Un Piano nazionale integrazione per chi ha diritto alla protezione internazionale che preveda “diritti”, ma “anche doveri” di chi è accolto. Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha presentato il progetto del Viminale, più volte annunciato nelle scorse settimane. Gli stranieri sul nostro territorio, stando al piano del Viminale, dovranno imparare la lingua italiana, condividere i valori della Costituzione, rispettare le leggi, partecipare alla vita economica, sociale e culturale del territorio. Chi accoglie invece si impegna da parte sua ad assicurare uguaglianza e pari dignità, libertà di religione, accesso a istruzione e formazione, interventi per facilitare l’inclusione nella società e l’adesione ai suoi “valori non negoziabili”. Tra questi ultimi il ministro dell’Interno ha citato la laicità dello Stato ed il rispetto della donna.

“Sono profondamente convinto”, ha detto Minniti al Quotidiano nazionale, “che il grado di civiltà di un Paese si misuri soprattutto attraverso due indicatori: il rapporto uomo-donna e quello tra politica e religione, o Stato e Chiesa. Ebbene, su questi due punti la nostra linea è e sarà una sola: i nostri valori vanno a tutti i costi assimilati. Chi ritiene che la donna debba essere succube dell’uomo e la legge dello Stato succube della legge di Dio (la sharia) si pone automaticamente fuori dalla nostra civiltà giuridica. Esistono valori non negoziabili, e su questi abbiamo il dovere di non arretrare”, ha continuato il ministro sottolineando che “nei casi estremi si applica con scrupolo la legge fino a togliere la patria potestà, come è accaduto a quei genitori pakistani che a Bologna hanno rapato a zero la figlia perché considerata troppo ‘occidentalizzata’. Ma credo che l’integrazione non possa essere imposta per legge. Se forzassimo la mano sul credo religioso otterremmo risultati opposti a quelli desiderati”.

Il Piano, ha sottolineato invece il Viminale, “è un primo passo verso la costruzione di un sistema di integrazione dei beneficiari di protezione internazionale in Italia ed individua le priorità nazionali per realizzare l’effettiva integrazione e per rimuovere gli ostacoli che di fatto la impediscono”. Si rivolge quindi ai 74.853 beneficiari di protezione internazionale: 27.039 rifugiati e 47.814 titolari di protezione sussidiaria. Gli obiettivi sono promuovere la convivenza con i cittadini italiani “nel rispetto dei valori costituzionali e con il reciproco impegno a partecipare all’economia, alla vita sociale e alla cultura dell’Italia; concorrere al raggiungimento dell’autonomia personale; ottimizzare le risorse economiche per evitare la duplicazione e superare la settorialità della programmazione degli interventi”. Tanti i soggetti istituzionali coinvolti nell’applicazione dell’iniziativa, oltre al ministero dell’Interno: i ministeri di Lavoro, Esteri, Giustizia, Istruzione, Salute e Politiche agricole, l’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali (Unar), Regioni, Enti locali e Terzo settore.