Seggi sotto sequestro, identificazione dei responsabili del voto, confisca delle urne e siti pro-referendum oscurati. Così la Spagna si prepara ad affrontare il voto sull’autonomia in Catalogna previsto per il 1° ottobre. Il 26 settembre la Procura di Madrid ha dato ordine recintare tutti i luoghi – scuole, centri civici, uffici – in cui si prevede lo svolgimento della consultazione. Sale, dunque la tensione nella regione, tanto che il premier Mariano Rajoy  ha deciso di non prendere parte al vertice digitale dell’Ue – in Estonia dal 28 e al 29 settembre – proprio a causa del referendum per l’indipendenza di domenica. Per l’appuntamento elettorale dichiarato “illegale” da Madrid sono attese centinaia di migliaia di persone ai seggi: il 62% dei catalani dice andrà a votare.

Procura: “Seggi sotto sequestro” –  Dopo il sequestro delle schede elettorali e le multe fino a 12mila euro per gli organizzatori del referendum, la Procura spagnola ha ordinato ai Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, di recintare tutti i locali indicati come seggi elettorali per il referendum. L’obiettivo è sempre lo stesso: impedire il voto che è stato dichiarato “illegale” dalla Consulta. Non solo nessuno può entrare negli edifici, ma non si può votare neanche nei dintorni dei seggi per un raggio di 100 metri. Nei piani del procuratore capo José Maria Romero de Tejada entro sabato e fino a domenica sera, la polizia regionale deve prendere il controllo dei seggi. Un sequestro che andrà avanti fino alle 21 di domenica, ora prevista per la chiusura dei seggi.  Non solo. Se ci saranno persone al loro interno, dovranno essere identificate ed allontanate. Tutto il materiale che potrebbe servire per “l’esercizio del voto, schede, urne, computer , documentazione o propaganda elettorale”, sarà sequestrato.

Oggi sono state occupate le prime scuole dove si allestiranno i seggi. Gli agenti catalani hanno passato in rassegna gli uffici per identificare le persone responsabili, informandole che il referendum è stato dichiarato “illegale” dalla corte costituzionale spagnola.  Un’azione di forza che potrebbe non piacere ai cittadini chiamati alle urne. Basti pensare che l’Assemblea dei contadini catalani ha lanciato un appello a tutti i produttori perché domenica prossima difendano con i loro trattori i seggi dove si svolgerà il voto sull’indipendenza.

E anche gli ordini che cadono sulla polizia regionale, sono diventati motivi di scontro. Il comando dei Mossos e il governo catalano, infatti, si oppongono al tentativo di Madrid di porre gli agenti catalani, con la Guardia Civil e la Policia Nacional, sotto la direzione  del ministero degli interni spagnolo, per impedire lo svolgimento del referendum del 1 ottobre. In base allo statuto di autonomia della Catalogna i Mossos, infatti, dipendono dal governo regionale. Ma anche dalla Procura spagnola come polizia giudiziaria.

Siti pro-voto bloccati – Il governo regionale catalano, intanto, non arretra di un millimetro: il voto andrà avanti in ogni caso. Ma anche Madrid mantiene la linea dura e prende la decisione di oscurare i siti a favore del voto sull’indipendenza. La guardia civile spagnola ha chiuso oggi 140 pagine web: tra queste anche il sito dell’Assemblea nazionale catalana, la prima organizzazione della società civile indipendentista presieduta da Jordi Sanchez. L’ordine di  bloccare i portali è arrivato direttamente dall’Alta corte catalana. Non si fa attendere la risposta del  ‘Govern’ catalano. Il portavoce Jordi Turull, ha accusato Madrid di portare avanti l’azione “si specchia nella Corea del Nord e si dedica a chiudere pagine web”. E proprio dalla Rete potrebbe arrivare una via di fuga per il ‘Govern’. Sembra non essere esclusa una contromossa del presidente Carles Puigdemont. Il quotidiano La Razon ipotizza che la regione catalana a sorpresa potrebbe spostare la consultazione dai seggi a internet per aggirare il blocco spagnolo.

Rajoy incassa appoggio Usa: “Spagna sia unita” –  Intanto Rajoy da Washington ribadisce un appello al buon senso e al dialogo, incassando il sostegno del presidente Donald Trump.“Spero si torni al buon senso e che questa storia possa terminare al più presto”, sono state le parole del premier spagnolo che venerdì non andrà al vertice Ue di Tallin per gestire la crisi da Madrid. “Questa vicenda non porta nulla di buono ai cittadini. Dobbiamo avviare una nuova fase in cui sia centrale il dialogo”, ha detto nella conferenza stampa.”La Spagna dovrebbe rimanere unita”, è stata la frase di appoggio di Trump.