Sindaco Nogarin, col senno di poi a prescindere dal codice arancione avrebbe preso altre decisioni?
I sindaci non hanno gli strumenti per poter fare valutazioni tali da immettere un valore aggiunto per evitare quello che è accaduto. Non hanno gli strumenti. L’elemento in più non è il colore dell’allerta. Su questa situazione è nata una polemica, credo che abbia come obiettivo ultimo l’attribuzione di una responsabilità amministrativa, penale o la componente lineare delle due cose. Questo è il fallimento, però, della politica. Perché laddove si va cercando semplicemente una responsabilità vuol dire che non si sta cercando un approccio a un modello di comportamento degli enti locali che sia tale da evitarle queste situazioni. C’è la necessità per un amministratore di un ente locale di avere in mano degli strumenti differenti per fare delle valutazioni. Che non è il colore del codice.

Appunto. Tornando all’altra notte, c’era il codice arancione ma…
Anche la settimana prima c’era un codice arancione ed era per tutta quanta la Toscana e quindi ve la faccio io una domanda provocatoria: come mai a forza di codici arancioni i sindaci non emanano in continuazione degli allerta? Perché poi è questo quello che sembra: in realtà noi l’allerta l’abbiamo emanato tramite l’applicazione. A tutti coloro che avevano l’applicazione abbiamo detto: guardate, c’è il codice arancione in atto, dovete prendere precauzioni di un certo tipo.

Però, scusi: da mezzanotte alle tre viene giù il mondo, come si dice a Livorno. E a quel punto non si può decidere di dire: scendiamo e andiamo a suonare i citofoni? La piena è arrivata dopo, dalle 4,30 in poi.
Si può fare tutto, ma non abbiamo gli strumenti.

In che senso?
Da ogni punto di vista: non abbiamo le persone che stanno lì dalla mattina alla sera. Sono amministratori, c’hanno un contratto nazionale dei dipendenti. Fanno sei ore e non possono fare turnazione. C’è la polizia municipale che fa i turni. E d’inverno non copre nemmeno tutt’e quattro i turni, ne copre 3 su 4.

La Protezione Civile non vigila mentre piove, specie quando piove così tanto e ci sono i soliti torrenti che esondano?
No. Non spetta a noi. E’ una delle questioni: la competenza dell’andamento e dell’osservazione dei fiumi è in competenza alla Regione. Non vuole essere un atteggiamento polemico. Ma è una delle cose che meritano un differente approccio. Una volta esistevano le Province, ora sono una cosa strana: sono zombie senza testa che più o meno vanno in giro però non hanno più competenze. Ai tempi in cui esistevano le Province e avevano dei cospicui soldi da spendere, avevano iniziato un sistema di monitoraggio: proprio degli apparati. E il sistema aveva un senso per avere sotto controllo tutto. Poi la competenza è passata alle Regioni. Non ho idea della motivazione che ha portato a cessare un monitoraggio in continuo.

Quindi i Comuni non hanno nessun dato per dire: facciamo un’altra cosa, ho cambiato idea.
Non hanno gli strumenti. Solo il codice arancione.

A questo punto non posso non farle la domanda: ha ragione lei o ha ragione Rossi?
I morti. I morti hanno ragione perché bisogna far sì che vengano evitati. E il fallimento della politica è quello di non capire che qui non serve il rimpallo di responsabilità ma c’è la necessità di cambiare approccio al modello che porta alla prevenzione di queste situazioni. Noi continuiamo ad approcciare questi come sistemi emergenziali. Quindi dopo che gli eventi sono attivati. E dovremmo invece iniziare una politica innovativa nella quale tutte quante le istituzioni non lavorano nella fase di attivazione della macchina emergenziale ma nella prevenzione. Campagne di bonifica delle abitazioni che – condoni o non condoni – stanno in aree a rischio idrogeologico perché tutte quante potenzialmente – o oggi o domani o domani l’altro – sono a rischio di vite umane. Codice arancione o rosso in questo cosa c’entra? Niente. Poi: la situazione del come sono strutturalmente gli alvei dei fiumi. Le responsabilità sono del consorzio di bonifica? No, perché loro hanno fatto delle pulizie, hanno portato avanti il loro lavoro secondo la programmazione ma da questo punto di vista cos’è che spazzato via quest’onda? Ve lo faccio io un ragionamento ingegneristico così capite bene fino in fondo…

In questo caso le casse di espansione hanno funzionato.
Bravo, lì la volevo portare. Le casse di espansione sono progettate su uno storico di capienza di tutti quanti gli eventi pluviometrici degli ultimi 200 anni. E allora se tre casse di espansione che hanno funzionato perfettamente e sono arrivate allo sfioro di copertura, non hanno impedito a quest’onda un disastro di questo genere ma di cosa cavolo stiamo parlando? Di cosa?

Ma se domani le arriva un’allerta arancione e si creano le condizioni dell’altra notte?
Io metterei persone a controllare. Ma domani le metti a controllare il fiume e ti viene un terremoto. Le metti a controllare il terremoto e ti viene una frana. Ragazzi, di che parliamo? Poi tutto è finalizzato a impallinare il sindaco di Livorno che è l’ultimo della catena di interfaccia amministrativa verso il cittadino.

Tutto sta nel capire come si migliora il sistema.
Non abbiamo gli strumenti. Non abbiamo gli strumenti. E allora il monitoraggio in continuo delle acque potrebbe essere un elemento importante. C’è l’autorità di bacino, prenda in mano questa questione. Ma è uno degli eventi calamitosi. Ad Amatrice cosa fai? E’ scorretto dire “col senno di poi”. Il revisionismo non ha senso.

Il Comune non può avere dati per agire in modo autonomo.
Non ho strumenti né risorse. Poi possiamo attribuire le responsabilità a chicchessia. A me mi metteranno in croce. Sono brutto e cattivo, sono del Movimento Cinque Stelle e quindi devo essere messo in croce.

Ma no, l’ex sindaco di Genova è stato condannato e lì…
Vedrai che io alla fine non avrò responsabilità. Ma i morti ce li abbiamo sulla coscienza. E questo è il punto di caduta che è veramente il fallimento della politica.