E’ raro e quando succede bisognerebbe scriverselo in agenda, giorno e luogo, ho conosciuto un gentiluomo. Ero invitata a un lunch squisito dallo stilista Antonio Riva, inquilino di Corso Venezia 44 a Milano. Palazzo storico facilmente riconoscibile, facciata color giallino pallido, l’unico di due piani in un’Avenue che sembra di essere a Parigi. E’ così dal 1624, rimasto fedele alla vecchia mappa catastale. Ed ecco arrivati al punto, Roberto Toschi Corneliani, erede della famiglia proprietaria da otto generazioni, ha mantenuto la promessa al nonno: non si tocca, non si specula. E mentre i suoi vicini  aggiungevano piani su piani, il suo palazzo è rimasto cosi com’era, un gioiellino con cortile, serra, verande e giardino napoleonico. Facile farsi due conti, a quanti affitti il conte Toschi, direttore sanitario dell’Ospedale Veterinario San Francesco di via Newton, ha rinunciato se solo si fosse alzato di un piano. Invece non ha voluto nessun intervento invasivo. E pensare che il nonno aveva già ottenuto i permessi per alzarsi  di “ livello”. Licenza rimasta a fare muffa in qualche cassetto comunale ma che invece da più lustro a chi ci abita. Le scuderie sono state trasformate e Michael Korns ne ha fatto il suo show room. Laura Morino ha convocato chicchettose signore e Antonio Riva nella serra di palazzo con vista su ortensie alte due metri ha  fatto sfilare abiti da sogno con gioielli della griffe scintillante Damiani mentre uno chef stellato serviva prelibatezze all’altezza. Solo una calata di aplomb per le damine che si sono arraffate il profumo alla rosa firmato Antonio Riva.

Nel cortile davanti al pozzo scolpito in pietra, che è diventato una fioriera di gerani, Roberto ha ospitato la scultura in acciaio brunito dell’artista bresciano Marco Giori, “Equilibrio dell’Anima”, in posizione yoga, che sembra spiccare il volo, se non fosse per quella freccia che trafigge il cuore.

Giro l’angolo, Via Palestro 16, altro cortile immaginifico, degno di un palazzo reale trasformato in Galleria d’Arte ModernaLuisa Beccaria ha fatto arrivare i fioristi/artigiani da Noto (Sicilia) che lo hanno rivestito di petali. Sul tappeto fiorato hanno sfilato abiti da favola, chiffon, organze e sete, nelle stesse nuance dell’infiorata. La creatività è una questione di Dna. I figli Ludovico e Lucrezia Bonaccorsi, dopo tre anni di arancini e cannoli serviti on the road su un’Ape convertito in friggitoria ambulante, hanno trovato la location perfetta per LuBar. E l’orangerie del GAM diventa un bistrot che sembra uscita da una tela di Renoir. Ampie vetrate settecentesce spalancate sul parco, ma le piante entrano anche nel jardin d’hiver, palme e cactus. Si respira un’aria da festa di paese, ma più chic. C’è il carretto dei gelati, i nidi d’ape al miele serviti nei cocci di Caltagirone e le panelle palermitane sposano con acciughe e sarde. Il bancone del bar sembra malachite, invece è plastica riciclata.

Si vede che Lucrezia che ha studiato scenografia alla St. Martin di Londra è uscita a pieni voti.  Nel dream team messo su da Ludovico, dallo chef ai camerieri, vestiti alla siciliana con coppola e gilet, hanno tutti meno di 30 anni. Evoluzione dello street food? Non solo. Il New York Times gli ha dedicato una paginata e pure Vogue America e Hola. Il Lubar è soltanto l’ultimo “bocciolo” di un progetto a tutto campo  che si chiama “Luisa Beccaria Life Style” che è cominciato con il recupero del borgo settecentesco di Castelluccio nel siracusano. Voscienza (vostra eccellenza) è così che i paesani la riverisco con una benedizione. E Sabbenedica vossia a Lucilla, la primogenita, che si è sposata con l’imprenditore Filippo Richeri. La sposa è arrivata in chiesa sotto un tendalino di merletto sorretto da nove paggetti. All’uscita una cascata di petali e lancio di otto colombe bianche. Nell’oliveto tavolate di pizzo crochet e ricotta fatta al momento dai contadini del borgo. Aperte le danze sulle note della quadriglia del Gattopardo, fra migliaia di lumicini sugli ulivi. Tema del bal en tete, Like a flower. Alcune acconciature delle signore sembravo davanzali fioriti in testa. Al posto delle bomboniere mini vasetti dell’olio del Castelluccio. E cestate di confetti. Santu e riccu (santi e ricchi). Viva gli sposi.

@januariapiromal