Una via di Grosseto, “meglio ancora se un parco”, alla memoria di Giorgio Almirante. La proposta, attraverso una mozione, porta la firma del capogruppo della Lega Nord Mario Lolini, che fa parte della maggioranza di centrodestra, capitanata dal sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna. Lolini ci provò anche vent’anni fa, allora era capogruppo di An. Ma gli andò male: passò solo la proposta di una via intitolata a Bettino Craxi. Per il centrodestra, sindaco Alessandro Antichi, fu un sorriso a metà. “Allora i tempi non erano maturi, ma nel frattempo la situazione è cambiata e non ci vedrei nulla di strano se la mia mozione venisse approvata”, spiega Lolini. Ha già incassato l’ok degli altri partiti della maggioranza, a cominciare dai Fratelli d’Italia. E, quel che più conta, del sindaco Vivarelli Colonna, che su facebook la definisce “un’ottima proposta” e a Lolini che gli ricorda gli ostacoli di vent’anni fa rassicura: “Questa volta il coraggio lo avremo”.

Via Almirante nella Grosseto rossa non è quindi una boutade, ma una vera e propria mozione. Verrà discussa e forse approvata entro la fine di ottobre, anche se c’è anche chi ipotizza che il giorno “giusto” sarà il 22 maggio, quando cadranno i trent’anni dalla morte dell’ex segretario del Msi. “Personalmente – aggiunge il sindaco Vivarelli – non capisco la polemica che pare accogliere una mozione che ancora deve essere discussa e che mira a intitolare una via ad un politico che è stato spesso apprezzato trasversalmente, che, voglio ricordare, ha mostrato sempre rispetto per tutti gli avversari politici e che non esitò a partecipare personalmente ai funerali di Enrico Berlinguer“. “E’ una proposta concreta e considerando ciò che hanno fatto finora non c’è da sorprendersi”, commenta il grossetano Leonardo Marras, capogruppo del Pd in consiglio regionale. L’opposizione insorge non solo per la contrarietà a rendere omaggio all’ex segretario missino. Che fu, come ricorda Luciana Rocchi, coordinatrice scientifica dell’istituto storico della Resistenza di Grosseto, un personaggio di primo piano del regime fascista e della Repubblica di Salò. Gran sostenitore delle leggi razziali, Almirante fece parte della redazione di Difesa della razza e caporedattore del Tevere, periodico che si distinse per una campagna antiebraica “estremista, sfrenata, azzardosa”. Per cui l’ex dirigente fascista non è, sottolinea la Rocchi, “un personaggio da proporre come esempio per le nuove generazioni”.

A Grosseto la proposta di una via ad Almirante cade poi in una memoria ferita dalla strage di Niccioleta, nel comune di Massa Marittima. Qui, sulle colline della Maremma, nella notte tra il 12 e il 13 giugno 1944 furono uccisi 83 minatori dalle truppe nazifasciste. “Venticinque miei compaesani per lo più miei coetanei, furono condotti a Castelnuovo in Val di Cecina e fucilati – ha scritto padre Ernesto Balducci – Ricordo ancora quando tornarono le bare al paese agghiacciato. Sento che devo essere degno di loro, che la mia cultura non mi deve staccare da loro, che anzi accresce le mie responsabilità di solidarietà con il mondo”.

C’è chi come l’Anpi grossetana incolpa Almirante di complicità in quella strage: “Almirante è stato complice del più efferato eccidio nazi-fascista perpetrato in Maremma, ovvero l’eccidio dei minatori alla Niccioleta il 13 giugno 1944 in seguito ad un manifesto affisso in tutti i comuni della provincia di Grosseto, firmato proprio da lui”. Il bando è del 17 maggio e invita tutti “gli sbandati” ai posti militari pena la fucilazione. Lo firma Almirante come capogabinetto del ministro fascista Fernando Mezzasoma. In realtà, puntualizza la Rocchi, che sta ultimando un libro sula storia del fascismo a Grosseto, non c’è un nesso diretto tra il bando, affisso in tutta la penisola, e la strage. Anche se può aver favorito un clima favorevole all’eccidio.