Stop a bus e metro, centinaia di migliaia di manifestanti che hanno bloccato 52 strade. Solo 300mila, secondo quanto riferisce la polizia municipale, sono scesi in piazza a Barcellona. Vestiti con le bandiere della Catalogna, simbolo dell’indipendentismo dell’area più ricca di Spagna. Dopo la repressione, i feriti e le violenze della polizia durante il referendum, è il giorno dello sciopero generale che paralizza la regione. E contro la quale si scaglia il ministro dell’Interno spagnolo Juan Ignacio Zoido, che accusa il governo catalano di “incitare” la popolazione “alla ribellione”. “Vediamo il modo in cui il governo della Generalitat spinge giorno dopo giorno la popolazione verso l’abisso e incita alla ribellione nelle strade”, ha dichiarato. E il Re Felipe si rivolgerà alla nazione questa sera alle 21 in un messaggio trasmesso alla televisione.

Lo sciopero di massa va in scena in primis a Barcellona, ma anche in tante altre città e comuni catalani. Già dalle prime ore del mattino si sono formati diversi chilometri di coda sulle strade interessate dalle dimostrazioni, alcune scuole non hanno aperto e il trasporto pubblico è ridotto al minimo. La mobilitazione è stata indetta dai sindacati spagnoli Cgt, Iac, Intersindical CSC e COS, “contro la repressione e per le libertà”. E il premier spagnolo Mariano Rajoy sarà in Parlamento la prossima settimana per riferire della situazione della Catalogna, ma ancora non è stata fissata la data in cui si terrà questa sessione plenaria.

Le quattro sigle hanno spiegato che l’invito è rivolto non solo ai lavoratori ma a tutta la cittadinanza. Il governo regionale di Carles Puigdemont ha appoggiato lo sciopero, al quale si sono uniti anche i dipendenti del porto di Barcellona, le università pubbliche, la Federcalcio catalana, il Museo d’arte contemporanea. Resterà chiusa anche la Sagrada Familia. A non aderire, sono invece state le due principali confederazioni sindacali spagnole, la Ugt e le Comisiones Obreras (CcOo) perché “in nessun caso avalleranno posizioni che diano copertura” a una dichiarazione unilaterale di indipendenza. “Diciamo chiaramente che non accettiamo quella posizione o quella strategia politica”, hanno detto, chiedendo però al governo spagnolo di “aprire uno scenario di dialogo e di proposta di contenuti”.

CRONACA ORA PER ORA

17.32 – La richiesta d’aiuto all’Europa di Sant Antoni de Vilamajor
Gli abitanti di un comune catalano di 3mila anime, Sant Antoni de Vilamajor, hanno lanciato un originale appello all’Ue perché contribuisca a trovare una soluzione politica alla crisi della Catalogna, come ha chiesto il presidente Carles Puigdemont. Sulla piazza centrale del paese hanno scritto con i loro corpi una grande ‘scritta umanà, che in inglese lancia una sorta di Sos: “Hel Us Europe” (Aiutaci Europa).

16.17 – In 300mila a Barcellona
Sono circa 300mila i manifestanti che hanno sfilato stamattina a Barcellona, in diversi punti della città, per protestare contro le cariche della polizia del 1° ottobre, giornata del referendum per l’indipendenza della Catalogna. È il bilancio fornito dalla polizia municipale di Barcellona, che aggiunge che il gruppo più numeroso di dimostranti si concentra nel Parque de la Ciutadella, davanti alla sede del Parlamento regionale.

14.35 – In migliaia davanti alla Generalitat di Girona
Circa 30mila persone si sono raccolte davanti alla delegazione della Generalitat catalana a Girona in occasione della manifestazione del settore dell’istruzione convocata lì per protestare contro la repressione del 1° ottobre. Lo riferisce la polizia locale. c

13.50 – Proteste davanti alle scuole del referendum
Migliaia di persone si sono raccolte davanti alle scuole di tutta la Catalogna in cui domenica sono intervenute Guardia civil e polizia nazionale durante il referendum. La concentrazione più grande è davanti alla Ramon Llull, dove c’è stata una carica di polizia. Migliaia di dimostranti hanno portato fiori sul posto. All’evento era presente anche la sindaca di Barcellona, Ada Colau, che si è detta emozionata e ha affermato che le scuole di Barcellona sono “un modello di convivenza che ci rappresenta”. Centinaia di persone, per esempio, anche davanti alla scuola Mediterrania di Barcellona, in cui le cariche della polizia hanno provocato diversi feriti, e davanti all’istituto secondario Joan Fuster, uno dei primi in cui la Guardia civil è entrata, sfondando una porta.

12.18 – Barcellona, in migliaia davanti al commissariato della Policia Nacional
Migliaia di persone si sono concentrate pacificamente a Barcellona davanti al commissariato della Policia Nacional spagnola in Via Laietana per protestare contro le brutalità di domenica contro i seggi del referendum. La folla ha chiesto la partenza delle “forze straniere” dalla Catalogna e cantato l’inno catalano Els Segadors. Diverse altre manifestazioni sono in corso in tutta la Catalogna, dove oggi è stato proclamato uno sciopero generale di protesta contro le violenze della polizia spagnola.