Sfuriata irrefrenabile di Antonio Pappalardo, generale dei Carabinieri in pensione, ex sottosegretario alle Finanze del governo Ciampi ed ex deputato socialdemocratico eletto nel 1992 col Psdi, rimbalzato agli onori delle cronache, dopo la parentesi coi Forconi, per aver annunciato una “rivoluzione sovranista” tramite il suo Movimento Liberazione Italia. Contattato da La Zanzara (Radio24), l’ex parlamentare siciliano spiega la manifestazione da lui capeggiata nei pressi di Montecitorio lo scorso 11 settembre, contro “il governo abusivo” e “la sperimentazione dei vaccini sui bambini”: “C’erano 3mila persone: andavano a rotazione, cioè entravano, uscivano e se ne andavano in giro per Roma. Il popolo sovrano, alla fine, ha dato atto di diffida al capo dello Stato, chiedendo lo scioglimento del Parlamento. La diffida è stata consegnata al poliziotto che stava lì per l’ordine pubblico e che ha firmato l’atto”. Pappalardo è incalzato dalle domande di Giuseppe Cruciani, che gli chiede: “E se il capo dello Stato non fa niente?”. “Ma lei cosa vuole da me?” – ribatte, spazientito, l’ex generale – “Mi meraviglio che voi giornalisti non teniate conto del fatto che il popolo sovrano in 3mila unità ha dato un atto di diffida a Mattarella. Questi sono abusivi da 3 anni e mezzo, il magistrato dovrebbe arrestarli tutti. E non lo diciamo noi, lo dicono Zagrebelsky e tanti magistrati. Ma scusi, lei sta facendo l’interrogatorio a me o vuole sapere cosa stiamo facendo? Io non ho tempo da perdere con lei. Io mi confronto con il popolo, va bene? L’interrogatorio lo faccio io a lei, da generale dell’Arma, perché lei non ha fatto il suo dovere e non ha informato i cittadini che questi da 3 anni e mezzo sono abusivi. Mi vuole rispondere?”. La rabbia di Pappalardo deflagra quando Cruciani gli chiede conto reiteratamente del vitalizio che prende (3108 euro lordi al mese): “Voi non valete un fico secco. Quel vitalizio di 2mila euro netti al mese mi serve per girare per tutta Italia. Faccia questa domanda al M5S! Lei lo deve dire a quelli del M5S!”. “Lei è un privilegiato. Vuole arrestare il Parlamento, ma prende il vitalizio e la pensione da generale”, ammonisce il conduttore. “Io ho pagato i contributi, 120 milioni di lire”, si difende l’ex deputato. “Anche gli altri parlamentari dicono così, è come tutti gli altri”, ribatte Cruciani. “Andate a farvi friggere“, risponde Pappalardo, che interrompe bruscamente la conversazione. Viene nuovamente ricontattato telefonicamente e si replica la bagarre. “Lei è un emerito cialtrone!”, tuona Pappalardo. Interviene anche David Parenzo, che suggerisce: “Lei, generale, in questo momento deve alzare le mani e si deve arrendere. Ma si deve arrendere davanti a un plotone di medici!“. E Pappalardo è incontenibile: “Lei è uno stronzo! Lei è un emerito stronzo! Ha capito? Nei miei video dirò che lei è un emerito stronzo e una zanzara del cazzo”. Chiude nuovamente la telefonata e pochi minuti dopo pubblica su Facebook un video, cadenzato dal rumore di spari in sottofondo: “Quei cialtroni di Cruciani e di Parenzo, venduti alla Confindustria, perché sono pagati da questi mascalzoni, hanno cercato di dirmi delle insolenze con questa trasmissione, La Zanzara della minchia. Questa Zanzara che, anziché controllare i peli nel sedere alle lobby di potere e a quelli che affamano il popolo, vanno a rompere le scatole a un generale dei Carabinieri, che per 42 anni ha fatto il suo servizio con onestà e lealtà. E questi cialtroni attaccano un generale dell’Arma. Li ho fatti a pezzi” – continua – “Li ho mandati dove si meritano. Questi cialtroni della Zanzara hanno disprezzato il popolo. Cialtroni! Cruciani e Parenzo, siete due emeriti cialtroni. Meritate lo sputo in faccia dal popolo. Siete il letame più schifoso della nostra società. Vergognatevi. Voi della Zanzara della minchia, mentre questi dal 2014 erano abusivi, che cazzo avete fatto? Siete stati zitti. Sono dovuto uscire fuori io, generale dei Carabinieri. Cruciani e Parenzo, toglietevi dalle scatole. Mi fate semplicemente schifo“. Cruciani telefona ancora una volta a Pappalardo per chiarire la feroce disputa, ma l’ex generale riattacca il telefono senza esitazione