Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che ad aprile vedrà Dio tanto a Bologna quanto a Milano. Altre considerazioni.

1. Per mezz’ora sembrava la solita Atalanta, bella con tutti tranne che con la Juve. Poi, la meraviglia. Rimonta eroica, contro una Juve inizialmente sublime che ha poi forse avuto la colpa di credere di averla già chiusa: strano, per lei. L’ho già scritto, ma adoro oltremodo il genio circense ma concreto di Papu Gomez. Non l’ho ancora scritto, ma Gasperini è uno dei più grandi valorizzatori di giovani. Egli insegna e dispensa calcio. Sia dunque lode.

1 bis. Sconcertante il rigore confermato alla Juve. Dybala ha poi sbagliato (o Berisha ha parato, fate voi). In caso contrario, sarebbe stato un errore pesantissimo anche in chiave scudetto. Sbagliare in diretta ci sta, farlo dopo aver visto 74 volte il Var è vieppiù esecrabile. Verrebbe da dire che il direttore di gara non se l’è sentita di decidere due volte contro la Juve col Var. Oppure, e non so se sia meglio, che non ce l’ha fatta per due volte ad ammettere di avere sbagliato. Questo Var continua a essere una cosa giusta, usata però troppo spesso male.

2. Quanto è bello, il Napoli del Che Gue Sarri. Che magniloquenza sistematicamente iridescente. Tutto, nel Commodoro Marxista, è grazia e letizia. Persino le smadonnate. Settima vittoria consecutiva in campionato e 476esima complessiva, considerando quelle della stagione precedente. Di fatto, in serie A, il Che Gue Sarri non perde o pareggia da quando combatteva in Bolivia col suo omonimo Che Guevara. Pazzesco.

3. #epicbrozo.

4. Di cose cafone se ne vedono tante, ma l’esonero di Ancelotti comunicato a cena – a cena – da Rummenigge davanti alle telecamere mi è parso davvero vile. Mancanza assoluta di tatto, educazione e garbo. Vergogna.

5. Tornando all’Inter. Ha sfruttato appieno un calendario sorteggiato da Vecchioni e ha gli stessi punti della Juve. Gioca quasi sempre maluccio, e anche ieri stava per bastare un D’Alessandro deluxe per subire una rimonta clamorosa contro lo sfortunato Benevento, però poi alla fine ha vinto. Dopo la sosta è attesa da un altro impegno facile (il derby). Tre punti sicuri. Spalletti è già in finale di Champions League. E siamo appena a ottobre. Non si ferma più.

6. In poco più di un mese, il Milan è già fuori aritmeticamente dalle prime quattro posizioni. Montella è a un passo dall’esonero. E Donnaruma, con Silva e Suso, sono già con le valigie in mano pensando a giugno. Trionfo su tutta la linea.

6 bis. Il Milan può tirare in ballo la sfortuna, ed è vero che la gara poteva chiudersi sullo 0 a 0. “Se segnava Bonucci”, “Se segnava Kalinic”. Certo. E se Giachetti avesse le ruote sarebbe una Prinz. Il jolly di Dzeko, complice la deviazione di Romagnoli, ha spostato gli equilibri. La Roma non ha rubato nulla, Di Francesco ha sofferto molto meno di quanto si credesse a Trigoria e si giocherà la terza/quarta piazza con Inter e Lazio (temo per Inzaghi che a restar fuori saranno i biancocelesti). Montella aveva più responsabilità a Genova – contro una Samp che sabato ne ha prese 4 dall’Udinese – che ieri, ma le perplessità restano troppe. Non appena va in svantaggio, la squadra muore. Il centrocampo a 5 crea “densità”, ma rallenta il gioco e a Kalinic non arriva nulla di potabile. La difesa a 3 non ha rassicurato Bonucci, ieri appena in ripresa ma ancora lontano parente di quello visto alla Juve. Donnarumma non è contento se non sbaglia un rinvio a partita, Calhanoglu è molto bravo a farsi le seghine. Soprattutto: la squadra non ha uno straccio di gioco.  Poche le note positive: Borini in fascia, Renegade Rodriguez dignitoso, il secondo tempo di Silva, qualche geometria di Biglia. Fine. Questo Milan faticherà ad arrivare sesto.

7. A Montella, che ha avuto la bella pensata di ammazzare Bonaventura e la Luce per dar retta a Bonucci e incaponirsi su questo sommamente empio 3-5-2, vorrei giusto chiedere una cosa. Una sola: quante partite ha vinto, da quando è al Milan, senza Suso?

8. La Lazio è bellissima. Il Genoa no. La Viola è sempre maestra nel coito interrotto. Spal e Crotone allungano il brodo. Cagliari in alto mare. Chievo pugnace, Sassuolo martirizzato. Nebbia in Val Padana. Nardella nuovo Messi.

9. Epocale impresa del telecronista Sky di Torino-Verona a Diretta Gol. I padroni di casa stanno vincendo 2-0 con agio, poi però Belotti si fa male e succede di tutto. Il Verona segna, anzi no, anzi sì: lo ha detto il Var. 2-1. Il telecronista non è d’accordo, ma gli tolgono la linea. Quando gliela ridanno, c’è Pazzini dal dischetto. Lui, mitologico: “L’arbitro ci ha ripensato ancora, ha tolto il gol al Verona ma gli ha dato il rigore”. Ah. Pensa te. Quindi siamo ancora 2-0. Pazzini segna. Due a uno Torino. Solo che la regia dice 2-2. Oh cazzo: chi ha ragione? A questo punto il telecronista, di cui esigo subito il poster in camera, si chiude in un mutismo straziante. Poi, dopo un minuto di dolore vero, riprende come nulla fosse e sciorina una ficcante supercazzola citando il Var, i sumeri e la battaglia di Anghiari. Idolo vero.

10. Ogni volta che Kessie imposta, un Iniesta si dà fuoco.