Se in questi giorni i produttori di biciclette europee hanno denunciato l’invasioni di e-bike che arrivano dalla Cina con prezzi sottocosto, anche sul fronte del bike-sharing negli ultimi mesi è cambiato qualcosa. Non è passata inosservata, infatti, la presenza sulle strade di Milano di biciclette diverse da quelle messe a disposizione da BikeMi, il servizio di Atm. Sono le bici di altri due operatori, privati, entrambi cinesi. Si tratta delle due start up Ofo e Mobike, fondate a Pechino rispettivamente nel 2014 e nel 2015, che offrono i nuovi servizi di bike sharing in free floating: le biciclette non hanno stazioni fisse, si prenotano e si sbloccano tramite una app e si possono lasciare dovunque. Tant’è che al Comune di Milano sono arrivate diverse segnalazioni da parte di cittadini che hanno visto (e fotografato) biciclette appese agli alberi, piuttosto che ripescate nel Naviglio. Atti di vandalismo a parte i milanesi, così come era stato per BikeMi, hanno risposto in modo positivo, tanto che Mobike ha raggiunto i 35mila iscritti in 15 giorni. Per l’assessorato alla Mobilità del Comune, interpellato da ilfattoquotidiano.it “non c’è nessuna concorrenza”, i due nuovi servizi risponderebbero ad esigenze diverse del mercato. È tuttavia lecito domandarsi se l’arrivo degli operatori cinesi cambierà e in che modo la sorte di BikeMi e, in generale, del servizio offerto dal Comune. E se ci sarà una guerra dei prezzi. Nel frattempo, dalla Cina arrivano voci di una possibile fusione tra i due giganti cinesi che si dividono il mercato in molte città compreso, appunto, il capoluogo lombardo.

I NUMERI DI MOBIKE E OFO – Insieme le due società valgono quattro miliardi di dollari, ma il mercato è in forte espansione. Secondo l’indiscrezione dell’agenzia Bloomberg la trattativa tra gli investitori è ancora in fase preliminare. Ofo non ha commentato le voci, mentre ha escluso di pensare all’accordo Mobike, leader globale del bikesharing con i suoi 30 milioni di bici utilizzate ogni giorno in 180 città di tutto il mondo, oltre i 5 milioni solo in Cina. Di fatto la fusione potrebbe essere la mossa vincente per la partita giocata sui mercati esteri. Passando dallo scenario internazionale alle strade di Milano, come annunciato dall’Amministrazione comunale, saranno in tutto 12mila le bici senza stallo a disposizione dei cittadini entro la fine dell’anno con il servizio in free floating, che con un bando del giugno scorso che prevede una fase di sperimentazione di tre anni il Comune di Milano ha diviso in tre lotti da 4mila bici ciascuno: Mobike con una flotta di 8mila mezzi (due i lotti aggiudicati) e Ofo con 4mila (un lotto). Il primo operatore è partito a fine agosto, il secondo a metà settembre. Entrambi con prezzi da promozione: con Ofo si pedala gratuitamente fino al 31 ottobre con una cauzione di un euro, mentre Mobike offre dal suo lancio tariffe ridotte da 0,30 centesimi, con cauzione di 1 euro, ma la tariffa standard è di 0,50 euro ogni mezz’ora.

PER IL COMUNE NESSUNA CONCORRENZA – Prima, invece, c’era solo BikeMi, servizio di condivisione che fa parte della piattaforma integrata di mobilità che ATM ha sviluppato per la città: 3.650 biciclette tradizionali, mille a pedalata assistita e 280 stazioni attive. A gestire il servizio è Clear Channel Italia, che nel 2008 si è aggiudicata un bando di gara valido per 15 anni. BikeMi sopravvive non tanto con la tariffa di 36 euro richiesta per le sottoscrizioni annuali (che coprono solo il 25%), quanto con la vendita di spazi pubblicitari sulle bici e nelle stazioni ai clienti della società. Il servizio ha chiuso il 2016 con 55mila abbonati annuali, il 24% in più rispetto all’anno precedente. E anche se i costi sono piuttosto alti, un milione di euro all’anno solo per mille bici, tanto che la scorsa primavera il bike sharing elettrico ha rischiato di saltare, alla fine il Comune di Milano ha annunciato un potenziamento del servizio con l’acquisto di 3mila nuove bici tradizionali e 200 elettriche, oltre al rinnovamento di quasi l’intero parco bici con un sistema più leggero. Un investimento di 3 milioni di euro totalmente a carico del gestore. Ilfattoquotidiano.it ha chiesto all’assessorato alla Mobilità cosa cambierà ora, con i nuovi operatori cinesi in campo. “Milano mette le infrastrutture a disposizione di chi vuole offrire un servizio pubblico ai cittadini – rispondono dall’assessorato – abbiamo iniziato con BikeMi, servizio privato gestito dalla società Clear Channel attraverso Atm e ha funzionato molto bene; nel frattempo sono nate nuove tecnologie e app che danno la possibilità di altri servizi senza stallo fisso”. Da qui il bando vinto dalle due società cinesi. BikeMi è destinato al tramonto? Dall’assessorato nessun dubbio: “Sono due servizi diversi, con lo stallo fisso l’utente sa dove trovare la bicicletta ma è vincolato a riportarla in un luogo, invece gli stalli liberi sono molto utilizzati soprattutto in periferia”. D’altro canto lo stallo fisso ha dei costi che non potrebbero essere coperti dall’utenza della periferia, di certo inferiore numericamente rispetto a quella del centro. Questo limite viene così compensato dagli operatori cinesi, che puntano proprio a coprire un’area più vasta.

LE BICI TROVATE UN PO’ OVUNQUE – È accaduto, però, che a Milano siano arrivate al Comune e agli operatori diverse segnalazioni di biciclette ritrovate un po’ ovunque. Sui social network sono rimbalzate foto di bici lasciate appese agli alberi, abbandonate nelle fontane e persino ripescate nel Naviglio. Dal Comune hanno chiesto che venissero presi dei provvedimenti: “Abbiamo imposto ai due fornitori di fare attenzione, cercando di regolarizzare la consegna delle bici”. Ad avere i maggiori danni, tra bici danneggiate o lasciate in posti improbabili pare sia stata soprattutto la Ofo che fino al 31 ottobre offre ai suoi utenti noleggi a costo zero. In queste ore si cerca di porre rimedio ed evitare nuovi episodi di vandalismo con la richiesta del numero della carta di credito come condizione per iscriversi al servizio.

IL FUTURO DI BIKEMI – ilfattoquotidiano.it Sergio Verrecchia, direttore del settore Bike sharing di Clear Channel, spiega perché BikeMi non soffrirà la concorrenza delle due startup cinesi. “Le tariffe applicate – dice – sono frutto di un business plan basato su un numero di utenti molto più alto. A Pechino ci sono due milioni e mezzo di biciclette free floating su 22 milioni di abitanti, qui a Milano i numeri sono molto diversi, oltre al fatto che gli abbonamenti non possono essere utilizzati in operazioni finanziarie”. Anche Verrecchia conferma, poi, che non c’è alcun conflitto con BikeMi: “Se davanti alla stazione dei treni, collochiamo 50 bici nostre e 50 free floating, queste saranno divise equamente tra le prime cento persone che arrivano, ma gli utenti che arrivano dopo prenderanno quelle di BikeMi, perché le altre non sono state riportate agli stalli fissi”. Allo stesso tempo se un milanese vuole andare in periferia, ci arriva molto più facilmente con il free floating. Molto dipenderà da come i nuovi gestori supereranno la prima fase di avvio, sia in termini di sicurezza, sia di tariffe e costi. E se la convivenza regge sarà un vantaggio prima di tutto per il Comune di Milano, che da BikeMi incassa il 23% delle sottoscrizioni annuali, ma solo dalle mille bici elettriche, mentre da Ofo e Mobike 30 euro l’anno per ognuna delle 12mila bici con tutti i costi a carico dei gestori.