspettative.

In molti ci hanno chiesto: quale sarà la vostra linea politica? Rispondiamo: la Costituzione della Repubblica. Non è retorica ma drammatica realtà. Prendete il principio di legalità sancito dall’articolo 1. Cosa c’è di più rivoluzionario in un Paese dove ogni giorno la legge viene adattata ai capricci dell’imperatore e dei suoi cortigiani? E l’articolo 21 quando afferma che l’informazione non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure?

Ci hanno detto anche: che bisogno c’è di un altro giornale? Eppure questo bisogno lo sentiamo talmente da avervi investito il nostro mestiere e i nostri risparmi. Quando Indro Montanelli fu costretto a lasciare il “suo” Giornale e fondò La Voce, spiegò di aver giurato a se stesso: “Mai più un padrone”. Ne aveva abbastanza dei trombettieri al servizio dell’uomo di Arcore. Anche noi possiamo dire che qui di padroni non ne abbiamo.

La proprietà del Fatto Quotidiano è infatti ripartita in piccole quote equivalenti tra un gruppo di soci che hanno come unico scopo quello di garantire l’autonomia del giornale e di far quadrare i conti. Piccoli azionisti ai quali in tanti chiedono di aggiungersi per dare una mano. Ricchi non siamo ma non chiediamo un solo euro di sovvenzioni pubbliche o di partito. Sono oltre 40mila coloro che ci sostengono in questa scelta con i loro abbonamenti.

Il Fatto sarà quindi un giornale di opposizione. A Berlusconi, certo, perché ha ridotto una grande democrazia in un sultanato degradante. Ma non faremo sconti ai dirigenti del Pd e della multiforme sinistra che in tutti questi anni non sono riusciti a costruire uno straccio di alternativa. Troppi litigi. Troppe ambiguità. E poi vedremo se Di Pietro riuscirà, davvero, a creare qualcosa di nuovo, liberandosi dai riciclati soprattutto al Sud.

Lo abbiamo chiamato Il Fatto in memoria di Enzo Biagi che ci ha insegnato a distinguere i fatti dalle opinioni. Un grande giornalista e un uomo perbene epurato, come Montanelli, dalla compagnia dei servi e dei mediocri. Pensando al loro coraggio ci facciamo coraggio.