Oltre 400 seggi e verso la maggioranza assoluta in un Parlamento quasi senza opposizioni. Il neopresidente francese Emmanuel Macron sfonda al primo turno delle elezioni legislative, quelle che definiscono la composizione dell’Assemblée Nationale, con un’astensione record del 51,2 per cento. Secondo le proiezioni dell’istituto Elabe per Bfm-tv, il partito En Marche! infatti ha ottenuto tra i 415 e i 445 seggi con il 32,6 per cento delle preferenze. Una maggioranza schiacciante visto che in totale i parlamentari sono 577. Tra le sorprese si registra il crollo del Front National al 14 per cento: il partito di Marine Le Pen, che considerava un risultato negativo non arrivare a 15 deputati per poter formare un gruppo parlamentare, ne otterrebbe solo fra 1 e 4. Dietro En Marche! arriva la destra dei Republicains con il 21,5 (80-100), seguiti appunto dal Front National con il 13,1% (1-4), dalla France Insoumise di Jean-Luc Melenchon con l’11% (10-20). Pessimo risultato per i Socialisti che arrivano al 10,2 per cento e puntano a ottenere tra i 20 e i 30 seggi. “Una sconfitta senza precedenti”, hanno ammesso dal partito dopo aver dato la notizia che l’ex candidato alla presidenziali Benoit Hamon, è stato eliminato al primo turno così come il segretario Jean-Cristophe Cambadelis.

Solo fino a qualche mese fa il risultato di Macron era impensabile: En Marche! è al debutto elettorale e non ha una struttura consolidata sul territorio, tanto che molti analisti avevano paventato il rischio di una coabitazione con una maggioranza diversa. L’astensione senza precedenti e l’effetto novità per il presidente della Repubblica hanno stravolto completamente la situazione. Per avere i risultati definitivi bisognerà aspettare il secondo turno del 18 giugno. “La partita non è ancora vinta”, ha detto infatti il fedelissimo di Macron e portavoce del govervno Christophe Castaner. “Dobbiamo restare mobilitati”. Intanto la presidente ad interim di En Marche! Catherine Barbaroux ha fatto un appello: “Non ascoltate i nostalgici dell’immobilismo e dell’impotenza che pretendono che un’ampia maggioranza sarebbe un handicap per la democrazia. Rispetteremo il dialogo e ogni sensibilità”. Barbaroux ha quindi lanciato un appello affinché questa “rivoluzione democratica”, cominciata con l’elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, porti domenica prossima all’Assemblea Nazionale la maggioranza “più rinnovata, paritaria e coerente da decenni a questa parte”. E ancora: “Una maggioranza parlamentare pronta ad attuare quello che il nostro Paese attende da così tanto tempo, liberando le energie e proteggendo ognuno di noi, a cominciare dai più vulnerabili”. I “deputati convinti di queste necessità – ha concluso Barbaroux – non saranno mai abbastanza”.

Débacle invece in casa del Front National: “I francesi”, ha detto la leader Marine Le Pen, “non hanno mostrato alcun entusiasmo, siamo di fronte a un’astensione catastrofica”. Secondo l’ex candidata presidente il problema è “un sistema elettorale che esclude milioni di elettori”.”Siamo presenti in numerosi ballottaggi” e “abbiamo una riserva di voti considerevoli”, ha aggiunto Le Pen nel suo feudo di Hénin-Beaumont, nel nord della Francia, lanciando “un appello a tutti i patrioti ad andare alle urne domenica prossima per consentire l’elezione di un massimo numero di nostri deputati”. Il leader de la France Insoumise Jean-Luc Mélenchon ha invece parlato di una situazione politica totalmente instabile. L’ampiezza dell’astensione mostra che non c’è maggioranza nel paese per distruggere il codice del lavoro”, ha poi aggiunto il leader della gauche alternativa, invitando i francesi “a non dare al secondo turno i pieni poteri al partito del presidente”.

Primo turno e ballottaggio: come funzionano le elezioni – I circa 67mila seggi sono stati aperti dalle 8 alle 20 nelle grandi città, alle 18 nelle altre località. In totale erano 557 i collegi uninominali e maggioritari. In ogni collegio vince un solo candidato (sono in tutto 7.877): vince al primo turno se raggiunge il 50% più uno dei voti, quando abbia votato almeno il 25% degli iscritti alle liste elettorali; vince al secondo turno, altrimenti, tra tutti i candidati che al primo turno hanno ottenuto almeno il 12,5% delle preferenze degli iscritti alle liste. Quindi l’affluenza alle urne è decisiva. Il primo turno nelle 11 circoscrizioni all’estero è stato già celebrato nello scorso fine settimana: in dieci di esse si è imposto il partito del presidente Macron. Tuttavia, nessuno dei candidati è stato eletto al primo turno a causa della bassa affluenza con un’astensione registrata all’80,9%, quindi dovranno tenersi i ballottaggi.

I candidati – Sono 7.882, molti di più rispetto al 2012, meno del record registrato nel 2002. Una media di 14 candidati a seggio, considerando che quelli in palio sono 577. Caratteristica di questi candidati è l’età relativamente più bassa rispetto al passato, 48,5 anni rispetto ai 50 del 2012 e dei 51 del 2007, anche se a voler andare ancora più indietro, gli aspiranti parlamentari erano ancora più giovani: 48 anni nel 2002 e 42 nel 2007. A guardare i singoli partiti l’età media è di 54 anni per i comunisti, l’estrema sinistra o la France Insoumise, 47 anni per il Fn e 46 per La République en Marche. Il 19,35% dell’esercito di candidati appartiene alla categoria socioprofessionale dei “quadri dell’amministrazione pubblica e delle professioni intellettuali ed artistiche”. Il 14% (1.102 candidati) è quadro in un’impresa, il 13,60% pensionato e il 9% è libero professionista. Pochi gli operai (1,75%), gli agricoltori (1,38%), gli artigiani (1,1%). Tra i mestieri più frequenti, i professori delle scuole superiori, dirigente di impresa, funzionario. Ci sono anche 267 studenti, più degli ingegneri o degli avvocati.

Solo 461 candidati si presentano con l’etichetta La République en marche (LRM). Il Movimento di Emmanuel Macron ha lasciato 76 collegi al MoDem e 40 liberi, come ad esempio il primo, nell’Essonne, dove La République en Marche ha rinunciato a presentare un candidato contro Manuel Valls. Ci sono 27 candidati che aspirano a rappresentare il Maghreb e l’Africa occidentale per l’estrema destra (FN, Debout la France e Front des patriotes républicains), la destra (LR), centro (UDI), sinistra (socialisti, radicali, comunisti, France insoumise) ecologisti. All’opposto nella circoscrizione di Wallis-et-Futuna i candidati che si affronteranno saranno tre, il numero più basso registrato. Quanto alla parità di genere solo due partiti hanno presentato più donne che uomini: il Partito radicale di sinistra e LRM. FN e il MoDem rispettano più o meno la parità, a differenza de La France insoumise (47% di donne) del Partito socialista (44 %) e dei Républicains (39%).