Bisogna ammetterlo, l’on. Di Maio è un genio. Le sue evoluzioni semantiche hanno raggiunto livelli di alta acrobazia circense. Nulla ormai gli impedisce di pontificare con spavalda sicumera su temi di una gravità assoluta. Ogni occasione è buona per mettersi in evidenza e proporsi come futuro leader di questo squinternato Paese.

Per restare sull’ultima esternazione, di una sfrontatezza tale da eclissare quelle celebri dell’ex presidente Cossiga, l’ineffabile aspirante primo ministro accusa i governi del passato di aver concesso condoni edilizi a raffica, la vera causa, a suo dire, dei crolli disastrosi di Ischia.

È evidente che non sia così, ma ammettiamo, per il puro piacere della discussione, che lo sia. Non si rende conto, l’on. Di Maio, che dopo aver legittimato il concetto di “abuso per necessità”, ogni altro abuso diventa lecito? Si parcheggia in divieto di sosta per correre in farmacia, non si paga il biglietto del bus perché è in ritardo e sovraffollato, si butta la spazzatura in strada perché i cassonetti sono pieni, e via abusando…

Cosa impedisce allora di sostenere che anche quei condoni edilizi condannati dal futuro Presidente del Consiglio furono anch’essi di necessità? Necessità di sanare situazioni irrimediabili, di risolvere contenziosi decennali, di rendere almeno tassabili le costruzioni abusive.

Come si vede il concetto di “necessità”, una volta acquisito si adatta a tutto e ti colpisce come un boomerang.

L’on. Di Maio è molto furbo. Tratta i suoi compatrioti come una massa di sprovveduti, ingenui e irresponsabili, vessati da governanti corrotti e malintenzionati, vendendoci la suggestiva ipotesi che solo la guida illuminata del M5S può condurre, come un moderno pifferaio di Hamelin, questo gregge disorientato verso un futuro radioso. Ciò che accade al Comune di Roma ne è la eloquente conferma.