Il piccolo Charlie è affetto da una sindrome da deplezione del Dna mitocondriale, malattia rara che causa un progressivo e inesorabile indebolimento muscolare. Per la medicina è incurabile, ma i suoi genitori, Connie Yates e Chris Gard, vogliono che continui a vivere. Per questo quando il 12 aprile scorso l’Alta corte inglese ha stabilito che i medici potevano staccare la spina hanno fatto ricorso a Strasburgo. E così la Corte europea dei diritti umani ha ordinato a Londra di continuare a tenere in vita Charlie Gard, il neonato affetto da una rara malattia genetica, fino a quando non prenderà una decisione sul ricorso dei genitori. “Alla luce delle circostanze eccezionali, la Corte ha già accordato la priorità al caso e procederà a valutare il ricorso con la massima urgenza”, afferma in un comunicato stampa la stessa Corte. La Cedu, sei giorni fa, aveva preso tempo chiedendo al Regno Unito un’ulteriore attesa per permettere ai genitori del bambino di consegnare tutto il materiale riguardante il caso.

Il giudice britannico Nicholas Francis aveva deciso in senso opposto rispetto ai desideri della madre e del padre del piccolo dopo aver visitato il piccolo in ospedale per rendersi conto delle condizioni e aveva spiegato che la decisione era stata presa “con la più profonda tristezza nel cuore”, ma nella “piena convinzione” che fosse nel migliore interesse del piccolo. Francis aveva reso onore alla “campagna coraggiosa e dignitosa” di Connie e Chris, alla “dedizione assoluta verso il loro meraviglioso bambino, fin dal giorno in cui è nato”. E si era detto consapevole che “questo è il giorno più nero per la mamma e il papà di Charlie. Il mio cuore è con loro”.

Il caso del bambino è da mesi al centro delle cronache britanniche: i medici del Great Hospital di Londra si sono rivolti ai giudici perché convinti che il bambino sia senza speranze, per l’assenza di una terapia accettata contro la patologia di cui soffre. I genitori volevano provare a sottoporlo a un trattamento sperimentale negli Stati Uniti e hanno lanciato una raccolta fondi per sostenere le spese, arrivando a raccogliere, ad aprile, 1,25 milioni di sterline da oltre 80mila donatori.

Alla luce della presentazione del ricorso Strasburgo ha deciso che Londra dovrà assicurare a Charlie i trattamenti e le cure “più appropriate” per mantenerlo in vita evitandogli per quanto possibile sofferenze e salvaguardandone la dignità. Questo fino a quando la stessa Corte non si pronuncerà in via definitiva sul ricorso presentato dai genitori del piccolo.