Il rover Perseverance della Nasa ha trovato sulla superficie di Marte rocce che contengono molecole organiche e che, secondo gli esperti dell’agenzia spaziale americana, potrebbero essere “una possibile firma della vita“. Riconducibili cioè “a una sostanza o a una struttura che potrebbe testimoniare l’esistenza di una vita passata sul pianeta rosso, ma che potrebbero anche essere state prodotte senza che ci fosse vita”. Lo hanno annunciato i responsabili della missione in una conferenza stampa online.

Le molecole trovate nel cratere Jezero, che Perseverance sta esplorando da un anno, non sono molecole biologiche, ma comprendono una varietà di composti: soprattutto carbonio, idrogeno e ossigeno, ma anche azoto, fosforo e zolfo. Si tratta perciò di molecole precursi, possibili mattoncini di molecole biologiche, ma non necessariamente tali. Gli esperti del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa, responsabili dell’attività del rover Perseverance precisano infatti che molecole del genere possono essere prodotte da processi chimici che non implicano la presenza di vita. Le rocce che contengono molecole organiche sono quattro e fanno parte delle 12 finora collezionare dal rover della Nasa nel suo primo anno di attività su Marte, nel cratere Jezero e destinate a essere portate a Terra in futuro, dalla missione Mars Sample Return (Mrs), il cui lancio è previsto nel 2027, ha detto Lori Glaze, direttore della divisione di Scienze planetarie della Nasa.

Non si tratta comunque delle prime molecole organiche scoperte sul pianeta rosso: già nel 2013 e poi nel 2018 un altro rover della Nasa, Curiosity, aveva scoperto sul suono marziano molecole che contenevano elementi “comunemente associati alla vita“, “ma che possono essere associate anche a processi non biologici”, come dissero allora i responsabili della missione. Di sicuro le ultime quattro rocce collezionate da Perseverance a partire dallo scorso 7 luglio sono sedimentarie, diverse da quelle ignee che da circa un anno fa ha cominciato a raccogliere in un altro punto del cratere Jezero. Questo è uno dei luoghi di Marte più suggestivi per la ricerca della vita passata perché circa tre miliardi e mezzo di anni fa ospitava un grande lago nel quale confluiva un fiume. Qui Perseverance era arrivato nel febbraio 2021.

La prima roccia a essere stata raccolta dal rover si chiama Rochette e come le altre sette raccolte in seguito è di tipo igneo: è stata prodotta in seguito alla cristallizzazione del magma. Le ultime quattro, raccolte nella zona del delta dell’antico fiume, fanno invece parte della seconda parte della campagna di raccolta dei campioni e contengono molecole organiche. Non si tratta di molecole biologiche, hanno precisato gli esperti del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa, responsabili dell’attività del rover. Le rocce comprendono soprattutto carbonio, idrogeno e ossigeno, ma anche azoto, fosforo e zolfo: molecole del genere possono essere prodotte da processi chimici che non implicano la presenza di vita. Ad analizzarle è stato lo strumento Sherloc, equipaggiato con la telecamera Watson e del gruppo di ricerca incaricato di studiare i dati ci sono italiani che lavorano per l’Osservatorio di Arcetri dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). Quasi sicuramente la risposta sulla natura di queste molecole si potrà avere solo quando le rocce arriveranno a Terra grazie alla staffetta di missioni Msr, che secondo Lori Glaze, direttore della divisione di Scienze planetarie della Nasa, potrebbe partire fra il 2027 e il 2028, mentre i primi campioni potrebbero arrivare sul nostro pianeta nel 2033. Nel frattempo, ha detto Glaze, bisognerà risolvere non pochi problemi, compreso quello di trovare un sito sicuro in cui far atterrare i veicoli del programma Msr.

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