Reati tributari e un’ipotesi di false fatturazioni. Con queste accuse, gli uomini del nucleo tributario della Guardia di Finanza di Napoli sono entrati a casa e negli uffici dell’editore del quotidiano ‘La Città di SalernoGiovanni Lombardi per eseguire un decreto di perquisizione emesso dalla procura di Torre Annunziata. Le perquisizioni scaturiscono da reati tributari contestati al termine di una verifica fiscale della società Millestampe srl. È la società che per anni ha curato, tramite un contratto con una tipografia sannita, la stampa del quotidiano Metropolis. Prima di acquisire ‘La Città’ dal gruppo l’Espresso, Lombardi è stato a lungo l’imprenditore e lo sponsor di riferimento del giornale stabiese. La moglie ha fatto parte del consiglio di amministrazione di Citypress, la cooperativa che edita il quotidiano che usufruisce dei finanziamenti pubblici all’editoria. Il legale rappresentante di Millestampe srl è Vincenzo Sessa, ma secondo gli inquirenti Lombardi ne è l’amministratore di fatto. Sia Lombardi che Sessa risultano indagati.

I finanzieri agli ordini del colonnello Giovanni Salerno sono in azione nelle abitazioni di Lombardi, di Sessa, negli uffici della Millestampe srl e negli altri uffici a disposizione dei due indagati tra Castellammare di Stabia e Napoli. Secondo fonti contattate da ilfattoquotidiano.it, l’inchiesta della procura guidata da Alessandro Pennasilico non riguarderebbe vicende collegate all’acquisto della Città di Salerno.

Lombardi è un imprenditore molto noto nell’area tra le province di Napoli e Salerno, per i suoi interessi nel mondo del calcio e dell’editoria: è stato il presidente della Casertana e non ha mai nascosto l’ambizione di guidare la Salernitana. Ma il suo core business è nei settori dell’edilizia e della sanità privata. La trattativa di acquisto de La Città si è concretizzata nell’autunno dell’anno scorso, pochi giorni dopo un episodio increscioso: due redattori di Metropolis denunciarono di essere stati aggrediti da Lombardi in redazione, si fecero refertare in ospedale, si recarono dai carabinieri, ma non sporsero querela. Intervennero l’Ordine dei Giornalisti e il sindacato in difesa dei lavoratori del quotidiano stabiese. I redattori de La Città, che sapevano dell’imminente cessione della testata a Lombardi, reagirono proclamando quattro giorni di sciopero. Senza però riuscire a incidere sulla trattativa poi andata a buon fine tra il gruppo l’Espresso e l’imprenditore di Pompei.