“Sono ragazzi, tra due o tre anni usciranno, speri cambino vita, si facciano una loro famiglia con dei figli”. Sono le parole di Mohamed, 51 anni, il padre dei due minorenni marocchini in carcere per gli stupri di Rimini. Da 30 anni in Italia, si trova agli arresti domiciliari fino ad aprile: deve scontare un cumulo di pene per furto e per essere rientrato in Italia illegalmente dopo un’espulsione. Lui e la moglie hanno il permesso di soggiorno scaduto, ma il Tribunale dei minori ha deciso per la non espulsione a tutela dei quattro figli nati e cresciuti nel nostro Paese.

Il padre è stato intervistato da Matrix, programma di Canale 5, nel suo appartamento in una casa popolare a Pontevecchio, provincia di Pesaro Urbino. “Dal carcere spero escano bene, puliti. Senza frequentare più questa compagnia”, ha detto parlando dei suoi figli davanti ai microfoni. “Mi dispiace per la ragazza polacca e per la trans, è una cosa brutta e non si fa”, ha precisato. “Ma è capitata. Adesso i ragazzi sono ancora giovani, tra due o tre anni usciranno e troveranno lavoro, cambieranno vita”.

Frasi che suonano diverse da quelle pronunciate dallo stesso genitore a Repubblica pochi giorni dopo l’arresto dei due figli, trasferiti nel carcere minorile del Pratello di Bologna insieme al 17enne di origine nigeriana: erano i tre membri minorenni del branco guidato dal 20enne congolese Guerlin Butungu. “Voglio che tutti sappiano che ci dispiace molto per le vittime – diceva nell’intervista del 4 settembre – i miei figli sono pentiti, me l’hanno detto, e io gli credo. Credo in loro, anche se hanno sbagliato. Se sarà così, dovranno pagare il giusto”. Mohamed si preoccupava per la disabilità di uno dei due ragazzi: “È invalido all’80 per cento, ha dei problemi. Adesso sarà peggio, chissà quando uscirà“, diceva allora.