No alle preferenze, che siano facoltative (come proposto da Fratelli d’Italia) oppure obbligatorie, come auspicato da un emendamento del M5s. No al voto disgiunto. E nessuna modifica di peso all’impianto del Rosatellum bis. Dopo una giornata di votazioni in commissione Affari costituzionali, i lavori si aggiornano a domani ma quello che rimane certo è il fatto che nessuno dei punti principali della legge sia stato toccato. Regge quindi, per ora, l’asse a quattro di Pd, centristi, Forza Italia e Lega Nord. Anche se è stata Area popolare in serata a mettere la faccia sulla richiesta di modificare la soglia di sbarramento al Senato, prevista ora al 3 per cento su base nazionale: chiedono che sia calcolata su base regionale, con la soglia superata in almeno tre regioni. Sul tavolo resta, oltre la questione delle soglie appunto, quella delle firme da raccogliere per presentarsi alle elezioni e le norme per l’equilibrio di genere. Confermate le liste civetta, ovvero il meccanismo per il quale i voti dei partiti che superano l’1% ma non lo sbarramento del 3% vengono assegnati alla coalizione collegata. Sugli altri punti principali della legge, la commissione si è già espressa oggi e nelle votazioni l’accordo a 4 Pd, centristi, Forza Italia e Lega non è mai venuto meno.

Sono stati respinti tutti gli emendamenti sul voto disgiunto, sulle preferenze, sul premio di maggioranza, sullo scorporo ed è stato accolta una modifica, chiesta dagli azzurri, per ridurre il numero dei collegi plurinominali che dai 70 originari dovrebbero diventare circa 65. Bocciata la norma 5 Stelle ribattezzata ‘anti Berlusconi’ in quanto stabiliva che, pena della inammissibilità della lista, non potesse essere a indicato come capo della forza politica chi risulta essere incandidabile o ineleggibile, come appunto il leader di Fi. Annunciato parere negativo anche su un altro emendamento che chiamava in causa Berlusconi: Fi chiedeva che venisse introdotto il principio che è capo della coalizione il leader del partito più grande.

Altra novità riguarda la scheda elettorale. Su proposta del relatore Emanuele Fiano, sulla scheda saranno scritte alcune ‘istruzioni per l’uso’ per gli elettori. Quattro righe in cui si spiega come viene attribuito il voto: chi vota il candidato dell’uninominale automaticamente dà il voto, anche senza contrassegnarlo, alla lista o liste coalizzate che sostengono quel candidato nel collegio. Questo è uno dei tanti punti contestati dagli oppositori del Rosatellum che, per dirla con Alfredo D’Attorre di Mdp, “è una schifezza peggiore del Porcellum che almeno una sua logica d’insieme ce l’aveva”. Durissimi anche i 5 Stelle. “Ecco cosa stanno facendo, stanno di nuovo prendendo in giro gli italiani! Il Rosatellum Bis -si legge nel blog di Beppe Grillo- è una frode elettorale, la soglia per le liste in coalizione è allo 0,7 per cento! Un mercato delle vacche a cielo aperto, dove miriade di liste inventate, senza alcun riferimento ai territori, contrattano il loro posticino in paradiso in cambio di una manciata di voti. Se vincono loro, riabituatevi a Mastella ministro della Giustizia con l’1,4 per cento dei voti dei cittadini”.

In commissione, poi, oggi c’è stata anche tensione tra Fdi e Forza Italia. “Vergognoso l’atteggiamento degli pseudo alleati di Fi, almeno mi pare che la Lega si sia astenuta…”, ha attaccato Ignazio La Russa dopo la bocciatura dell’emendamento di Fdi che chiedeva l’introduzione della preferenza facoltativa. “La nostra proposta non imponeva le preferenze a nessuno, anche perché sappiamo che spaventano molti, ma avrebbe consentito a chi avesse voluto, come Fdi, di potersene avvalere permettendo ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti”. Ha ribattuto l’azzurro Francesco Paolo Sisto: “Essere alleati non significa necessariamente convergere sulle stesse posizioni sempre e comunque. Non può essere un emendamento non condiviso a sfiorare la lealtà della nostra alleanza alla coalizione di centrodestra”. E sul punto è intervenuto anche il dem Rosato. “Ignazio la Russa era venuto da noi chiedendo soltanto due cose: le pluricandidature e la soglia del 3% e ora fa l’eroe facendo l’elenco della spesa con preferenze e premio di maggioranza…”.

NO ALL’INELEGGIBILITA’ DI PRESIDENTI E ASSESSORI REGIONALI – Ma oltre alla bocciature e alle polemiche nel centrodestra sulle preferenze, la maggioranza della commissione Affari costituzionali ha bocciato anche altri emendamenti, alcuni dei quali presentati dal verdiniano Massimo Parisi (Ala). No, ad esempio, alla proposta che introduceva il premio di governabilità, ovvero 50 seggi al partito o alla coalizione che avesse superato il 40%. Stop, inoltre, all’ineleggibilità per i presidenti e gli assessori della Giunte regionali, e i magistrati – inclusi quelli collocati fuori ruolo – in servizio o che hanno prestato servizio nei cinque anni precedenti la data di accettazione della legislatura. Bocciata anche la proposta che disponeva per i giudici candidati e non eletti la possibilità di essere ricollocati in ruolo solo nei cinque anni successivi alle elezioni e al di fuori della circoscrizione elettorale in cui hanno presentato la candidatura. “Il motivo del mio parere contrario – ha spiegato il relatore Emanuele Fiano – non sta nel merito ma nell’evidenza che il ddl sulla candidabilità dei magistrati è in itinere e non riteniamo coerente inserire una parte di quella norma mentre una legge compiuta e organica si sta approvando”.

RESTA L’OBBLIGO DELLO STATUTO – La Commissione ha respinto anche un emendamento alla legge elettorale di M5s che avrebbe eliminato per i partiti e movimenti l’obbligo di presentare il proprio statuto al momento di depositare il simbolo elettorale. Questo obbligo è previsto dalla legge vigente (l’Italicum modificato dalla Consulta) e il Consultellum 2.0 non interviene su questo punto, quindi confermandolo. Bocciato anche un altro emendamento di M5s che manteneva l’obbligo di presentazione dello statuto, ma precisava che “i contenuti dello Statuto non possono essere oggetto di valutazione ai fini della presentazione dei candidati”. Resta da votare un emendamento di Andrea Mazziotti che introducono degli obblighi più stringenti per i partiti.

BLOG GRILLO: “È UNA FRODE ELETTORALE – “Ecco cosa stanno facendo, stanno di nuovo prendendo in giro gli italiani! – si legge sul blog di Beppe Grillo – Il Rosatellum Bis è una frode elettorale, la soglia per le liste in coalizione è allo 0,7 per cento! Un mercato delle vacche a cielo aperto – hanno attaccato i grillini – dove miriade di liste inventate, senza alcun riferimento ai territori, contrattano il loro posticino in paradiso in cambio di una manciata di voti. Se vincono loro, riabituatevi a Mastella ministro della Giustizia con l’1,4 per cento dei voti dei cittadini”.

I portavoce del Movimento 5 Stelle, invece, hanno sottolineato che nel marasma c’è solo un punto fermo: “I cittadini non devono scegliere. Questa è l’unica certezza che questa legge elettorale ci sta restituendo – hanno detto – Oggi sono stati bocciati i nostri emendamenti per la reintroduzione delle preferenze. Una battaglia che portiamo avanti da 10 anni, a partire dalle 350mila firme raccolte al primo VDay. Ma i partiti se ne fregano altamente del diritto dei cittadini a scegliersi i propri rappresentanti, perché devono essere le segreterie a decidere per loro. Questa è la considerazione che i partiti hanno nei confronti degli italiani”.