Il nuovo segretario del Pd Roma è già in bilico. Non il massimo, dopo due anni di commissariamento e un congresso tutt’altro che “sereno”. Andrea Casu, 35enne candidato “ufficiale” del Nazareno, quando manca all’appello solo il circolo di Ostia, ha già raccolto il 56% dei consensi da parte degli iscritti della Capitale e dunque la sua mozione si presenterà maggioritaria all’Assemblea dell’8 e 9 luglio. Eppure, la sua tenuta politica non appare così buona. La candidatura, infatti, era nata dal patto fra i renziani di ferro (i cosiddetti turborenziani), gli orfiniani e, soprattutto, i franceschiniani guidati da Michela Di Biase, protagonista alla vigilia delle candidature di un clamoroso veto sulla collega in Assemblea Capitolina, Valeria Baglio. Un accordo che avrebbe dovuto sancire l’alleanza nazionale fra Matteo Renzi e Dario Franceschini, messa in discussione dalle critiche pronunciate dal ministro alla Cultura nei confronti del leader Dem. Considerando che in città i franceschiniani valgono almeno il 10%, ecco che già alla prima Assemblea con i delegati il segretario voluto dal renziano Luciano Nobili e da Matteo Orfini potrebbe trovarsi in difficoltà, se non addirittura in minoranza. Un clima di ostilità fra le due componenti che si è già percepito nei congressi locali il giorno successivo alle elezioni amministrative. Senza contare che un altro esponente “critico” verso Matteo Renzi, Nicola Zingaretti, molto influente fra gli iscritti romani, potrebbe in qualsiasi momento creare scompiglio nella componente.

LA VICENDA DEL PRESIDENTE-TUTOR – Ad agitare ancor di più gli animi al Nazareno c’è l’intenzione dei turborenziani di replicare il one-man-show di Renzi a livello nazionale e accaparrarsi anche la presidenza della federazione, solitamente destinata alla minoranza. La motivazione è anche pratica. Il curriculum politico di Casu è un po’ scarno, a parte un’esperienza da consigliere del I Municipio Centro Storico, non c’è molto altro. Nobili e Orfini ritengono dunque che il giovane abbia bisogno di una sorta di “tutor”, un presidente con più esperienza con il quale confrontarsi. Un’occasione per provare a tenere insieme le anime della mozione. A differenza dell’ex premier, tuttavia, Casu ha una maggioranza troppo risicata che ha già scatenato le ire degli orlandiani – che hanno sostenuto Andrea Santoro, al momento secondo classificato con il 22% – e dei gentiloniani che hanno provato a tirare la volata a Valeria Baglio (ferma al 15%).

CHE FINE HA FATTO IL RAPPORTO BARCA? – C’è un dato, tuttavia, su cui in questi giorni si sta concentrando l’ilarità di coloro che rimproverano a Matteo Orfini di aver perso il controllo della federazione romana. Esattamente 2 anni fa, l’allora ministro Fabrizio Barca, su richiesta del commissario, presentò una relazione in cui si faceva una valutazione dettagliata, a volte spietata, di tutti i circoli Dem nella Capitale. Alcuni di questi – 27 su 110 – vennero etichettati come “dannosi” e fu lo stesso Orfini a prometterne la chiusura, in quanto sezioni “personalistiche” targate con nomi come “potere per il potere” e “identità”. A distanza di 24 mesi, non solo la maggior parte di questi circoli è ancora aperta, ma in 10 di questi il 90% degli iscritti ha votato per Andrea Casu, consegnandogli quasi 1000 preferenze, circa un terzo di quelle raccolte in tutta la città. Indicativo il dato di Tragliatella, sezione fondata ex-novo durante il mandato commissariale di Orfini, dove i 38 iscritti non solo hanno votato all’unanimità il giovane segretario in pectore, ma hanno addirittura indicato in blocco la lista orfiniana “Eccoci”. Un risultato più che “bulgaro”. Come ha commentato Orfino Mattei – cliccatissimo profilo fake su Facebook che prende in giro l’attuale presidente Pd – “Matteo (Renzi, ndr) perde in tutte le città, io vinco in tutti i circoli. Sono io il nuovo che avanza”.