Ancora prima di fallire, l’Atac sta rischiando seriamente di essere abbandonata dai fornitori, in particolare quelli che vendono alla società capitolina dei trasporti carburante, pneumatici e pezzi di ricambio. Dopo le interviste rilasciate dall’ex dg Bruno Rota a Il Fatto Quotidiano e Corriere della Sera, è cresciuta l’apprensione fra i grossisti che temono seriamente di non rientrare delle fatture emesse. Il pericolo maggiore riguarda il gasolio, per il quale Atac ha un accordo con la multinazionale Q8: da quanto risulta a IlFattoQuotidiano.it, la società petrolifera ha comunicato ufficialmente di non essere più disposta a concedere dilazioni di pagamento alla società capitolina, pretendendo entro la giornata di lunedì 31 il pagamento di 3,8 milioni, pena lo stop all’erogazione del carburante. Negli ultimi giorni, in Atac si sono fatti i salti mortali per provare e rimediare questa cifra, necessaria per non lasciare con i serbatoi vuoti i circa 1.100 autobus attualmente in circolazione: la speranza è quella di utilizzare il pagamento trimestrale che la Regione Lazio dovrebbe sbloccare entro la giornata di lunedì. Sulla questione gasolio, tuttavia, la Q8 ha diramato una nota per far sapere che “ha rifornito e continua a rifornire regolarmente e puntualmente Atac”. La società, tuttavia, “in considerazione anche dello scenario contingente descritto dagli organi di informazione” ha sottolineato che “fra i rispettivi uffici amministrativi di Q8 ed Atac sono intercorse le abituali comunicazioni di routine circa la gestione dei flussi amministrativi: nell’ambito di tali comunicazioni Q8 ha ricevuto oggi rassicurazioni sul regolare prosieguo dei pagamenti delle forniture come finora sempre avvenuto”.

DALLE GOMME ALL’ARIA CONDIZIONATA
In totale, i debiti verso i fornitori ammontano a ben 325 milioni (il debito totale tocca quota 1,3 miliardi) e, ovviamente, le difficoltà non riguardano solo l’approvvigionamento di carburante. Situazione simile è riscontrabile, infatti, nel settore degli pneumatici, per il quale i dirigenti Atac stanno in queste ore cercando di rassicurare la Pirelli. Sarà invece un agosto a rischio aria condizionata nelle tre linee della metropolitana: la società Miri, che provvede alla manutenzione degli impianti, lamenta un ritardo nei pagamenti di oltre due anni e ad oggi “non è in grado” di provvedere al ripristino della climatizzazione. Come se non bastasse, nelle officine i pezzi di ricambio in magazzino sono preziosi come le provviste per i naufraghi: “Ci sta arrivando poco o nulla – conferma Roberto Ricci, coordinatore tpl Lazio della Cisl e dipendente Atac – ma non credo sia colpa delle parole di Rota, ormai sono due anni che andiamo avanti così, anche se quell’allarme può aver messo in crisi i creditori. Forse non procedere ad alcune esternalizzazioni ci avrebbe preservato, ma ormai il danno è fatto”.

LAVORATORI PREOCCUPATI
Se da una parte bisogna cercare di rassicurare i fornitori, dall’altra è necessario evitare che i dipendenti – già indispettiti dal pugno di ferro di Bruno Rota – non collaborino. E un concordato preventivo, in questo senso, porterebbe scioperi a ripetizione e l’impasse dei trasporti in città. Il 27 luglio l’azienda è riuscita a pagare gli stipendi sul filo di lana, grazie a un anticipo di 40 milioni di euro da parte del Campidoglio sull’erogazione del contratto di servizio di agosto. Per la prima volta nella storia dell’azienda, però, le buste paga dei 12.000 lavoratori sono state pagate non al 100%: all’appello, infatti, mancavano gli anticipi del tfr concordati con i lavoratori. Fra 30 giorni non sarà possibile operare allo stesso modo e l’azienda dovrà avere la liquidità necessaria per erogare le mensilità. Difficile se – come si teme – nella giornata di lunedì 31 l’assemblea dei Soci non approverà il bilancio 2016.

QUEI CREDITI CHE LA REGIONE NON RICONOSCE
Come uscire da questa crisi e garantire il servizio? Le soluzioni non sono semplici e, soprattutto, non sono molte. Il concordato preventivo è quella più dolorosa, specie perché il M5S l’ha sempre esclusa. C’e’ poi l’ipotesi di una nuova ricapitalizzazione, a 24 mesi di distanza dal maxi-versamento di 180 milioni di euro effettuato nelle casse di via Prenestina da parte della giunta guidata da Ignazio Marino, ma oltre ad essere considerata “inopportuna”, potrebbe anche essere censurata dalla Corte dei Conti. Va detto che da tempo Atac cerca di alienare terreni e fabbricati per un valore di almeno 100 milioni di euro (contro i 316 milioni totali) ma i piani di vendita sono fermi al palo. Così, è possibile che nei prossimi giorni si tornerà a parlare dei 517 milioni di euro che i vertici Atac hanno iscritto in bilancio come “crediti verso la Regione Lazio” e che riguardano il “rimborso degli oneri derivanti dall’applicazione del Contratto Collettivo Nazionale”. Si tratta di una voce che, prudenzialmente, le precedenti governance non avevano calcolato nell’attivo dello Stato Patrimoniale, anche perché la Regione Lazio non riconosce un suo debito. Il contenzioso è aperto da anni e già nel 2016 l’assessore capitolino Linda Meleo e il governatore Nicola Zingaretti avevano polemizzato su questo punto.

Aggiornato da Redazione Web il 31 luglio 2017