L’Italia è pronta a presentare ricorso alla Corte di giustizia europea contro il regolamento dell’Ue sulle quote di cattura del pesce spada. Una misura che, se applicata, ridurrebbe di oltre 500 tonnellate la pesca di spada nel nostro Paese. Bruxelles infatti ci assegna 3.736,26 tonnellate: una riduzione che secondo il sottosegretario alle Politiche agricole, con delega alla pesca, Giuseppe Castiglione, “è basata su presupposti inaccettabili, contraria al principio di proporzionalità contenuto nei Trattati europei”. Per questo, fa sapere Castiglione, “riteniamo che ci siano tutti i presupposti di fatto e di diritto per presentare ricorso alla Corte di giustizia”. “Tuteleremo la filiera”, conclude il sottosegretario, mentre la Federcoopesca-Confcooperative già nei giorni scorsi aveva denunciato come la norma penalizzi le imprese ittiche nazionali, prime in Europa nel settore del pesce spada.

L’esigenza delle quote di cattura del pesce spada a livello europeo nasce dalla decisione dell’Iccat, l’organismo internazionale che sovraintende alle attività di cattura dei tonnidi, di fissare a 10mila tonnellate il limite di peso che potrà essere pescato ogni anno nel mondo, in un’ottica di salvaguardia delle risorse ittiche. A partire dal 2018 circa 7mila tonnellate sarà assegnato all’Ue. Già per effetto di questo primo taglio l’Italia verrà ridotta la propria capacità di produzione. I pescatori della Penisola però, sostiene Castiglione, subiranno una doppia penalizzazione per effetto del diverso periodo di riferimento scelto da Bruxelles nello stabilire la quota da assegnare al nostro Paese.

Nel calcolare le quote di spada pescabili la Commissione ha preso in esame, infatti, le catture dal 2012 al 2015, non utilizzando lo stesso arco temporale più ampio, 2010-2014, che invece aveva considerato l’Iccat. Una scelta, giustificata ritenendo i dati del 2010-11 “non attendibili“, che riduce ancora la capacità di pesca concessa all’Italia. Per questo già il 20 luglio scorso il sottosegretario Castiglione aveva firmato un decreto, dopo aver incassato anche parere favorevole da parte della Commissione Agricoltura della Camera, per di fatto “autoassegnarci la quota calcolata in base al periodo di riferimento utilizzato dall’Iccat”, come aveva dichiarato lo stesso Castiglione al Sole 24 Ore. Ora la decisione di andare fino alla Corte di giustizia europea per chiedere la revisione delle quote.