Un delfino come presidente della Repubblica: è questa la ‘provocazione’ lanciata da Greenpeace in Cile, in vista delle prossime elezioni presidenziali di novembre. La campagna, appena iniziata, vuole spingere gli altri candidati in corsa per la Moneda a mettere nei loro programmi la gravità della minaccia ambientale che affronta il paese sudamericano, rappresentata in particolare dagli allevamenti di salmone che si vogliono installare nell’estremo sud del Paese.

“E’ urgente evitare che la salmonicoltura arrivi nella regione di Magallanes (che si trova nella Terra del Fuoco, ndr) e la distrugga”, ha detto il Delfino a Santiago nel primo comizio della campagna, il cui slogan è Dare una ‘pinnata’ pulita ai politici. L’ong, che sta raccogliendo le firme a sostegno della sua candidatura, ha visto aderire nel giro di pochi giorni quasi 7mila sostenitori attraverso i social e il sito web. “Milioni di cileni stanno subendo i danni degli effetti del cambiamento climatico e i candidati alle presidenziali non hanno capito che la protezione dell’ambiente è diventata una priorità nazionale. Per questo ho deciso di proporre un’alternativa indipendente per tutti coloro che non vogliono che continui la distruzione del nostro patrimonio ambientale. Non mi fermerò finché la presidente e gli altri candidati si impegnino pubblicamente a impedire che le industrie del salmone distruggano i mari di Magallanes”, ha spiegato il Delfino.

Come ha precisato il capo della campagna, Estefanía González, si tratta di “una candidatura politicamente indipendente, per cui non si chiederanno soldi. Vogliamo solo l’appoggio della gente, stanca del triste spettacolo che offre oggi la nostra classe politica”. Secondo le informazioni pubblicate da Greenpeace sul suo sito, il delfino cileno abita solo nei mari del Cile ed è una specie minacciata, inserita nel 2008 nella Lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Uicn) come specie minacciata: gli esemplari rimasti sono pochi, meno di 10mila. Gli allevamenti sono uno dei fattori che ne mettono in pericolo la sopravvivenza.

“Una gran quantità di imprese del salmone vogliono stabilirsi nella regione di Magallanes, una delle zone in cui nuota il delfino – denuncia Greenpeace – Vogliono aumentare i loro guadagni a costo di uno sfruttamento intensivo e il sacrificio del nostro mare e delle sue specie”. Greenpeace Chile punta il dito contro la corruzione politica che ha permesso di utilizzare una regione vergine come Magallanes, che sta per diventare un’area di Parchi nazionali, per l’industria dei salmoni, una delle “più sporche e dannose del mondo”. Un esempio recente è quanto successo nel 2016 nell’isola cilena di Chiloé, dove l’eccessiva fioritura di microalghe tossiche ha provocato la morte di un’enorme quantità di salmoni da allevamento, poi buttati ormai marcescenti nello stesso mare, con danni enormi all’economia e ai pescatori dell’isola, rimasti senza lavoro. E secondo diversi esperti, tra cui Hector Kol, biologo marino dell’Università del Cile, a causare la marea rossa di alghe sarebbe stato proprio il sovraccarico di nutrienti e materiale organico, impossibili da assorbire per l’ambiente, causati dall’industria dei salmoni, che in 5 anni ha aumentato di 15 volte la sua produzione a Chiloé.

La salmonicoltura cilena è inoltre finita sotto accusa per l’uso eccessivo di antibiotici e antiparassitari, che possono essere pericolosi per la salute, tanto che l’Unione europea ha proibito la vendita del salmone cileno, esportato solo negli Stati Uniti e congelato per la Cina. E anche se nel 2016 l’uso degli antibiotici è calato rispetto all’anno precedente, l’industria cilena dei salmoni (secondo produttore al mondo dopo la Norvegia) continua a ricorrervi in modo eccessivo: per produrre 727.812 tonnellate di salmone ha adoperato 382.500 chili di antibiotici, contro i 523 chili impiegati dalla Norvegia per produrre il doppio dei salmoni. Chissà se e quale dei successori di Michelle Bachelet raccoglierà la sfida del Delfino cileno.