Era apparso lucido, chiaro, senza momenti di sconforto né crisi di pianto davanti ai carabinieri e al procuratore capo del Tribunale dei minori di Lecce nella serata di mercoledì, durante l’interrogatorio. Ma dopo essere stato chiuso in una struttura protetta, il fidanzato di Noemi Durini – la 16enne scomparsa da Specchia, nel Basso Salento, domenica 3 settembre e ritrovata cadavere mercoledì sotto un cumulo di sassi in un uliveto di Castrignano del Capo – è crollato. “Ho sbagliato, potevo uccidermi io e avrei evitato questo casino”, ha detto in un momento di sconforto. Secondo quanto apprende l’Ansa, tenuto costantemente sotto controllo per il timore che possa compiere gesti estremi, continua a disperarsi per quello che ha fatto e ad essere confuso, alternando momenti di depressione e agitazione.

Il padre: “Mi ha confessato tutto martedì” – Secondo quanto apprende l’Ansa, il padre – indagato per occultamento di cadavere – avrebbe raccontato ai famigliari: “Non sapevo nulla e mai avrei aiutato mio figlio a commettere un simile gesto. Mi ha detto dell’omicidio la sera prima del ritrovamento del corpo di Noemi e mi ha comunicato anche la sua decisione di volersi costituire ai carabinieri. Io gli ho risposto: ‘Se hai le palle ci devi andare da solo'”.

La madre in tv: “L’ho fatto per voi” –  La madre, difendendo il marito davanti alla telecamere, ha letto durante la Vita in diretta un messaggio che il figlio avrebbe scritto ai genitori: “Quello che ho fatto è stato per l’amore che provo per voi. Noemi voleva che io vi uccidessi per potere avermi con sé. Sono un fallito e mi faccio schifo. Ti voglio bene papà e mamma”.

“Voleva sterminare la mia famiglia” – Il biglietto sarebbe stato scritto dopo l’arrivo del giovane nella struttura protetta. Prima, il 17enne aveva raccontato agli inquirenti una storia simila. “L’ho uccisa con un coltello che aveva con sé quando è uscita da casa – ha confessato – Ho reagito di fronte all’ostinazione di Noemi a voler portare a termine il progetto dello sterminio della mia famiglia. L’ho ammazzata perché premeva per mettere in atto l’uccisione di tutta la mia famiglia”. Questo ha messo a verbale prima di lasciare la caserma, rischiando il linciaggio della folla, affrontata a testa alta, irridendola con sorrisi e saluti. In un altro passaggio però aveva avanzato un altro movente, legato alla gelosia: troppi amici, secondo lui. 

La procuratrice: “Lucido e chiaro” – Una versione, quella minorenne di Montesardo, che non trova alcun riscontro se non nelle parole di suo padre, intervistato da Chi l’ha visto? prima della confessione e ora indagato. Ha provato, insomma, a scaricare il movente dell’omicidio sul fantomatico progetto di Noemi, il 17enne che – stando a quanto dichiarato anche al procuratore di capo di Lecce Leonardo Leone De Castris – ha problemi psichici “accertati”. Però, mercoledì sera, nelle due ore di “ascolto”, come lo ha definito la procuratrice del Tribunale dei minori Maria Cristina Rizzo, “non ha evidenziato disagio di tipo psichico”. Anzi, “era lucido e chiaro nella ricostruzione dei fatti, non ha avuto crisi di pianto o momenti di sconforto“. Rizzo precisa che “non è vero che il minore è soggetto psichiatrico in senso proprio del termine” e che sono in corso accertamenti sulle vicende per cui sarebbe stato sottoposto a Tso.

L’autopsia – Sulle modalità dell’omicidio, mancano conferme secondo quanto si apprende da fonti della procura. Perché la ragazza aveva il cranio sfondato da una grossa pietra e al momento non è stato possibile accertare se sul corpo siano presenti coltellate. Un quadro più chiaro si potrà avere dopo l’autopsia che si terrà sabato – o al massimo lunedì – nell’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Mercoledì, con una prima ispezione cadaverica, il medico legale Roberto Vaglio ha rilevato la presenza di alcune lesioni sul collo della vittima: l’esame autoptico dovrà stabilire se quel taglio sia compatibile con un’arma da taglio oppure sia stato causato dall’azione di larve durante gli 11 giorni in cui il corpo è rimasto seppellito. Resta quindi valida l’ipotesi diffusasi nelle ore successive al ritrovamento del corpo, ovvero quella che Noemi fosse stata uccisa a sassate nell’uliveto, anche perché della presunta arma del delitto non c’è alcuna traccia. Di certo, su questo non hanno dubbi gli investigatori, è avvenuto tutto lì, a una ventina di chilometri da Specchia, all’alba del 3 settembre scorso poco dopo che l’incontro tra i due.

“Le promisi che saremmo andati a Milano” – Il ragazzo ha anche detto che con sé Noemi, quando è uscita dalla sua abitazione, aveva un coltello, a dimostrazione – a suo avviso – della determinazione della giovane di portare avanti il progetto di eliminazione di chi ostacolava il loro rapporto. Per dissuaderla più volte, anche in passato, il giovane ha riferito agli investigatori di aver promesso a Noemi di portarla a Milano, una volta maggiorenne, dove avrebbero potuto vivere sereni. Parole senza conferma, anche se il 17enne – secondo quanto riporta il Nuovo Quotidiano di Puglia – avrebbe detto ai carabinieri di controllare nella sua stanza, dove sarebbe presentare un foglietto con alcuni posti dove i due, stando al suo racconto, avrebbe potuto alloggiare dopo la fuga. Ma durante la perquisizione effettuata mercoledì sera da una ventina di agenti e dai carabinieri del Ris di Roma “non è stato trovato nulla di evidente”: né il coltello che il fidanzato dice di aver utilizzato per uccidere la giovane, né tracce biologiche legate alla morte della minorenne.

Le linguacce fuori dalla caserma, salvato dal linciaggio – L’interrogatorio del giovane si è concluso intorno all’una di notte: alla fine, uscendo dalla caserma dei carabinieri di Specchia, il ragazzo ha rischiato di essere linciato dalla folla che lo attendeva all’uscita. L’omicida reo confesso, infatti, si è reso protagonista di atteggiamenti irriguardosi e di sfida alzando la mano destra in segno di saluto alla gente che gli fischiava contro e lo apostrofava. Ad attenderlo c’erano oltre un migliaio di persone, soprattutto giovani, che hanno tentato di raggiungerlo e di aggredirlo nonostante il cordone di sicurezza dei carabinieri. Il giovane è stato fatto salire a fatica su un mezzo dei carabinieri ed è stato poi condotto presso la compagnia dei carabinieri di Tricase in attesa di essere portato in carcere.

Denuncia anche dei genitori di lui – Oltre alla denuncia della madre di Noemi, negli scorsi mesi si erano mossi anche i genitori del reo confesso. Un ventina di giorni dopo la prima segnalazione al Tribunale dei minori di Lecceche ha spinto oggi ministero e Csm a verificare l’operato dei magistrati – era arrivata anche un’altra denuncia questa volta contro la sedicenne, sporta dai genitori di lui per ‘atti persecutori’. Il referto medico allegato parla di una prognosi di 2-3 giorni per un colpo al volto, probabilmente uno schiaffo.