Se per il governo con il reddito d’inclusione “per la prima volta il nostro Paese ha uno strumento permanente di contrasto alla povertà fondato sul sostegno al reddito e sull’inclusione sociale” – questo il commento del ministro del lavoro Giuliano Poletti – il decreto legislativo approvato oggi dal Consiglio dei ministri scatena la polemica delle opposizioni. Una lotta all’ultimo social tra esponenti di governo che si intestano un “un’altra risposta concreta”, come ha cinguettato il ministro della giustizia Andrea Orlando e le forze politiche contrarie per le quali, come scritto da Danilo Toninelli del movimento 5 stelle – è una “mancetta utile solo al #Pd per recuperare consensi“.

Maria Elena Boschi affida a Facebook il commento sulla “misura concreta per aiutare le famiglie più in difficoltà” sottolineando che a metterla “in campo” è stato “il governo dei #millegiorni“. Certo, ammette, “non può rappresentare la soluzione definitiva al problema della povertà ma è un passo avanti fondamentale. Alla demagogia e alle parole rispondiamo con azioni e misure concrete. Il miglioramento della vita di tutti i cittadini è la nostra priorità. Andiamo #avanti, ogni giorno, per far ripartire l’Italia”, conclude. Anche il coordinatore del Partito Democratico, Lorenzo Guerini saluta il provvedimento per garantire che “le persone siano aiutate non solo a sopravvivere ma a vivere. Proprio per questo motivo, in questi anni, con il governo di Matteo Renzi e ora con quello di Paolo Gentiloni abbiamo operato con grande determinazione per rilanciare la crescita, condizione irrinunciabile per sostenere chi è in difficoltà”.

Di tutt’altra natura i commenti degli esponenti del Movimento 5 stelle, che da anni si battono per il reddito di cittadinanza. “La vera soluzione è #PiùLavoro col #RedditoDiCittadinanza!” è il tweet del deputato M5S Danilo Toninelli. Uno strumento “sterile, fallimentare e frammentario”, lo definisce Nunzia Catalfo, prima firmataria proprio del Ddl sul reddito di cittadinanza. Che continua: “Per capirlo basta fare un semplice confronto tra il numero di famiglie che potranno beneficiare dell’aiuto, circa 400mila, e il numero di famiglie che si trovano in povertà nel nostro Paese, circa 3 milioni”. Dello stesso avviso la deputata del M5S Laura Castelli: “Incredibile, sono oltre 4 anni che parliamo di #RedditodiCittadinanza. Parliamo di come si affronta la povertà. Se in un certo momento della vita, ti trovi a vivere senza niente, sotto la soglia di povertà, lo Stato ti deve dare una mano”. Ma puntualizza che “te la deve dare inserendoti di nuovo in un contesto sociale, lavorativo, non solo per farti riprendere a consumare beni”.

Critica, ma meno apocalittica la versione di Forza Italia. “Strumento parziale e tardivo”, twitta Renato Brunetta. Il capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati il provvedimento “solo un pannicello caldo contro dramma #povertà”. Sulla stessa linea Daniele Capezzone, deputato di Direzione Italia che lo interpreta come l’inizio “della gara pre-elettorale a bruciare soldi pubblici. Chi paga? I contribuenti. Occorre procedere in direzione diversa: tagli di tasse per famiglie, imprese, lavoratori, proprietà immobiliare”.  Mentre per il leghista Roberto Maroni il  “Governo copia la Regione” in riferimento al reddito di autonomia che la “Lombardia ha da almeno due anni”.

I commenti arrivano anche dal mondo dei sindacati e quello delle associazioni, che già in passato avevano chiesto di rendere universale il provvedimento, sottolineando come sia una misura insufficiente a rompere il circolo che alimenta la povertà. “Il Reddito di inclusione è indubbiamente un provvedimento importante – twitta la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan – ma servono maggiori risorse e servizi sociali moderni per sostenere le famiglie e i più deboli”.

Anche il presidente di Libera e del Gruppo Abele, don Luigi Ciotti, ha salutato il via libera definitivo al Reddito d’inclusione come una “buona notizia” che però non deve far dimenticare “la dimensione e la diffusione della povertà assoluta del nostro Paese. Questa misura si rivolge infatti a 660mila famiglie, là dove il numero complessivo è di 1,8 milioni (4,6 milioni di cittadini)”. Un primo passo a cui devono “seguire altri e con la stessa urgenza di quelli fatti quando si è trattato di mettere capo alle ‘sofferenze economiche’ prodotte da una finanza irresponsabile” perché “democrazia non può sussistere” quando esistono “le disuguaglianze”.