Sarebbe lei la regista occulta di molte iniziative di Kim Jong Un. Capace di coniugare la propaganda del regime con qualche accenno di apertura, come il tentativo di proporre il dittatore nordcoreano come “uomo del popolo”, mandandolo in visita a fabbriche e scuole, o l’idea di dare maggiore impulso al turismo e ai contatti con l’esterno, che tuttavia rimangono minimi. E per questo è stata ricompensataKim Yo Jong, la sorella più piccola di Kim, è stata promossa a membro supplente del politburo, l’ente decisionale di Pyongyang.

Secondo Yang Moo-jin, professore dell’Università sudcoreana per gli Studi sulla Corea del Nord, citato da Bloomberg, Yo Jong sarebbe stata premiata per il lavoro fatto quest’anno per idolatrare il fratello, il quale sta portando avanti la pratica, già attuata dal padre e dal nonno, di dare potere ai membri della famiglia reale. Oltre alla sorella del leader, sono stati promossi a membri del comitato anche Kim Jong Sik e Ri Pyong Chol, due dei tre uomini responsabili del programma missilistico della Corea del Nord. Inoltre il ministro degli Esteri Ri Yong Ho é diventato membro permanente del politburo.

Nell’organo decisionale Kim Yo Jong va a sostituire la zia sua e di Kim, Kim Kyong Hee, che ai tempi del governo del padre dell’attuale leader era una delle persone chiave nel governo. La promozione è stata annunciata nel corso di una seduta del Comitato Centrale del Partito del Lavoratori. La 30enne, che in pubblico si fa vedere molto raramente e di cui non si hanno molte informazioni, viene descritta come una ragazza dall’indole docile, molto riservata e ben educata. Si sa che ha frequentato la stessa scuola di Berna, in Svizzera, in cui è stato mandato anche Kim. I due, che avrebbero un legame molto stretto, sono stati cresciuti da una coppia di zii e sorvegliati da un plotone di agenti. Un aneddoto raccontato da funzionari scolastici svizzeri vuole che Kim Yo Jong fosse sempre seguita da alcune donne che l’accompagnavano negli spostamenti tra la residenza e l’istituto e che queste fossero così premurose che, una volta, la portarono in ospedale per un semplice raffreddore. Nel 2000 la ragazza sarebbe tornata in patria, anche se non si esclude che possa aver studiato in qualche università all’estero. È sposata con il figlio di Choe Ryong-hae, potente segretario del Partito dei Lavoratori.

Il ruolo politico della sorella di Kim comincia una decina di anni fa, in concomitanza con il peggioramento delle condizioni di salute del padre allora regnante Kim Jong-il. Secondo alcuni esperti in quel periodo Yo Jong fu inserita nel piano per la successione. Intorno al 2007 la ragazza entra nel partito e inizia a comparire nelle uscite ufficiali del fratello. È apparsa per la prima volta sotto i riflettori in occasione dei funerali del padre nel 2011. Nel 2013 diventa responsabile della segreteria di Kim e in seguito viene nominata vice direttrice del dipartimento Propaganda e Agitazione del Partito dei Lavoratori, la carica più importante finora ricoperta. Lo scorso gennaio la 30enne è stata oggetto delle sanzioni Usa: il dipartimento del Tesoro, infatti, ha iscritto anche lei tra i sette nominativi di Pyongyang inclusi nella lista di persone accusate di ripetute violazioni dei diritti umani e di censura nell’ambito del regime.

Nel frattempo, continua l’escalation di minacce tra Nordcorea e Stati Uniti. Poche ore fa il numero uno della Casa Bianca Donald Trump ha lanciato un nuovo avvertimento su Twitter: “Presidenti e amministrazioni hanno dialogato con la Corea del Nord per 25 anni… non ha funzionato. Sono stati fatti accordi e pagate ingenti somme di denaro. Ma gli accordi sono stati violati prima ancora che l’inchiostro si asciugasse, facendo fare la figura degli stupidi ai negoziatori Usa”, ha scritto Trump in una serie di tweet, minacciando che con il regime di Kim “solo una cosa funzionerà!”, non specificando però cosa. A queste parole ha replicato il leader di Pyongyang: “Il prezioso arsenale nucleare” della Corea del Nord costituisce “un potente deterrente” che garantisce la sovranità del Paese di fronte alle “protratte minacce nucleari degli imperialisti statunitensi“.