Fondi per la ricostruzione post sisma utilizzati in modo illecito per ristrutturare ruderi di campagna abbandonati. È questo l’oggetto degli oltre 40 esposti presentati alla procura di Ferrara e alla Guardia di finanza dal Comitato verifica ricostruzione, un gruppo di otto volontari che nell’Emilia Romagna del dopo terremoto si è riunito di propria iniziativa per vigilare sul corretto utilizzo del denaro pubblico stanziato per rimettere in piedi una regione gravemente danneggiata dalle scosse del maggio 2012. Esposti su cui ora indagano le forze dell’ordine, per verificare se il denaro pubblico sia stato davvero utilizzato in modo legittimo. Un po’ come sta avvenendo nel Centro Italia, dove gli inquirenti stanno vagliando “migliaia di casi poco chiari” alla ricerca di “furbetti del contributo”.

“Noi siamo tutti di queste parti, tra l’alto ferrarese e la bassa modenese e il dramma del terremoto ovviamente l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle”, racconta al fattoquotidiano.it Andrea Zaniboni, membro del Cvr ed esperto di appalti. “Con l’avvio dei cantieri- spiega – abbiamo notato che c’erano situazioni poco chiare: vecchi fienili abbandonati a cui sono stati assegnati centinaia di migliaia di euro, quando le ordinanze prevedono che i fondi debbano andare solo alle case o alle realtà commerciali che prima del sisma erano utilizzate o in attività. E poi ruderi divenuti ville da sogno o multi-appartamenti, e al contempo, famiglie che dopo anni e anni di tentativi si trovano ancora fuori casa, o sono state costrette a rientrare in edifici poco sicuri perché il Comune non gli ha riconosciuto alcun contributo per la ricostruzione. Abbiamo deciso che non si poteva andare avanti così, che non potevamo rimanere con le mani in mano, e perciò abbiamo fondato il Comitato, e ci siamo messi al lavoro”.

Il Cvr, formato dall’ex sindaco di Bondeno, Daniele Biancardi, da consiglieri comunali della Bassa, nonché da tecnici e operatori che negli anni si sono occupati di tematiche sociali, quindi, si è messo a studiare le oltre 400 ordinanze firmate da Vasco Errani quand’era ancora governatore e commissario alla ricostruzione dell’Emilia Romagna. “Dopo di che abbiamo iniziato a fare qualche verifica sui casi che ci sembravano più lampanti”. Le ordinanze, infatti, non prevedono un indennizzo patrimoniale per i terremotati ma erogano i contributi allo scopo di ripristinare i fabbricati danneggiati, quindi – come specificato dall’ordinanza 119 del 2013 – gli edifici per i quali tale contributo è stato richiesto, che si tratti di un’abitazione o di un’attività commerciale, per ottenere il denaro pubblico dovevano essere utilizzati prima del terremoto. “Non solo: vige anche l’obbligo – precisa Zaniboni – di impiegare l’immobile ristrutturato dopo la ricostruzione, entro 3 mesi nel caso di un’abitazione, ed entro 6 se parliamo di un’attività”, come prevede l’ordinanza 51 del 2012. “Questo però, secondo i dati che abbiamo raccolto, e sui quali ora stanno indagando le forze dell’ordine, non sempre succede, anzi ci sono edifici ricostruiti che sono vuoti da anni. Come mai nessuno se n’è accorto?”.

Per effettuare una prima verifica e scrivere gli esposti, il comitato, quindi, ha utilizzato diversi strumenti, a partire da Google maps. “È facilissimo – racconta Zaniboni – molte delle foto disponibili accedendo alla street view di Google maps sono del 2010 o del 2011, e controllando diversi fabbricati ci siamo resi conto che prima del sisma erano in pessime condizioni, quindi teoricamente non avrebbero dovuto ricevere contributi”. Ma per vedere se un immobile prima del terremoto era davvero utilizzato – e perciò meritevole di accedere ai fondi – ci sono altri modi: le bollette dell’elettricità, ad esempio, oppure eventuali pagamenti dell’Imu, o anche il censimento effettuato qualche anno fa sulla popolazione Italiana. “Contestualmente a quello anagrafico, infatti, appena prima del terremoto, nel 2011, è stato condotto il censimento dei fabbricati. Fare un controllo sui dati raccolti dall’Istat, prima di stanziare soldi pubblici, sarebbe stato opportuno”. Invece, secondo il Cvr, almeno 40 casi di rimborso erogato, tra l’Alto ferrarese e Finale Emilia, nel modenese, sarebbero irregolari. “Parliamo di milioni e milioni di euro – dice sempre Zaniboni – Solo i nostri esposti riguardano cantieri per un importo complessivo superiore ai 30 milioni di euro, ma al momento stiamo vagliando altre 100 segnalazioni che ci sono arrivate da tutta l’area del cratere, quindi la cifra potrebbe salire”.

Secondo il comitato Sisma.12, voce dei terremotati dal maggio 2012, la soluzione, però, non sono maggiori controlli. “Di regole – sottolinea il portavoce Sandro Romagnoli – ne abbiamo avute tantissime, talmente tante che l’eccesso di burocrazia ha rallentato la ricostruzione che, relativamente alla parte privata, dopo cinque anni non è arrivata a coprire nemmeno il 60% degli immobili interessati dal sisma. Date le premesse, verrebbe da pensare che gli abusi siano stati frutto di connivenza più che di mancanza di controlli e, confidiamo, saranno perseguiti dalla magistratura”. Tuttavia, precisa Sisma.12, “ci sembra sbagliato e pericoloso giocare a ‘trova il furbetto‘ in una situazione in cui la ricostruzione è lontana dall’essere completata e la solidarietà del giugno e luglio 2012 ha lasciato il posto ad affermazioni che vedono il terremotato come un fortunato che si è ritrovato una casa nuova a spese della collettività. Non condividiamo questa operazione di Cvr perché pensiamo che, così com’è fatta, risulti uno ‘sparare nel mucchio’”.

Il Cvr però non è d’accordo, e anzi, si prepara a un viaggio a Bruxelles, per portare il caso all’attenzione dell’Europa. “Noi non vogliamo assolutamente rallentare la ricostruzione – precisa Nelson Zagni, del Cvr – anzi, chiediamo che chi ne ha diritto riceva i fondi il prima possibile. Ma se chi non doveva avere nulla ha ottenuto rimborsi da centinaia di migliaia di euro allora bisogna recuperare quel denaro, e bisogna anche capire perché, per colpa di chi, perché questi illeciti sono pagati sulla pelle delle oltre 6 mila persone che attendono ancora, dopo 5 anni, di ricostruire le proprie case. I dati della Regione Emilia Romagna parlano di uno 0,52% di casi di irregolarità, ma noi i conti non tornano. Abbiamo raccolto segnalazioni di cittadini che ci hanno parlato di professionisti che dopo il sisma giravano per la bassa proponendo ai privati di ristrutturare vecchi ruderi promettendo: tanto non ti costa nulla. Questi sono fatti gravissimi, e vanno verificati”.