I dati dell’affluenza alle elezioni dell’Assemblea Costituente di domenica in Venezuela sono stati “manipolati“. Lo ha affermato a Londra SmartMatic, la società che si è occupata delle operazioni di voto e che ha fornito le apparecchiature elettroniche usate per le elezioni durante la presidenza di Hugo Chavez. Parlando con i giornalisti, Antonio Mugica, amministratore delegato dell’azienda ha affermato che c’è una differenza di un milione di voti tra le cifre sull’affluenza annunciate dal governo e quelle registrate dai loro sistemi elettronici. “Ed è per questo – ha detto – che con il più profondo rammarico che dobbiamo riferire che le cifre sull’affluenza delle votazioni del 30 luglio per l’Assemblea costituente in Venezuela sono stati manomessi”. Le autorità elettorali avevano fatto sapere che avevano votato 8,1 milioni di persone.

L’opposizione parte subito all’attacco. In una serie di messaggi su Twitter il leader Henrique Capriles si è rivolto alla Procuratrice Generale, Luisa Ortega Diaz, per sottolineare che “da quello che dice Smartmatic, oltre alla truffa per la convocazione (della Costituente, ndr) c’è stato anche un reato nel suo svolgimento”. E Julio Borges, presidente del Parlamento, ha annunciato che un gruppo di deputati si recherà oggi alla sede della Procura Generale per esigere un’inchiesta penale contro i responsabili del Consiglio Nazionale Elettorale (Cne) per aver diffuso “dati falsi”.

Nel Paese, intanto, la tensione non accenna a diminuire. L’alleanza dell’opposizione Mud ha convocato una manifestazione di protesta a Caracas per giovedì, nella stessa giornata in cui si istallerà la contestata Assemblea Costituente nella sede del Parlamento, controllato dall’antichavismo dalle elezioni politiche del 2015. Lo ha annunciato il vicepresidente del Parlamento, Freddy Guevara, con un messaggio su Twitter nel quale ha chiamato a “sfilare contro la truffa costituzionale”, nello stesso giorno “in cui la dittatura pretende istallare la Costituente fraudolenta”. Lunedì scorso, il presidente del Parlamento, Julio Borges, ha annunciato che l’opposizione non intende cedere la sede del potere legislativo alla Costituente, avvertendo che si sta andando verso “uno scenario molto probabile di scontro violento” a Caracas.

Nel frattempo i parlamentari continuano a lavorare nella sede legislativa in attesa di un possibile sfratto o di nuovi attacchi dei collettivi, gruppi di civili a volte armati che dicono di difendere la rivoluzione chavista e che più volte hanno preso d’assalto l’aula. In una sessione a cui hanno preso parte ambasciatori di Spagna, Messico, Francia e Regno Unito, il Parlamento ha ribadito ieri che non riconosce l’Assemblea costituente né le decisioni che prenderà e si è impegnato a fare tutto il possibile per evitare il suo insediamento. Maduro e alcuni membri eletti della Costituente hanno già preannunciato che questo nuovo potere superiore eliminerà l’immunità parlamentare e prenderà misure contro i leader dell’opposizione che hanno indetto le proteste. L’attuale Parlamento è stato eletto a dicembre del 2015: da quel momento la Camera si è definita “in disaccordo” con la Corte Suprema, accusata di servire Maduro.

Da questo lato dell’oceano Atlantico i Paesi dell’Ue stanno valutando “misure diplomatiche“. Il Servizio europeo degli Affari esteri ospita oggi una riunione in cui si discute della posizione Ue di fronte alla crisi venezuelana. Il governo di Madrid ha proposto la soppressione dell’autorizzazione di viaggio in Spagna e dei visti per persone legate al regime. “Posso confermare che si sta discutendo su tutta una serie di azioni, e anche su misure diplomatiche”, ha dichiarato la portavoce comunitaria Catherine Ray, durante una conferenza stampa della Commissione Ue. Per quanto riguarda la possibilità di sanzioni, “c’è tutta una gamma di possibilità in fase di discussione”, ha aggiunto precisando che “i ministro hanno ovviamente il diritto di proporre qualsiasi questione” ma “la nostra priorità è allentare la tensione e aiutare il popolo venezuelano”.

Ray ha poi ricordato che il processo per le sanzioni “è molto chiaro” e “verrà deciso dall’esecutivo Ue”. “E’ un meccanismo conosciuto, serve l’unanimità nel Consiglio Ue”, ha aggiunto. “I colloqui con gli stati membri sono in corso per assicurare una risposta coordinata e appropriata dell’Ue”, guidata dall’Alta rappresentante per gli Affari esteri Federica Mogherini, ha precisato la portavoce.